In Italia 9,5 milioni di poveri

Miseria ladra, come la povertà ci ruba i diritti

Don Ciotti: «Un impoverimento materiale che va di pari passo con quello culturale»

[17 ottobre 2013]

Oggi è la Giornata Mondiale della lotta contro la povertà indetta dall’Onu e stasera alle 18,00, Libera, Gruppo Abele e Atd con l’adesione di Roma Social Pride, Action Diritti in Movimento, Roma Capitale Sociale, commemorano le vittime della miseria attorno alla Lapide posta nell’ottobre 2000 sul Sagrato dalla Basilica di San Giovanni in Laterano. Don Luigi Ciotti, presidente nazionale Gruppo Abele e Libera,  lancia la  campagna “Miseria ladra”,  promossa da Libera e Gruppo Abele, ricordando che «Nove milioni e mezzo di italiani vivono con meno di 506 euro al mese. La povertà dovrebbe essere dichiarata illegale».

A questi si sommano 4 milioni e 814 mila persone che si trovano addirittura in povertà assoluta, nell’indigenza. Inoltre il 7% dei minorenni italiani vive in condizione di povertà assoluta. Sono 723 mila ragazzi le cui percorsi sono stati ingiustamente interrotti, per i quali le istituzioni non offrono speranze. Un dato drammatico che colloca l’Italia al primo posto in Europa per ciò che riguarda la povertà minorile. Ma c’è anche la povertà culturale: con 6 milioni di persone analfabete, con l’Italia agli ultimi posti in Europa per abbandono scolastico. 6  famiglie su 10, in seguito alle difficoltà economiche, hanno ridotto la quantità e la qualità del carrello della spesa alimentare. Il picco si registra ancora una volta al sud, con quasi il 73%.

“Miseria Ladra” è un cantiere aperto che ha già trovato l’appoggio di oltre 200 associazioni e realtà del sociale. per “chiamare” e “convocare” alla mobilitazione su un problema che oggi tocca più tragicamente e in misura crescente alcune fasce sociali, ma domani potrebbe riguardare una fascia più ampia della popolazione generale. La mobilitazione contro la povertà in Italia,  che conta già l’adesione di i testimonial come Stefano Rodotà , Gad Lerner, Guido Viale, Gianni Minà, Cecilia Strada, Luisa Morgantini, propone dieci punti concreti per affrontare il problema a livello istituzionale: ricostituzione del fondo sociale per la non autosufficienza, moratoria dei crediti di Equitalia e bancari per chi è in difficoltà, tagli alle spese militari, alle grandi opere inutili, rinegoziazione del debito pubblico, reddito minimo di cittadinanza per sostenere il lavoro, sospensione degli sfratti esecutivi, distribuzione del patrimonio immobiliare sfitto e quello requisito alla criminalità per usi sociali ed abitativi, residenza ai senza fissa dimora per garantirgli l’accesso al servizio sociosanitario.

«La lotta alla povertà  parte dalla giustizia sociale – dice don Ciotti –  Parte da politiche che favoriscono la dignità delle persone, senza eccezioni né discriminazioni. Parte dai diritti che stanno a fondamento di ogni società che voglia dirsi civile: il lavoro, la casa, l’istruzione, l’assistenza sanitaria. Ma non bisogna dimenticare accanto alla povertà materiale, quelle immateriali: la povertà di senso, la povertà culturale, la povertà politica. Il risanamento economico non può prescindere da un profondo rinnovamento etico, da un superamento degli egoismi, dal riconoscimento dei legami sociali. Avremo vinto la povertà non solo quando saremo liberi dal bisogno, ma quando avremo scoperto che la libertà, come la speranza, sono beni collettivi, che tocca a ciascuno di noi promuovere e diffondere».

Il dossier “Miseria ladra – Un Paese fragile, tra disuguaglianze, povertà e disoccupazione” già a giugno evidenziava che in Italia è in atto «Un impoverimento materiale che va di pari passo con quello culturale. Mentre i dati della disoccupazione, specialmente giovanile, continuano a crescere, le famiglie tirano la cinghia e aumentano i casi di disoccupati e anziani costretti a rubare per mangiare».

Gli ultimi dati a partire da quelli del Rapporto Istat 2012 fotografano una “guerra” dove la povertà è la peggiore delle malattie. «In senso sociale, economico, ambientale e sanitario – evidenziano Libera e Gruppo Abele – . Una guerra che si consuma tutti i giorni sotto i nostri occhi e che qualcuno dimentica. La crisi economica produce effetti devastanti perché si radica in una “crisi” morale, di cui in qualche modo è l’espressione. Fa riflettere l’aumento considerevole di denunce a persone colpevoli di aver rubato da mangiare nei supermercati. Molti gli anziani sorpresi a sottrarre dagli scaffali una bistecca o un pezzo di formaggio del valore di qualche euro, tanto al nord quanto al sud. Aumentano le persone costrette a vivere in strada, gli homeless, ormai oltre 50 mila».

L’altra preoccupante faccia della medaglia è che si sta rafforzando il controllo dei clan malavitosi su molte attività economiche in crisi, «Costrette a “rivolgersi” ai prestiti dei mafiosi – denuncia Libera – così come sono in drammatica crescita le aziende che chiudono o che trasferiscono all’estero i propri stabilimenti. A dominare questo scenario – e collegandosi al tema di Riparte il futuro, l’altra grande campagna che Libera e Gruppo Abele stanno conducendo da gennaio 2013 – c’è la corruzione. Un problema divenuto sistemico che, nella migliore delle ipotesi secondo i calcoli della Corte dei Conti, ci sottrae annualmente 60 miliardi di euro. Una cifra da capogiro a cui si sommano costi indiretti impossibili da quantificare».

Don Ciotti conclude: «L’Italia intera deve affrontare di petto questa emergenza. Cominciando a chiamarla senza tabù: miseria ladra».

Per aderire alla campagna:

http://ricerca.libera.it/limesurvey/index.php?sid=26977&lang=it