E a Grenoble successo per il candidato Verde anti-Tav Torino-Lione, che non piace ai socialisti

Ma davvero in Francia ha vinto il Front National? In realtà (per ora) è quarto dietro ai Verdi

L’antifascismo e il no alle politiche liberiste fa bene anche a comunisti e Front de Gauche

[26 marzo 2014]

Ieri sull’Huffingtion Post Monica Frassoni faceva notare che «Non è vero che il “Front National” è la terza forza politica in Francia. Nel primo turno delle municipali di domenica, l’estrema destra di Marine Le Pen ha ottenuto il 7% di voti (in realtà i dati finali lo portano al 5,94 %, ndr), mentre gli ecologisti di Europe Ecologie-Les Verts (Eelv) arrivano al 10%, tenendo conto delle sole presenze “autonome”. E anche per i Verdi francesi il ballottaggio può riservare sorprese ancora più brillanti: come a Grenoble, dove il candidato ecologista Eric Piolle ha sfiorato il 30% piazzandosi al primo posto».

Infatti a Grenoble il sindaco uscente e candidato del Partito socialista, Jérôme Safar, è arrivato secondo con il 25,31% dei voti dietro Eric Piolle (29,41%), il candidato di Eelv e del Parti de gauche, dichiaratamente contro la realizzazione della Tav Torino-Lione. Safar, che appoggia la Tav, non l’ha presa per niente bene ed ha annunciato che non si ritirerà al secondo turno per consentire la realizzazione di quel fronte progressista o repubblicano anti-Front National (al 12%) che i socialisti invocano nel resto della Francia. Safar ha ricordato tutto quel che lo divide dal candidato verde ed ha detto che a Grenoble non c’è «Rischio di destra». Piolle ha risposto che «La sconfitta di un uomo solo, Jérôme Safar, non deve rimettere in causa l’interesse collettivo. E’ il futuro dei grenoblesi che è in gioco», quindi ha chiesto il voto dei «Democratici, repubblicani, elettori socialisti e di sinistra, tutti coloro che vogliono preparare l’avvenire». Se vincerà il candidato ambientalista il No-Tav della Valsusa avranno oltralpe un potente alleato in una delle più grosse città francesi. Vedremo domenica come andrà a finire.

La Frassoni ha ragione quando dice che «A leggere i dati delle elezioni municipali francesi con freddezza non si può parlare di trionfo dell’estrema destra» ed ancora una volta la stampa italiana mostra tutto il suo provincialismo sensazionalista quando isola il risultato del FN di Marine Le Pen, che ha certamente fatto un bel balzo in avanti rispetto alle precedenti elezioni municipali, dove ottenne solo lo 0,9% «Ma sempre molto meno del Ump, il primo partito che ha conquistato il 46,5 (più 2 per cento) e dei socialisti 37,7 per cento, oltre sei punti meno del 44,4 ottenuto nel voto del 2008». Infatti, se è vero che il partito neofascista della Le Pen si è presentato in soli 597 comuni su 36.700 e solo in quelli sopra i 3.000 abitanti, è anche vero che questo è il sintomo di un suo ancora scarso radicamento territoriale (anche se in crescita) e di un voto di protesta non necessariamente ideologico che comunque lo potrebbe portare al 20% alle europee, dove l’astensionismo e il voto “libero” e “punitivo” conteranno ancora di più. Del resto anche l’Eelv non ha presentato candidati ovunque ma, anche se in Italia non lo dice nessuno, è davanti al FN. Come non concordare quindi con la Frassoni quando scrive: «Concentrare tutta l’attenzione sulla vittoria del Front National è dunque un errore. Conviene forse ai socialisti e all’Ump per chiamare a raccolta i propri elettori tradizionali in vista del secondo turno, e probabilmente conviene ai media perché la paura del populismo alla conquista dell’Europa fa vendere più giornali, ma resta un errore. Vero è che l’onda blu, con il successo vistoso del partito della Le Pen nel sud del Paese e anche in città impreviste intimorisce e va fermata, ma ciò non significa che il Front National abbia già vinto».

Non bisogna però ignorare la pericolosità di quanto sta accadendo in Francia: se è vero che la percentuale a livello nazionale del FN si ferma al 5,94%, la forza dei neofascisti francesi è maggiore: ha ottenuto 998.244 presentando liste in meno di 600 comuni e nel 2008 ne aveva presi 144.017 in 122 comuni: in media 1.633 voti per comune nel 2014 rispetto ai 1.180 nel 2008. Tradotto a livello nazionale sarebbe il 16,50%, nel 2008 era il 9,22%. Il dato preoccupante viene dalle 20 città dove il FN ha preso tra il 50,26% ed il 33,70% dei voti, con una media del 37,91%. En 2008 qui era al 14,27%. Impressionante, ma risultati simili li hanno p realizzati nel passato anche molti partiti populisti e di destra in Austria, Olanda, Ungheria… e Italia, dove anche un movimento dichiaratamente anti-sistema come il Movimento 5 Stelle ha ottenuto molto più dei neofascisti francesi. Inoltre tutti si scordano che il Front national nel 2002 aveva portato il suo duce al secondo turno delle presidenziali battendo proprio il candidato del Ps e che nel lontano 1995 aveva già conquistato tre grandi città: Tolone, Marignane e Orange, ma le sue amministrazioni si sono rivelate disastrose, ora riparte da zero ma anche stavolta diversi candidati sono improbabili e la violenza verbale neofascista, xenofoba ed intimidatoria che la Le Pen è riuscita a tenere sotto la cenere è riesplosa diverse volte anche in quest’ultima campagna elettorale.

Quindi prima di parlare di bipartitismo morto in Francia bisognerebbe andarci cauti, visto che per ora c’è un malato grave, il tremebondo Partito socialista di François Hollande, e che il cosiddetto “bipolarismo” francese è in realtà fatto di una sinistra plurale (completamente cancellata dai commentatori italiani) nella quale i Verdi dei Eelv ed il Parti communiste français ed il Front de Gauche tengono bene e sono in ottima salute, nonostante l’alleanza con i socialisti che hanno dominato la scena municipale francese negli ultimi anni.

Come scriveva ieri Le Monde «La strategia di Marine Le Pen è su una dinamica volta a superare le sole elezioni municipali. La sua strategia è quella della palla di neve: una vittoria ne chiama un’altra, più grande della precedente. Attualmente ha segnato dei punti nello scrutinio di marzo, sogna di arrivare prima alle elezioni europee. Vuole sorpassare l’Ump e il Ps, sofferenti della crisi e del risentimento rispetto all’Europa. I sondaggi mostrano che non è possibile. Poi verranno le elezioni regionali nel 2015, dove intende consolidare il suo radicamento avviato alle municipali. E tutto questo condurrà alle presidenziali, nel 2017, dove è persuasa di rovesciare i giochi, come aveva fatto suo padre nel 2002. Ma con una prima rete di eletti per appoggiare l’offensiva».

Mentre il Partito socialista affogava in un governo che non ha mantenuto gli impegni della svolta a sinistra promessa da Hollande, Verdi, sinistra e comunisti hanno invece ben compreso che «Il FN è allo stesso tempo più offensivo perché il suo discorso, divenuto etnico-sociale, punta a sedurre le vittime della crisi, i “lasciati per strada” dalla globalizzazione, quelli che avevano creduto al cambiamento nel 2007 (Sarkozy, ndr) poi nel 2012 (Hollande, ndr) e non hanno visto arrivare niente. In questo sensi o il Front national di Marine Le Pen è diventato un serio problema per il Ps e l’Ump», come scrive sempre Le Monde, ma non ha sottratto voti alla sinistra ed all’Eelv, che hanno mantenuto forte il comune antifascismo e la polemica contro le uscite razziste ed omofobe ed antiambientaliste del Fn ed hanno continuato a criticare, pur da diverse collocazioni e prospettive, il neoliberismo ed a chiedere un’Europa diversa.