In esclusiva per greenreport il diario di viaggio del World tour 2015

Made in Ilva, il pluripremiato spettacolo teatrale sbarca anche in India (VIDEO)

Dall’acciaieria italiana a New Delhi: «Argomento è molto sentito»

[14 settembre 2015]

made in ilva india 6

E’ l’India la prima tappa del World tour 2015 della compagnia teatrale Instabili Vaganti, che con il pluripremiato spettacolo Made in Ilva, nella sua versione in lingua inglese, attraverserà tutto il paese, dalla pianura indo-gangetica del nord alla regione meridionale del Karnataka, dal Bengala alle coste sud orientali. Quattro le città principali in cui saranno presentati gli spettacoli: Nuova Delhi, Kolkata, Bangalore e Pondicherry. Il tour di settembre in India è solo l’inizio di una tournée mondiale che si concluderà a fine dicembre e che porterà la compagnia in Europa, Messico, Uruguay, Argentina e Cile.

Nicola Pianzola e Anna Dora Dorno racconteranno su queste pagine – sottoforma di diario di viaggio teatrale – le proprie esperienze, avventure, impressioni dalle varie città del mondo attraversate nel tour.

Puntata 1, #Worldtour2015 – India. Dalla caotica New Delhi alla giungla bengalese

Eccoci all’inizio del nostro #Worldtour2015. Prima tappa, l’affascinante e sconfinata India. Atterriamo a New Delhi e attraversiamo questa megalopoli in un notturno dalle tinte forti dove infiniti spartitraffico sono ostello per la notte di mendicanti e senza dimora. Il giorno seguente raggiungiamo la National School of Drama, una vera e propria istituzione nella formazione teatrale, la più importante in tutto il Paese. Qui dirigiamo un workshop intensivo di tre giorni con gli studenti del primo anno. Entrare in contatto con gli studenti ci aiuta a capire subito le logiche teatrali di questo Paese e a creare il pubblico giusto per Made in Ilva che presentiamo all’Abhimanch Auditorium di fronte ad oltre 300 spettatori. L’argomento è molto sentito, dato che le megalopoli dell’India sono contaminate di diossina e in molte fabbriche ci sono ancora oggi situazioni di lavoro ai limiti della tolleranza.

Da Delhi voliamo a Kolkata per raggiungere il Tepantar Village, luogo di lavoro alla VI sessione internazionale del progetto Stracci della memoria. Arriviamo alla stazione ferroviaria di Kolkata, immergendoci in un brulicare di umanità all’imbrunire, tra le nubi di polvere che si sollevano da terra, i clacson che si fondono alle note di un concerto di musica tradizionale su un palco allestito a lato dell’ingresso principale, zigzagando tra i carretti di legno che trasportano qualsiasi cosa, i bambini seminudi, la gente che dorme a terra e i facchini improvvisati che si offrono di portare i nostri bagagli in cambio di qualche rupia.

Raggiungiamo il nostro vagone, una prima classe che non ha nulla a che vedere con questa categoria, ma dove abbiamo almeno un posto assegnato. Stiamo per partire quando un poliziotto, con un cane che arranca ad ogni passo, entra nello scompartimento dicendo che c’è un bagaglio abbandonato proprio di fronte alla nostra carrozza. Momento di panico, alcuni agenti accerchiano l’oggetto lasciato incustodito interrogandosi perplessi, senza prendere alcuna decisione né precauzione nei confronti dei passeggeri. Per fortuna un militare torna a riprendersi il proprio bagaglio e il treno può finalmente partire.

Arriviamo a Bolpur di notte e attraversiamo con un fuoristrada la foresta fino a giungere nei pressi di Satkahunia, dove nel 1999 alcuni abitanti dei villaggi hanno costruito un centro teatrale nella natura: il Teapantar Theatre Village. Come ci spiega il direttore artistico, che gestisce il centro, Tepantar significa Grande spazio. L’idea di costruire questo particolare complesso, tutt’ora in espansione e composto da 2 spazi teatrali, due abitazioni, un dormitorio, una cucina, è nata dalla necessità di fare teatro in una zona rurale, in un ambiente naturale.

Qui da ottobre a marzo la compagnia Ebong Amra (che significa “E noi”) composta da 25 attori, presenta regolarmente i propri spettacoli per la gente dei villaggi limitrofi, programma due festival, ospita compagnie di Calcutta in residenza, workshop e sessioni internazionali come la nostra. Sono gli stessi attori della compagnia che preparano i nostri pasti e si occupano con una cura particolare della manutenzione del villaggio, permettendo a noi e ai partecipanti di concentrarci sul progetto.

Il programma di lavoro al nostro progetto è molto intenso: colazione alle 6 e dalle 7 alle 11.30 sessioni di Kalaripayattu (antica arte marziale indiana), training fisico e vocale appositamente creato per il progetto Stracci della memoria, studio di passi e tecniche performative tradizionali. Il caldo soffocante ed umido che supera i 40 gradi spezza la nostra giornata in due e riprendiamo alle 4 di pomeriggio con il lavoro ai canti e al processo creativo, invadendo con le azioni corali gli spazi del villaggio con i suoi vialetti fitti di vegetazione e i suoi palcoscenici naturali di terra rossa, raccogliendo suggestioni dall’affascinante contesto naturale.

L’ultimo giorno presentiamo una performance finale con i partecipanti: 11 artisti tra cui una performer coreana, che ha già seguito le precedenti tappe del progetto, una danzatrice di Baratha Natyam (danza classica indiana del sud), una cantante sufi Pakistana, ed altri attori e danzatori Indiani provenienti da differenti regioni, in prevalenza dal Tamil Nadu, nel sud dell’India, luogo ricchissimo di tradizioni. Siamo al termine anche di quest’avventura nel cuore della giungla bengalese, cala la notte, tempo del meritato riposo, ma il nostro sonno è spezzato all’improvviso da alcuni rumori provenienti dalla veranda della nostra abitazione di fango e paglia.

Guardo fuori dalla finestra e vedo una borsa di tela bianca sventolare all’impazzata. Osservo meglio. È una proboscide che muove la busta, e nell’oscurità appare la gigantesca sagoma di un elefante con tanto di zanne che risplendono del loro bianco avorio nella notte. Il capo del villaggio ci racconta che solo recentemente, con l’abbattimento delle foreste, gli elefanti si spingono fino nei villaggi alla ricerca di cibo, ma che tuttavia è molto raro vederne uno. Ci sentiamo fortunati e pronti a proseguire il nostro tour!

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