Minacciati 8mila km delle nostre coste

Monossido di Diidrogeno, shock in Italia: torna la paura del killer invisibile

Più bassa che altrove la probabilità di inquinamento da tubature, in Italia ferma al 60%

[1 aprile 2015]

Il Monossido di Diidrogeno (Dhmo) è un composto chimico incolore, inodore, insapore: si muove nella nostra vita come un killer invisibile, ed è corresponsabile della morte di migliaia di esseri umani ogni anno. Nonostante la prima Divisione di ricerca sul Monossido di Diidrogeno – la prestigiosa Dihydrogen Monoxide Research Division – sia stata fondata ormai nel lontano 1997, la consapevolezza dei pericoli collegati a questa pervasiva sostanza rimangono a oggi ignoti ai più: un silenzio colpevole sembra riuscito ormai a legare in un’unica trama la maggioranza dei media mainstream con gli interessi economici di quei colossi industriali che del Monossido fanno largo uso.

«Il Monossido di Diidrogeno (Dhmo) – hanno dichiarato dalla Divisione di ricerca – è forse il più importante tra i composti chimici di base che possa essere pericoloso per la vita umana. Nonostante questa verità, la maggior parte delle persone non è molto consapevole riguardo i pericoli del Monossido di Diidrogeno. I governi, i leader di associazioni politiche e civiche, le organizzazioni militari ed i cittadini di ogni tipo sembra siano all’oscuro sulla verità riguardante il Monossido di Diidrogeno, o si limitano ad una scrollata di spalle come se la cosa non li riguardasse. Questo ci preoccupa».

Con l’arrivo di aprile e del primo sole di primavera – che sciogliendo la neve dalle catene montuose rende più temibile la diffusione del Dhmo sul territorio – diviene però impensabile tacere i danni che il Monossido potrebbe arrecare all’Italia: le aree più a rischio sono quelle prossime a ogni falda acquifera o ad acque superficiali, e lo stato di allerta si fa massimo lungo tutti i circa 8mila km di coste italiane, isole in primis.

Il rischio di venire in contatto con porzioni di Monossido di Diidrogeno si presenta in molteplici occasioni nella vita quotidiana di ognuno, ma la Dihydrogen Monoxide Research Division suggerisce particolare cautela durante l’apertura dei rubinetti nelle case, ospedali, scuole e luoghi di lavoro. Dopo accurati test scientifici con rilevazioni statistiche condotte a livello globale, è stato dimostrato che le tubature per il trasporto acquifero rappresentano purtroppo un mezzo altamente efficace per la diffusione del Monossido di Diidrogeno. Fortunatamente, la stima riferita all’Italia riporta come il 40% circa del composto si disperda durante il tragitto, prima di arrivare ai rubinetti di uso comune.

Nonostante quest’invidiabile percentuale, rimane comunque un 60% di probabilità di venire a contatto con la sostanza. Attenzione dunque ai sintomi: quelli relativi all’ingestione accidentale di Dhmo possono essere «sudorazione eccessiva, tendenza eccessiva alla minzione, in alcuni casi sensazione di gonfiore, nausea, vomito e sbilanciamenti elettrolitici nei liquidi fisiologici. Per coloro che ne sono diventati dipendenti, la rinuncia totale al Dhmo significa morte certa».

Un pericolo crescente, che non riguarda ormai solo la salute del singolo, ma è arrivato ad abbracciare quella dell’intero pianeta. Recenti studi hanno confermato come il Dhmo rimanga il primo composto delle piogge acide, sia un elemento fondamentale per il funzionamento delle centrali atomiche e al contempo presente in innumerevoli scarti industriali; risulta inoltre presente ormai in percentuali variabili in atmosfera (allo stato gassoso) con un ruolo assai rilevante nel riscaldamento globale.

«Molte aziende scaricano rifiuti a base di Dhmo nei fiumi e negli oceani, e nulla può essere fatto per fermarle, poiché questa pratica è ancora perfettamente legale. L’impatto sull’ecosistema è massimo – chiosano dalla Dihydrogen Monoxide Research Division – e non ci possiamo permettere di ignorarlo ulteriormente». Un appello forte alla razionalità che potrà sperabilmente trovare terreno fertile in Italia, dove – grazie anche alla diffusione di internet e dei social media – l’alfabetizzazione scientifica dei cittadini si fa crescente, e sensibile ai problemi che inevitabilmente pone un mondo sempre più complesso.

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P.s.: Noi esseri umani, per quanto culturalmente preparati, cadiamo facilmente nelle trappole mentali nelle quali continuamente il nostro cervello inciampa. Una di queste è il cosiddetto “bias di conferma”, ovvero la tendenza che tutti abbiamo a trovare ovunque conferme in quanto già crediamo. In questo caso ci preme sottolineare come sia è noto che una larga fetta del pubblico italiano (e non solo) abbia da tempo scarsa fiducia nelle istituzioni pubbliche (che dovrebbero provvedere, tra l’altro, ai controllo ambientale e sanitari sul territorio), e spesso poca dimestichezza col metodo scientifico – e i media non sono esenti da colpe per questo.

Soprattutto sul web, questo cocktail porta a una “naturale” quanto allarmante tendenza al complottismo. Forse è anche per questo che le poche righe qui sopra sono risultate in assoluto tra le più lette nell’edizione di greenreport uscita ieri.

Magari, invece, è solo stato apprezzato lo scherzo. A scanso di equivoci, per i lettori più frettolosi o per quanti non hanno solide basi di chimica – come il sottoscritto – sottolineiamo comunque come il Monossido di Diidrogeno altro non sia che la comunissima acqua, dove nuotano anche i pesci d’aprile.