Primo maggio, festa… verde: il lavoro come opportunità di riconversione ecologica

[29 aprile 2014]

Parlare di lavoro in Italia in occasione del primo maggio significa riconoscere coraggiosamente che non possiamo immaginare di continuare a produrre lavatrici: è invece la riconversione ecologica dell’economia il tracciato da percorrere senza esitazioni, sul quale concentrare la capacità progettuale del paese, su cui trasferire risorse e su cui rifondare non solo i meccanismi produttivi stravolti dalla crisi, ma un nuovo assetto sociale e culturale.

Il lavoro non è un’eredità ricevuta, assieme ai principi della Repubblica, dai padri costituenti: lo dobbiamo inventare, insegnare nelle scuole e nelle università, rendere possibile, accessibile, e sostenibile per il nostro territorio devastato. Dissesto idrogeologico, inquinamento, cementificazione, tesori artistici e architettonici in rovina: queste sono insieme occasioni di lavoro e professionalità e contemporaneamente impellenti necessità per tutelare e conservare il patrimonio ambientale, urbanistico e culturale . Un patrimonio che, questo si, abbiamo ricevuto in eredità e che noi, colpevolmente, non stiamo assicurando quale risorsa, beni comuni ed eccezionale contesto di bellezza e cultura per le generazioni future.

Accanto alle opportunità per trasformare l’economia impattante e inquinante in economia verde vorrei anche ricordare altre situazioni significative nella prospettiva di creazione di lavoro. Ad esempio, il sistema delle Agenzie di protezione ambientale, alla cui riorganizzazione stiamo lavorando in Parlamento,   affida attualmente ad ogni operatore  il presidio di 131 km quadrati al Nord e 345 al Sud e rispettivamente la tutela di 5300 e 7800 cittadini: conoscendo le emergenze e le problematiche si tratta evidentemente di una situazione di difficilissima gestione e di uno spazio enorme per collocare e garantire professioni specialistiche e qualificate.

di Serena Pellegrino, componente della commissione Ambiente della Camera