I talebani contro chi affronta disarmato l’odio, chi tiene accesa la fiammella della fraternità

In morte di Barbara De Anna, l’assurda guerra dell’Afghanistan fa un’atra vittima italiana

[21 giugno 2013]

E’ morta Barbara De Anna, un’altra vittima dell’assurda guerra dell’Afghanistan della quale si sono perfino scordati i motivi.  Barbara, fiorentina, 40 anni,  non era una combattente, era una donna di pace che lavorava  per l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), una splendida persona che aveva dedicato la sua vita, il suo cuore e la sua intelligenza agli ultimi del mondo e per questo ancora più pericolosa, per i fanatici talebani che l’hanno bruciata in un attentato il 24 maggio, costringendola ad una terribile agonia  che durava dal 24 maggio.

Come spiega l’Oim, «Gli aggressori hanno usato bombe suicide, granate e mitragliatrici durante l’attacco, che è durato più di sei ore e si è concluso quando tutti gli assalitori sono stati uccisi», alcuni cooperanti sono riusciti a salvarsi solo perché si sono chiusi in una stanza blindata,  Barbara è stata investita in pieno dall’attacco integralista ed aveva subito gravissime ustioni a causa dell’esplosione di una granata. Quando l’esercito afghano è riuscito a riprendere il controllo della situazione è stata prima portata per le prime cure nell’ospedale di Emergency e poi evacuata in Europa per cure disperate che non sono riuscite a salvarla.

L’Oim spiega di non essere affiliata ad alcuna agenzia governativa o gruppo non governativo: «Svolge un lavoro di natura umanitaria, che include la risposta alle catastrofi naturali e ad altre emergenze attraverso attività di salvataggio di vite umane. L’Oim, fondata nel 1951,  ha in corso  2.500 progetti in più di 400 località  in tutto il mondo. Lavora a  beneficio di rifugiati, migranti e sfollati e per rafforzare la capacità dei governi di gestire la migrazione. I suoi 9.000 dipendenti appartengono a più di 100 nazionalità.

L’Oim in Afghanistan non partecipa in alcun modo alla guerra, ma sta aiutando la ripresa del Paese devastato  con attività umanitarie che non fanno distinzione di appartenenza politica e di credo religioso. L’organizzazione ha in Afghanistan  22 funzionari internazionali di molte nazionalità e 146 dipendenti locali, che forniscono assistenza ai beneficiari in modo umano e dignitoso. Nel corso dei suoi 23 anni di presenza in Afghanistan, l’Oim ha fornito assistenza a centinaia di migliaia di sfollati Afgani. E’ questo che volevano colpire gli assassini di Barbara De Anna, è la speranza della convivenza civile, dello scambio, dell’empatia fra diversi, la protezione dei deboli e vulnerabili, di chi scappa dalla guerra perché la rifiuta. Volevano colpire e bruciare chi affronta disarmato l’odio, chi tiene accesa la fiammella della fraternità.

Mentre piangiamo Barbara e mentre gli americani trattano con i talebani una via di uscita onorevole da una guerra persa in Afghanistan, Emergency ci ricordava solo pochi giorni fa quale sia la realtà di un Paese trasformato in un polveroso pantano di sangue: «Kabul, Paghman, Lagman, Ghazni, Maydan Shahr, Uruzugan, Sangin, Nawa… sono i luoghi da cui provengono i 40 feriti,  un numero altissimo,  che abbiamo ricevuto ieri nei nostri Centri chirurgici per vittime di guerra in Afghanistan, a Kabul e a Lashkar-gah. La situazione nel Paese sta peggiorando di giorno in giorno: stime delle Nazioni Unite parlano di un aumento del 24% delle vittime civili della guerra rispetto allo scorso anno e noi, nei primi 4 mesi del 2013, abbiamo avuto un aumento delle ammissioni di feriti di guerra a Kabul e Lashkar-gah del 42% rispetto al 2012, del 70% rispetto al 2011». E’ questa la guerra infinita dalla quale dobbiamo uscire al più presto, la guerra suicida nella quale non avremmo mai dovuto entrare.

Attorno alla famiglia di Barbara De Anna si stringe anche la redazione di greenreport.it