Milano Moda Donna, Greenpeace: «Sfila il flop della sostenibilità della moda italiana»

L’alta moda non accetta la sfida “The Fashion Duel”

[18 settembre 2013]

Inizia “Milano Moda Donna” e Greenpeace lancia un duro attacco partendo da un primo bilancio della campagna www.thefashionduel.com che fin da febbraio ha sfidato 15 case d’alta moda ad eliminare la deforestazione e le sostanze tossiche dalle proprie filiere. La campagna di Greenpeace era partita con un guanto di sfida, simbolo dell’iniziativa, e l’invio di un questionario su tre importanti segmenti delle filiere produttive di 11 grandi firme italiane e 4 francesi: pelle, carta per il packaging ed utilizzo di sostanze chimiche..

La valutazione dei questionari e gli impegni formali presi sino ad ora dalle aziende hanno consentito a Greenpeace di stilare la classifica “The Fashion Duel” e gli ambientalisti sottolineano che «Valentino Fashion Group si conferma unico marchio ad avere accettato la sfida impegnandosi con i propri consumatori, mentre due grandi brand dello stile italiano – che negli ultimi mesi hanno avviato un confronto apparentemente costruttivo con Greenpeace – hanno mancato l’obiettivo non prendendo un impegno pubblico per l’eliminazione delle sostanze tossiche dai propri prodotti: Armani e Gucci».

Greenpeace non nasconde la sua delusione «Per Armani e Gucci che perdono l’occasione di poter salire sul podio della moda verde. Nessun ulteriore impegno da Ermenegildo Zegna, Versace e Ferragamo. Mentre altre aziende come Prada, Dolce e Gabbana, Alberta Ferretti, Trussardi e Roberto Cavalli continuano a rifiutarsi anche solo di rispondere a una richiesta di trasparenza da parte di Greenpeace, rimanendo così in fondo alla classifica».

Chiara Campione, Project Leader di #thefashionduel, avverte che «Dietro al glamour e alla bellezza che vedremo sfilare nei prossimi giorni in passerella c’è un mondo che l’industria della moda ci vuole nascondere. È un mondo pieno di materie prime pericolose, che sta lentamente contaminando i nostri fiumi e distruggendo gli ultimi polmoni del pianeta. Con #thefashionduel abbiamo voluto sfidare l’alta moda sul campo di battaglia dello stile, dell’etica e del rispetto della vera bellezza: le ultime foreste e le risorse idriche globali – continua Campione –. Ad eccezione di Valentino Fashion Group che in questi mesi ha intrapreso le prime azioni pubbliche e concrete per eliminare le sostanze tossiche e la deforestazione dai nostri vestiti, il settore della moda ha fallito. Mentre queste case di moda fanno risplendere le loro ultime collezioni sulle passerelle milanesi Greenpeace è sul campo a documentare gli effetti delle loro irresponsabili politiche produttive. Alle aziende dell’alta moda abbiamo dato un anno di tempo per accettare la sfida e collaborare insieme a Greenpeace e alle comunità locali per invertire la rotta della distruzione e della contaminazione. Il termine scade a Febbraio del 2014. Non c’è tempo da perdere».