Presentata da Serena Pellegrino e Stefano Quaranta di Sel

Mozione parlamentare sugli impianti termoelettrici a carbone

[21 marzo 2014]

Il Governo attui l’obiettivo “Carbonio Zero” attraverso una Strategia energetica nazionale e vari un programma di controllo e promuova un’indagine epidemiologica sulla salute delle persone e un sistema di controlli rigoroso sull’inquinamento ambientale dei territori che subiscono le missioni delle centrali a carbone

Sequestrata dalla Magistratura la centrale a carbone di Vado Ligure, calcolato in 3,6 miliardi di euro il risarcimento per danno ambientale e sanitario causato dall’impianto termoelettrico a olio che si vorrebbe riconvertire a carbone si Porto Tolle, aperta a Gorizia un’inchiesta dalla Procura della Repubblica per verificare le emissioni della centrale di Monfalcone: ma c’è un’altra decina di centrali in tutta Italia , e per tutte dobbiamo chiederci quanti danni producano e quale sia l’effettivo costo dell’elettricità prodotta includendo nel conto anche i devastanti impatti ambientali e sanitari causati dalle emissioni inquinanti della combustione del carbone.

Da questo presupposto, e dalla preoccupazione di esser ormai di fronte ad un vero e proprio disastro ambientale, muove la mozione presentata oggi alla Camera dai parlamentari Serena Pellegrino e Stefano Quaranta (SEL).

“Gli obiettivi dell’iniziativa – spiega Serena Pellegrino – si articolano su più livelli. Il primo è quello di impegnare il governo alla attivazione di una indagine epidemiologica nazionale nelle aree esposte al rischio dell’ inquinamento prodotto dalle centrali a carbone, così da rilevare l’incidenza di questi impianti sulla salute dei cittadini e sull’ecosistema.

“Mentre si attiva questo percorso –continua Pellegrino – dobbiamo poter disporre di rigorosi strumenti legislativi, in materia ambientale e sanitaria, relativamente alle attività di monitoraggio e controllo con particolare riferimento agli impianti industriali altamente inquinanti. Ma queste iniziative da sole non bastano, richiedono uno scenario complessivo interamente nuovo: chiediamo al Governo la riconversione e decarbonizzazione della produzione di energia. Su questa strada si è del resto incamminata anche l’Unione Europea, e diversi studi mostrano che uno futuro a emissioni zero è possibile senza ricorrere al nucleare. Si tratta quindi di attuare una politica industriale ed energetica che riduca progressivamente l’uso del carbone per la produzione di energia elettrica fino al suo completo abbandono, e la riconversione a gas naturale e/o solare termodinamico, delle centrali termoelettriche che oggi utilizzano olio combustibile o carbone. Con la dovuta e preventiva attenzione per il problema della riqualificazione e del ricollocamento dei lavoratori del settore.”

“Chiediamo al Governo la ridefinizione della Strategia Energetica Nazionale affinché l’Italia si ponga l’obiettivo del 100% di energia da fonti rinnovabili entro il 2050, così come stanno già programmando altri paesi dell’Unione Europea. Con tre scadenze decennali di progressiva riduzione dell’utilizzo delle fonti fossili dall’elettrico ai trasporti, dall’industria ai servizi”.

SINISTRA ECOLOGIA LIBERTÀ

Chiede al Governo di impegnarsi:

ad avviare e rendere permanente, a integrazione dello studio “Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento” (SENTIERI), una indagine epidemiologica nazionale delle aree esposte a rischio da inquinamento in cui sono insediate centrali a carbone, al fine di verificare l’effettiva incidenza dell’inquinamento prodotto da dette centrali sull’ambiente e sulla salute pubblica, e lo stato di salute della popolazione residente in dette aree;

a prevedere opportune iniziative legislative volte a implementare e rendere rigorosa l’attuale normativa in materia ambientale e sanitaria, relativamente alle attività di monitoraggio e controllo ambientale e sanitario, con particolare riferimento agli impianti industriali altamente inquinanti, e a tutela della salute della popolazione residente nelle aree interessate dai medesimi impianti;

ad avviare puntuali analisi volte a verificare l’effettivo costo della produzione di elettricità da carbone rispetto alla produzione di energia da fonti rinnovabili, includendo a tal fine nei costi del kWh dell’elettricità da carbone anche le esternalità negative, ossia gli impatti ambientali e sanitari causati dalle emissioni climalteranti e inquinanti della combustione del carbone medesimo;

a prevedere una moratoria per le nuove centrali a carbone e a olio combustibile nuove o riconvertite;

ad avviare una politica industriale ed energetica per la riduzione progressiva dell’uso del carbone per la produzione di energia elettrica fino al suo completo abbandono, e la riconversione a gas naturale e/o solare termodinamico, delle centrali termoelettriche che oggi utilizzano olio combustibile o carbone;

a definire una Roadmap di decarbonizzazione che riguardi tutti i settori, dall’elettrico ai trasporti, dall’industria ai servizi, per perseguire l’obiettivo del “Carbonio Zero” entro il 2050, fissando obiettivi intermedi almeno decennali (2020, 2030, 2040) e target settoriali;

a predisporre conseguentemente una nuova Strategia Energetica Nazionale, avviando un piano energetico e una politica ambientale in grado di perseguire gli obiettivi del protocollo di Kyoto, e volta a favorire un sistema energetico distribuito, fondato sul risparmio energetico, sull’efficienza e sulle fonti rinnovabili, che si ponga l’obiettivo del 100% di energia prodotta da fonti rinnovabili nel 2050;

ad attuare, in linea con le conclusioni del Consiglio europeo del 22 maggio 2013, opportune iniziative legislative finalizzate alla cancellazione dei sussidi ai combustibili fossili, a partire da quelli individuati dall’OCSE e quelli finanziati a carico della bolletta elettrica.