Intervista al soprintendente BB.CC.AA. della Provincia di Messina, Salvatore "Turi" Scuto

Messina, nella gestione del territorio si segue ancora la logica dell’emergenza

Ma la Soprintendenza ai beni culturali e ambientali chiude la porta ad una certa... "green economy"

[19 agosto 2013]

La città e la Provincia di Messina scontano un lungo periodo di decadenza: a cosa è dovuta?

«Allo straordinario deficit di politica della città. Qui ci si occupa delle piccole cose: la baracca sul tetto del palazzo, la tenda dell’esercizio commerciale, il piccolo (o meno piccolo) abuso da sanare. Non ci si cura dei problemi veri: le infrastrutture, il lavoro, la messa in sicurezza della città e del territorio, le vie di fuga. Oltretutto la rinuncia al ponte butta via vent’anni di programmazione strategica; adesso bisognerà ricominciare da capo».

Ma il paesaggio e l’ambiente in questi nostri tempi “godono” di buona salute?

«Direi di no. Non stiamo messi malissimo, ma neppure bene. Sul paesaggio siamo in forte ritardo: non si riesce a chiudere il Piano paesaggistico numero 9 (Messina ionica) col decreto di approvazione e siamo fermi, per il Piano paesaggistico numero 8 (Nebrodi), che non abbiamo ancora adottato. Quanto all’ambiente solo tre nomi: Scaletta, Giampilieri, Saponara».

Il tema del bello nelle città come si coniuga con i temi della modernità e della green economy?

«Messina è la città più moderna del mondo! O almeno lo è stata fino alla metà degli anni ’60. Poi chissà cosa è successo. Però rimane una città bellissima, per chi ha occhi per vedere. Recentemente, con le due torri e il progetto del fronte a mare si è riaffacciata la modernità a Messina, ma non credo che si riuscirà a portare a termine questi progetti: il fronte del no è sempre vigile per evitare che accadano queste cose; così come è vigile per favorire le aggressioni al territorio che sono la causa prima di Scaletta, Giampilieri, Saponara… e speriamo che finisca qui. Quanto alla green economy non ci credo: è la più grande bufala dei nostri tempi. Solo da poco abbiamo saputo che dietro i giganteschi ventilatori degli aerogeneratori c’è la mafia. E che è meglio mangiare Ogm che morire di fame. E che preferisco campi di grano a quelli di silicio. E che il km zero è un’ulteriore presa in giro del consumatore. E, e, e…»

Le pianificazioni e le eccessive sovrastrutture normative, in base all’ esperienza giornaliera da un osservatorio privilegiato, cosa hanno provocato in questi anni di caotico sviluppo del territorio? 

«La vera pianificazione, alla base di tutte le altre è quella paesaggistica: per questo sono passati 70 anni invano. Dopodiché abbiamo fatto una legge sui lavori pubblici che presuppone la delinquenza di progettista, direttore dei lavori e impresa, coi risultati che vediamo: 80% di carte inutili e 20% di calce e mattoni. Le leggi si accavallano e fanno mangiare avvocati e legulei. Se hai torto fai causa e fra 15-20 anni vedremo chi ha ragione: è pazzesco. Una volta le imprese assumevano geometri e ingegneri; oggi solo avvocati. Il lavoro della pubblica amministrazione è sempre più squalificato e il cittadino è impotente di fronte a una burocrazie irresponsabile e impreparata, spesso incompetente. E’ il prezzo da pagare ad una burocrazia obbediente».

Conclude il Soprintendente sintetizzando (con un detto siciliano), nelle sue considerazioni, che la politica di gestione del territorio in questi anni a Messina è stata quella dell’ “Aiutu aiutu sta cadennu a muntagna” in cui a fronte di un’emergenza si è intervenuti per la bonifica delle aree di volta in volta interessate da dissesti e/o problematiche idrogeologiche per poi proseguire senza programmazione, verso la successiva … catastrofe gridando: “Aiutu aiutu sta cadennu a muntagna!”

 

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