L’unica Garanzia è che di lavoro ancora non ce n’è: per i giovani un aiuto dagli over 50?

[21 luglio 2014]

Dopo mesi di dati timidamente positivi, oggi neanche quelli della produzione industriale confortano l’Italia: come riporta l’Istat, il fatturato dell’industria a maggio (ultimo dato disponibile) scende dell’1% rispetto ad aprile, e del 2,5% rispetto a maggio 203. Numeri concordi con quelli diffusi da Bankitalia, che schiacciano le prospettive di crescita del Pil italiano su uno striminzito +0,2% per il 2014 (quattro volte meno di quanto inizialmente annunciato – e sperato – dal governo), sono schivati come un lancio di pietre dall’esecutivo. Si fanno spallucce, affermando che è ancora presto per dare dati definitivi e di tempo ancora ne rimane in abbondanza per migliorare da qui a fine anno. Ma le persone sono più difficili da ignorare dei numeri, e scendendo dall’empireo delle prospettive economiche alla normale quotidianità si scopre che anche le iniziative più promettenti per dare lavoro agli italiani sono a fortissimo rischio flop.

È il caso, ad esempio, della Garanzia giovani. Lanciata in pompa magna il 1 maggio, festa dei lavoratori, l’iniziativa coordinata a livello europeo ha lo scopo di offrire agli under 30 Neet (ovvero senza lavoro e senza un percorso scolastico o di formazione in corso) una proposta concreta – preferibilmente di lavoro – entro 4 mesi dalla richiesta di aderire al progetto. In tempi di magra l’interesse, prevedibilmente, è subito arrivato alle stelle.

Secondo gli ultimi dati rilasciati dal ministero del Lavoro, sono 129.322 i ragazzi che si sono già registrati al progetto Garanzia giovani al 17 luglio, ma solo 17.695 sono stati già convocati dai servizi per il lavoro e appena 6.907 hanno avuto il primo colloquio di orientamento. Numeri magri, ma che deperiscono ulteriormente a fronte dell’analisi cui sono stati sottoposti dal centro studi Adapt: il 90% delle offerte presenti nella Garanzia giovani (la cui gran parte è concentrata nella sola Lombardia) vengono in realtà dalle agenzie per il lavoro, senza un nuovo e diretto coinvolgimento da parte delle imprese. Una vetrina sostanzialmente ancora vuota, dunque, e – come comunicano a greenreport.it fonti interne ai centri per l’impiego – a oggi lontana dall’essere inserita all’interno di un network istituzionale funzionante: l’amministrazione, e quindi la concreta applicazione della Garanzia, rimane pesantemente indietro.

Alla luce di questi numeri è urgente un intervento concreto da parte di queste stesse istituzioni, prima di veder naufragare una prospettiva di rilancio, a tampone di una fase storica di grande emergenza occupazionale per i giovani. Utili indizi, paradossalmente, potrebbero arrivare da un interessante esempio di gestione della disoccupazione in tutt’altra fascia d’età: quella dei lavoratori “anziani”, protagonisti del cosiddetto Progettone trentino.

Istituito dalla Provincia autonoma nel lontano 1990, il Progettone è uno strumento di politica attiva del lavoro che richiama direttamente all’esperienza dei lavori socialmente utili, che l’amministrazione provinciale ha deciso di potenziare da quest’anno con risorse incrementali, a fronte di una disoccupazione che non risparmia neanche l’isola felice tra le Alpi.

Le risorse stanziate nel Progettone per il 2014 ammontano a 47,9 milioni di euro, che serviranno a ricollocare in attività di pubblica utilità lavoratori con minimo 53 anni e lavoratrici con minimo 49 anni che sono stati espulsi dal ciclo produttivo aziendale e, anziché prolungare la propria occupazione fino a un’età sempre più alta per la pensione, così come vorrebbero dall’Europa in giù, non hanno più trovato lavoro.

«Pur in piena spending rewiev – comunicano da Trento – la Provincia ha destinato 3 milioni di euro in più e i lavoratori impiegati sono passati da 1200 a 1400», con la volontà di  «riconfigurare questa straordinaria invenzione per trasformarla da “antidoto” ai colpi della crisi in “rinnovato volano” dell’economia locale». Gli interventi previsti per gli occupati dal Progettone vanno infatti dal recupero e valorizzazione di aree di particolare interesse ambientali al ripristino di aree pertinenti pertinenti a fiumi, torrenti e laghi; dalle bonifiche e risanamenti di aree dissestate (con la manutenzione delle aree circostanti ai centri abitati per prevenire eventi calamitosi; arredo a verde di scarpate), di cave dismesse e discariche abbandonate alla realizzazione di piste ciclabili di interesse provinciale alla conservazione di particolari beni che rientrano nel patrimonio ambientale, artistico e storico-culturale.

Si tratta di interventi che, nel piccolo della realtà trentina, ricordano da vicino la proposta di un’Agenzia per l’occupazione lanciata dal sociologo Luciano Gallino anche dalle nostre pagine, particolarmente apprezzabili per la decisa attenzione rivolta alla salvaguardia del territorio.

Quello del Progettone trentino è un esempio di come, nonostante (anche) nelle amministrazioni pubbliche le inefficienze e la malagestione delle risorse siano purtroppo diffuse, la diffidenza a prescindere verso il settore pubblico sia mal riposta.

Come nel caso dei lavoratori più anziani, se le imprese continuassero a latitare nel loro impegno verso gli under 30, la Garanzia Giovani dovrà giocoforza aggrapparsi al pubblico se non risultare un’inutile fossilizzazione di denaro. L’attenzione al territorio e all’ambiente potrebbero essere anche qui un valore aggiunto, ma su un altro versante: a 20 o 30 anni non si tratta più di essere accompagnati dolcemente verso la pensione, ma far leva sulle proprie capacità per poter dare il meglio. Va bene dunque tagliare l’erba e realizzare piste ciclabili, ma l’occupazione ad alto valore aggiunto è quella a cui puntare.