Migranti, nasce nelle Colline Metallifere il modello toscano per l’accoglienza

[18 ottobre 2013]

L’accoglienza dei migranti provenienti dal Nord Africa, attuata nei comuni di Massa Marittima, Follonica, Montieri e Scarlino è divenuta oggetto di una pubblicazione, ma soprattutto quell’esperienza è diventato un modello di eccellenza in Toscana che potrebbe essere particolarmente utile osservare da vicino ora che la ferita di Lampedusa brucia ancora molto forte, e l’attenzione sul tema non è ancora scemata come sempre – prima o poi – purtroppo accade.

Il volume “Profughi nelle Colline Metallifere: accoglienza, integrazione e autonomia” presentato nella sede di Uncem Toscana, alla presenza del presidente Oreste Giurlani, di Luciano Fedeli presidente Società della salute delle Colline Metallifere e Barbara Pecorini, coordinatrice del piano accoglienza profughi e di un rappresentante dell’assessorato regionale al welfare, racchiude tutti i numeri del piano operativo di assistenza, formazione professionale e inserimento sociale dei migranti provenienti dal Nord Africa.

I fatti risalgono all’aprile 2011, quando nel piccolo territorio delle Colline Metallifere, sono stati accolti 171 migranti appartenenti a 17 nazionalità differenti, 16 africane e una asiatica. Fra loro c’erano anche 17 minori, dei quali 12 nati nel territorio. L’accoglienza è terminata nel dicembre 2012 anche se attualmente sono 13 gli ospiti ancora presenti, in quanto “soggetti vulnerabili”, con fragilità socio sanitaria attestata e verificata sulla base delle norme di diritto internazionale.

«La conduzione dell’esperienza nell’area della provincia di Grosseto- hanno dichiarato dalla Regione- ha contribuito alla valorizzazione del modello di accoglienza diffusa proposto dalla Regione Toscana. Rappresenta un esempio di ospitalità non basato su tendopoli e grandi concentrazioni, ma sulla distribuzione dei migranti sul territorio, ospitati in piccole strutture. Occorre inoltre rilevare che l’esperienza ha generato nel territorio una positiva ricaduta di carattere economico in considerazione della cifra corrispondente a 1.957.379,00 euro utilizzata e rendicontata nell’ambito della conduzione dei percorsi di accoglienza. Tali risorse si sono riversate sul tessuto economico commerciale oltre che dei servizi di natura sociale rivolti alla persona».

Il progetto profughi prevedeva la distinzione in tre fasi: accoglienza, con l’organizzazione delle strutture, le profilassi sanitarie, l’identificazione e la sistemazione degli ospiti nei comuni di Massa Marittima, Montieri e Scarlino. L’assistenza, con vitto, alloggio, cure sanitarie, corsi di lingue. Infine l’autonomia, con pari opportunità, orientamento al lavoro e casa. Quanto ai costi economici del piano durato due anni, la cifra ammonta a 1 milione e 922mila 694 euro; la spesa media per ciascun migrante comprensiva di vitto, alloggio, attività giuridica, pocket money e trasporti è stata di 44,98 euro.  Grazie alle attività messe in campo, sono stati creati anche numerosi posti di lavoro fra cui 5 persone assunte dalla cooperazione sociale con contratti a tempo determinato, 4 per i  servizi di refezione e altri 4 assunti da privati per ricoprire varie mansioni.

«Con la rete che si è sviluppata nelle Colline Metallifere – ha dichiarato il presidente della Sds Luciano Fedeli – abbiamo dato risposte importanti e immediate. Non ci siamo tirati indietro, abbiamo affrontato l’emergenza umanitaria mettendo in questa ‘missione’ competenze e sentimenti. Io credo che la sofferenza economica del Paese non può e non deve diventare alibi per chiusure e soprattutto per un abbassamento nella tutela dei diritti. Abbiamo la necessità di costruire insieme nuove vie per percorrerle, per consegnarle ai nostri giovani. Basta parlare di spread e mercati, mettiamo in primo piano gli esseri umani e le loro speranze». Dopo quanto si è sentito da alcune parti politiche in seguito alle ultime vicende drammatiche degli sbarchi a Lampedusa (la cui popolazione, con il sindaco in testa ha reagito come sempre splendidamente), l’esperienza Toscana rappresenta un esempio operativo di soccorso per chi si trova momentaneamente in gravi difficoltà, effettuato con il pieno rispetto dei diritti delle persone, tra i quali quello di una prospettiva, di una speranza per un domani migliore.

«In questo periodo di gravi e continue emergenze sul fronte accoglienza profughi, la Toscana si è dimostrata essere una regione attenta e disponibile ad attivarsi fin da subito attraverso istituzioni civili e religiose, mondo del volontariato e semplici cittadini- ha dichiarato il presidente di Uncem Toscana Oreste Giurlani- Questo modello di solidarietà è stato reso possibile grazie all’impegno unanime degli gli Enti locali, grande merito dunque va ai piccoli Comuni ed alle aree montane che, nonostante le gravi difficoltà che quotidianamente affrontano, hanno dimostrato grande disponibilità e accoglienza, rendendo possibile la dislocazione degli immigrati sul territorio in piccoli gruppi e in strutture adeguate, nel rispetto dei nuclei familiari e delle esigenze delle fasce più deboli. Inclusione sociale, solidarietà e integrazione sono questi i punti cardine sui quali deve basarsi ogni politica di accoglienza degli immigrati, che rappresentano una vera e propria risorsa».

«In questo percorso il compito di noi operatori è stato quello di accompagnare i profughi verso la loro integrazione nel contesto locale – ha aggiunto Barbara Pecorini – . L’esperienza è stata importante non priva di momenti di tensione ma anche densa di emozioni, della nascita di nuove amicizie. Non so se tutto ciò che abbiamo fatto è stato il meglio, sicuramente migliorabile, ma ha lasciato in noi una traccia indelebile e ci ha permesso di avere un diverso punto di vista sulla qualità della vita nella convinzione che solo nella diversità esiste il vero confronto e una possibile crescita della nostra società».