Marchionne-Montezemolo, o del medioevo feudale del capitalismo e dell’Articolo 18 globale

[11 settembre 2014]

Quello che è successo ieri, con il nuovo padrone globale della Fiat (ops, FCA) che ha licenziato in conferenza stampa l’ex enfant prodige del capitalismo italiano, Luca Cordero di Montezemolo, non è come qualcuno vorrebbe far credere la presa della Bastiglia da parte del borghese Marchionne, e nemmeno la restaurazione monarchica, è sencaso il ritorno al medioevo feudale, dove si diventava monarca per conquista e si imponeva a valvassori e valvassini e vescovi l’obbedienza in cambio di un ducato, di un contado o di un feudo.

L’esponente più sfacciato e arrogante di questo neo-feudalesimo capitalista è proprio il soldato di ventura Marchionne, conquistatore di un impero in disfacimento, un senza-patria che dà lezioni di patriottismo, un esportatore di posti di lavoro che accusa i suoi operai, ormai servi della gleba, di non essere produttivi e di non amare il sovrano.

Che si sia levata solo la voce di un altro imprenditore Diego Della Valle a ricordare all’imperatore svizzero di Olanda e delle Americhe che per criticare gli italiani bisognerebbe almeno non aver abbandonato la cittadinanza per motivi fiscali è un altro segno di un altro problema, che si chiama democrazia.

E’ infatti impressionante che tutti questi “aggiustamenti” del capitalismo italiano ed internazionale siano avvenuti nella totale mancanza di un qualsiasi controllo democratico, nell’arrendevolezza e complicità  di una classe politica (della quale Montezemolo ha anche aspirato a diventare leader supremo) di fronte al capitalismo feudale che governa il mondo, l’1% di intoccati ed intoccabili che decide con un’alzata di sopracciglio ed una telefonata il destino di Paesi e di intere comunità produttive. Se quel che ancora a volte si chiama sinistra crede di affrontare questo Medioevo capitalista organizzando foto di gruppo in camicia bianca e poi facendo governi e Commissioni europee con i vassalli dei principi, allora bisognerebbe avvertire il leader “socialdemocratici” che i veri padroni del mondo, quelli che danno ordini ai valvassori e valvassini politici, quelli che riscrivono leggi e decreti, quelli che non vogliono controlli ma tutto controllano, ormai non hanno più il doppiopetto e il sigaro, ma il dolcevita stazzonato alla Marchionne.

Sono gli stessi che, dall’alto dei loro stipendi da Re Sole o da Imperatore del Dahomey ci dicono che l’economia che hanno stritolato e spremuto va male e che la colpa è degli operai di Termini Imerese che non si accontentano di campare… Sono gli stessi che hanno determinato, pensato, fabbricato questo neo-feudalesimo liberista nel quale un nobile viene licenziato dal monarca e viene buttato nel vuoto, tra l’inorridita solidarietà dell’opinione pubblica, con ben aperto un paracadute di buonuscita che rappresenta la spesa sanitaria annua di qualche Stato africano ed una cifra che gli operai “improduttivi” di qualcuna delle fabbriche improduttive di Marchionne non riuscirebbero a guadagnare tutti insieme nemmeno in un anno.

Che poi questo paracadute, spinto dal vento della cavalleria feudale, possa portare il nobile decaduto verso un aeroporto per diventare presidente di Alitalia è un altro mistero del capitalismo internazionale, ma qui la monarchia assoluta dell’ipercapitalismo occidentale si intreccia con la petro-economia degli emiri… e tutto diventa possibile, fuorché la democrazia e il controllo pubblico. Si tratta di una sorta di ’Articolo 18 del capitalismo globale che impedisce di giubilare davvero chi ha navigato tra feudi e contee e vescovati, finendo miseramente sugli scogli con il suo yacht o investito per strada da una Ferrari di passaggio.

Questa è la classe dirigente che abbiamo e quella dalla quale ci siamo fatti conquistare… tempi bui per i servi della gleba (come storia ci insegna del resto) se non ritorneranno a studiare cosa c’è dietro le mura del castello dell’imperatore e nel feudo governato dai valvassori, a Bruxelles come a Roma, a New York come a Nairobi, dove la politica, la polis, il governo della città, sembra sparita e arresa, tutt’al più diventata banditore –  in maniche di camicia o grisaglia o cravatta non importa – di decisioni altrui.