Riceviamo e pubblichiamo

Musei statali, dopo i direttori generali il governo ha anche un progetto di valorizzazione?

[21 agosto 2015]

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L’Italia non ha mai avuto paura né di Rubens né di Winckelmann; Londra non ha avuto paura del Bellotto né la Francia di Leonardo da Vinci; Giotto, nell’Italia disunita del suo tempo, non si è fatto mai problemi di lavorare per signori di stati diversi. Oggi che un terzo dei neo-nominati direttori generali di musei statali viene dall’estero e altri italiani dall’estero tornano nel nostro Paese, Italia Nostra non può che augurare buona fortuna e buon lavoro, dato che nessuno ha spiegato quale concreto progetto del Governo nazionale indirizzerà tutela e valorizzazione dei musei, dei monumenti, del paesaggio, di tutte le espressioni del territorio che chiamiamo patrimonio culturale.

Non sappiamo neppure come il “capitale umano”, ossia esperti e impiegati dei nostri prestigiosi istituti di ricerca e tutela, verrà accompagnato verso il perseguimento di nuovi obiettivi; ma quali obiettivi?

Neppure sappiamo quali siano le nuove regole che impediranno di trattare gli interventi di conservazione dei Beni Culturali come fossero appalti qualsiasi di opere pubbliche, secondo le solite regole dei ribassi d’asta, se ci saranno regole?

Non conosciamo quali siano i “livelli minimi di qualità” degli interventi di valorizzazione dei beni culturali: Stato, Regioni e Università avrebbero dovuto collaborare per definirli da undici anni a questa parte, ma non lo hanno fatto anche se il Codice dei beni culturali obbligava a farlo. Tutto ciò frena la collaborazione fra pubblico e privati.

E poi, quali nuove risorse umane, finanziarie e strutturali per i musei daranno senso alle nuove nomine? Per ora non se ne vedono. Quali risorse per la tutela, funzione strategica trasversale per musei e territorio? I decreti di semplificazione, voluti dalla Ministro Madia e incomprensibilmente accettati dal Ministro Franceschini assestano un ulteriore grave colpo al sistema italiano della tutela, non semplificano un bel nulla per i cittadini e mettono a rischio tutto il patrimonio culturale tutelato, pubblico e privato.

Le scuole statali di restauro, i laboratori scientifici i cui esperti sono continuamente consultati all’estero, così come gli istituti di ricerca connessi, non hanno notizie del loro prossimo futuro. Nessuna strategia è nota, nessun progetto strategico viene proposto dal Governo né per essi, né per le Soprintendenze, i poli museali, gli istituti culturali in genere.

Le assunzioni di massa di fine anni Settanta del secolo scorso hanno bloccato i concorsi per decenni e oggi il personale scientifico del Ministero, già pensionato o prossimo al pensionamento, non viene certo sostituito con le sole nomine di nuovi direttori per venti musei. Il problema vero non è quindi quanti stranieri vi siano fra di loro, ma quale politica e quali risorse vi siano per i beni culturali e paesaggistici italiani. C’è anche il problema della “seconda linea” dei responsabili di Musei e Soprintendenze che, dopo i pensionamenti, è divenuta ormai troppo esigua. Sarebbe dunque auspicabile che i Direttori, ora privati dell’incarico di direzione di musei non vengano demansionati, fossero valorizzati per supportare la gestione di una fase di trasformazione di cui, per ora, si vedono però soltanto i problemi, non conoscendosi la meta.

Ai nuovi e sicuramente competenti Direttori generali di venti musei (fra la centinaia di istituti culturali statali) spetterà il compito di far sentire la propria voce su queste gravissime carenze, sulla mancanza di un disegno strategico che non può ridursi al continuo taglio delle risorse e all’affievolimento della tutela così come è stata finora, senza neppure provare a rilanciarla in modi nuovi. Speriamo che da essi vengano anche contributi propositivi di sistema, non solo autoreferenziali. Italia Nostra è a disposizione per dialogare con loro e con tutti i loro colleghi e collaboratori del Ministero che lo volessero.

di Italia Nostra