“Golden visa” per i cinesi che investono nel settore immobiliare in Europa

Operazione Mediobanca, ecco come Pechino si sta comprando l’economia Ue

La Cina surfa sull’onda lunga della crisi europea

[22 ottobre 2014]

Mediobanca

Bank of China si è comprata il 2,001% del capitale di Mediobanca, non ci poteva essere dimostrazione più evidente che è iniziata (da tempo) la penetrazione in forze dei capitali cinesi in Italia auspicata da Matteo Renzi.  Ma secondo EurActiv non è tutto oro quel che luccica, come vorrebbero far credere il nostro premier ed i suoi partner cinesi.

E’ dal 2010 che la Cina sta investendo sempre più massicciamente in Europa soprattutto nei due Paesi più in crisi, Grecia e Portogallo, che hanno steso tappeti rossi agli imprenditori cinesi inviati dal governo comunista di Pechino.

Secondo il Financial Times  l’infinita crisi europea potrebbe rappresentare un trampolino di lancio per gli investitori cinesi che in questi anni hanno evoluto sofisticati modelli di investimento all’estero per impossessarsi di delicati e strategici pezzi dell’economia occidentale. Il prossimo appetitoso bersaglio potrebbe essere proprio il nostro Paese in crisi e che sta mettendo sul mercato i suoi gioielli e le sue risorse.

Nel 2010 gli investimenti cinesi nell’Ue avevano raggiunto circa 6,1 miliardi di euro, alla fine del 2012 erano già più che quadruplicate a 27 miliardi di euro. Secondo molti commentatori ed analisti la Cina sta praticamente surfando sull’onda lunga della crisi economica europea.

Per la Merler sembra che la crisi dell’euro abbia  aperto alla Cina le porte per investire in Europa e la cosa sarebbe solo all’inizio ed è anche di questo che si è discusso  al summit Europa Asia a Milano, con i democratici leader europei che facevano la fila per accaparrarsi i favori dei comunisti cinesi e dove Ue e Cina hanno riaffermato il loro comune impegno a «Finalizzare prima possibile i negoziati su un accordo bilaterale di investimenti ambiziosi, che favorisca l’apertura dei mercati».

Secondo la Deutsche Bank, la Cina avrebbe messo a segno con discrezione negli Stati membri dell’Ue oltre 200 fusioni-acquisizioni o joint-venture,  ed una analisi su questi investimenti realizzata dall’italiana Silvia Merler per il think tank belga Bruegel evidenzia che Pechino è interessata soprattutto all’industria, ai prodotti di consumo, all’energia ed alle materie prime, cioè all’economia reale, quella che condiziona immediatamente la vita della gente.

I cinesi si stanno dimostrando molto duttili, adattano i loro investimenti secondo i Paesi: il maggior numero di transazioni le hanno fatte in Germania, Gran Bretagna e Olanda. In Germania gli investimenti cinesi sembrano concentrarsi  nelle energie rinnovabili, nelle attrezzature e nei componenti per automobili, in Francia nel mirino del Celeste Impero ci sono le industrie di consumo.

La tournée europea dei leader comunisti cinesi era cominciata prima del summit Ue-Asem a Milano: il premier Li Keqiang era già stato in Germania per firmare con Angela Merkel gli ennesimi accordi commerciali per 2 miliardi di euro, poi era venuto in Italia per incontrare un insolitamente poco loquace Matteo Renzi, con il quale ha firmato un accordo da 8 miliardi di euro. EurActiv fa notare che «L’Italia è il terzo Paese europeo in termini di investimenti cinesi, ma è Berlino che conta veramente per Pechino. In effetti, il 34% delle esportazioni europee verso i Paesi dell’Asem  partono dalla Germania, che a sua volta importa un quinto dei loro beni destinati all’esortazione».

Ma dal 2012 la Cina ha preso di mira I cosiddetti Pigs: Italia, Grecia, Portogallo e Spagna, il meridione dell’Europa sprofondato nella crisi. Secondo Bruegel, dal 2010 in poi la Cina avrebbe spostato i suoi obiettivi di investimento nelle risorse naturali di Africa ed America Latina (mercati segnati dalla turbolenza endemica africana o dalle politiche socialiste latinoamericane) verso i Paesi europei più in crisi, cercando di approfittare delle rapide privatizzazioni e dei prezzi di saldo di interi settori economici.

E’ così che, sempre secondo il Financial Times, investitori cinesi e di Hong Kong hanno finanziato-acquisito almeno 195 piccole e medie imprese italiane, intanto facevano man bassa di partecipazioni nelle grandi imprese europee. Silvia Merler ricorda che la cinese State Grid ha massicciamente investito nella rete elettrica  italiana acquistando il 35% della compagnie CDP Reti.

In Grecia gli investitori cinesi si sono concentrati sui due settori meno colpiti dalla crisi: i trasporti marittimi ed il turismo e a giugno Grecia e Cina hanno firmato un accordo da 3,2 miliardi di dollari per costruire navi, un’intesa finanziata  dalla China development bank, così il governo cinese finanzia lo sviluppo di un Paese europeo in Crisi come se fosse l’Etiopia o lo Zimbabwe, mentre, grazie ai prezzi in calo, in Grecia arrivano sempre più turisti cinesi.
Grazie alla crisi ed alla svendita dei beni pubblici, la Cina si è comprata un bel pezzo di Portogallo, mettendosi in saccoccia il 45% delle privatizzazioni messe in atto dal governo di Lisbona nel quadro del programma di austerità economica imposto dall’Ue e dal Fondo monetario internazionale. In Portogallo la strategia cinese sembra più avanti d che in altri Paesi europei: all’inizio gli investimenti riguardavano servizi e infrastrutture elettriche, ma a partire da quest’anno i cinesi si sono concentrati sui servizi finanziari: la holding cinese Fosun ha acquisito ben l’80% delle compagnia di assicurazioni Caixa Seguros.

La risposta dell’Europa è stata abbastanza desolante ed ancora una volta basata soprattutto sulla rendita: l’ ”invasione” cinese viene vista come un’occasione per ri-dinamizzare il mercato immobiliare (a proposito oggi l’agenzia ufficiale Xinhua dice che il mercato immobiliare cinese è fermo).  Il Financial Times scrive che Portogallo, Spagna, Grecia, Cipro, Ungheria (ma vedrete che l’Italia si aggiungerà presto) cercano di attrarre acquirenti immobiliari cinesi offrendo permessi di residenza agli extracomunitari se sborsano una certa somma per comprare una proprietà. Sono spesso gli stessi governi europei che urlano contro l’invasione dei profughi, che chiedono di chiudere le frontiere e costruiscono muri ai loro confini… E’ lo stesso meccanismo del mugugno leghista e fascista contro l’invasione delle badanti russe e del servilismo verso i ricchi oligarchi (o mafiosi) russi, e queste offerte di residenza facilitata ai “facoltosi”  cinesi  dimostra solo che le politiche anti-immigrati non sono (solo) razziste, sono semplicemente e prima di tutto classiste. E’ quello che è stato chiamato “Golden visa” o “Golden residence permits”, pubblicizzato anche da grandi compagnie immobiliari europee: in Portogallo e Spagna bisogna sborsare  500.000 euro, mentre in Grecia ed Ungheria ne bastano 250.000, poi nessuno vi chiamerà più “clandestino di merda” nemmeno i fascisti ungheresi dello Jobbik  o i nazisti greci di Alba Dorata.

Il Portogallo ha già dato 1.360 “Golden visa” ad extracomunitari e ben l’81% sono cinesi che hanno investito  900 milioni di euro nel disastrato settore immobiliare, vittima e colpevole allo stesso tempo della crisi economica che ha devastato il Paese.

Chissà cosa ne penserebbe il compagno Mao?