Nicholas Stern e l’elogio di Meles Zenawi, l’ex uomo forte dell’Etiopia

«Lascia un’eredità straordinaria per ambiente e sviluppo», ma si scorda la repressione

[23 agosto 2013]

Nicholas Stern (Lord Stern of Brentford) è il brillante presidente del Grantham Research Institute, famosissimo per il rapporto “Stern Review on the Economics of Climate Change” – pubblicato nel 2006, quando era consulente del governo britannico per economia, cambiamento climatico e sviluppo -, ma più di un ambientalista o difensore  dei diritti umani deve aver sobbalzato leggendo su Theafricareport.com l’articolo Meles Zenawi: an extraordinary legacy on environment and development, nel quale Stern commemora l’uomo forte dell’Etiopia scomparso un anno fa e che è stato accusato più volte di brogli elettorali e di usare il pugno duro contro la maggioranza etnica degli Ahmara, contro le altre minoranze come i somali dell’Ogadene di aver instaurato un regime repressivo in mano ai tigrini come lui

La commemorazione di Stern è stato il pezzo forte della cerimonia di avvio della costruzione del Meles Zenawi Memorial Park, voluto dalla Meles Zenawi Foundation (Mzf) un’organizzazione che vuole sostenere  studi accademici sulla vita e le opere dell’ex uomo forte dell’Etiopia e «Portare avanti il suo impegno per la vita,  per la pace, la giustizia, la resilienza  ai cambiamenti climatici per lo sviluppo economico e favorire lo studio della politica progressista e di un’economia in un ambiente di vita adeguato». Un progetto che prevede la realizzazione di un parco di 100 ettari nei dintorni di Addis Abeba, con una eco-biblioteca ed  un centro di ricerca , progettato da architetti di fama mondiale, con alloggi per studenti all’interno del Parco. La Fondazione offrirà programmi di formazione con borse di studio e finanziamenti nei settori dello sviluppo economico e sociale, della tutela dell’ambiente, della pace, del federalismo e della democrazia.

Tutto bene, se non fosse che  Zenawi (nella foto) per incrementare lo sviluppo economico ha dato via libera al land grabbing delle multinazionali nelle terre tribali, che per tutela dell’ambiente intendeva grandi dighe come quelle sull’Omo che distruggono ambienti unici, che quest’uomo di pace ha fatto un paio di guerre contro l’Eritrea ed è intervenuto in Somalia, che questo federalista ha brutalmente represso ogni manifestazione di autonomismo delle minoranze e che come democratico non ha più lasciato il potere dopo averlo preso, organizzando elezioni truccate ed impedendo all’opposizione di protestare.

Ma lord Nicholas Stern, ad un anno dalla morte del premier etiope racconta l’altra faccia di Zenawi: «Uno dei leader più importanti del mondo e dell’Africa» e ricorda che  Zenawi ha lasciato il college all’età di 19 nel 1975 per combattere contro il Derg, il comitato militare “marxista-leninista” che per 16 anni ha stretto l’Etiopia in un  brutale e sanguinario regime militare.

Dopo aver sconfitto il Derg con le sue milizie tigrine, Zenawi ha governato ininterrottamente l’Etiopia, prima come presidente, poi come primo ministro, per 20 anni, fino alla sua morte. Stern sottolinea che «In quel periodo l’iscrizione alla scuola primaria è passato da un terzo per le ragazze e del 50% per i ragazzi al 100%. La mortalità sotto i 5 anni è scesa del 60%, rispetto al 40% dell’Africa sub-sahariana. Se la crescita del Pil dell’Etiopia fosse stata allo stesso tasso dell’Africa sub-sahariana (che anch’essa ha accelerato nello stesso periodo), i redditi etiopi sarebbero un terzo più bassi di adesso. Questi sono notevoli risultati di sviluppo».

Poi Stern passa ad illustrare la figura di statista di Zenawi che è comunque davvero stato un leader africano di spicco ma forse esagera un pochino quando scrive che «La sua forza analitica, la sua saggezza ed intelligenza sono stati molto apprezzati nei consigli di tutto il mondo, presso le Nazioni Unite, il G20, G7/8 ed altrove». Dio fatto Zenawi è stato un uomo fidato dell’Occidente che, per questo, tollerava il pugno forte e la repressione che utilizzava in Etiopia.

Lo stesso Stern ammette che «Meles era anche un uomo duro, in un luogo difficile, pronto a prendere decisioni difficili. I Paesi confinanti erano instabili e difficili. Il suo Paese è straordinariamente vario nelle sue culture, lingue e religioni, e nel suo ambiente e sviluppo. Etiopia, per tutto il progredire è rimasta povera e vulnerabile ai capricci del tempo e del clima. In questo contesto regionale, di sviluppo e politica difficili, ha visto la democrazia come “work in progress”, ed è chiaro che c’è una lunga strada da percorrere.Allo stesso tempo, dobbiamo riconoscere quanto lontano è arrivato in relazione ad un brutale regime militare brutale, preceduto da una amministrazione imperiale incompetente». Va anche detto che altri leader africani, due per tutti, Thomas Sankara e Nelson Mandela, hanno fatto scelte ben diverse da Zenawi in situazioni ancora più difficili.

Ma è su clima ed ambiente e sul loro rapporto con lo sviluppo che, secondo Stern, Zenawi «E’ stato visionario, determinato e pratico. E’ stato Meles che, nel periodo che ha preceduto la  conferenza Unfcc di Copenaghen del dicembre 2009, che ha insistito e ottenuto la promessa di 100 miliardi di dollari all’anno dai Paesi sviluppati per i Paesi in via di sviluppo (promessa non proprio mantenuta, ndr). Vide le disuguaglianze profonde nel fatto che i Paesi ricchi erano diventati ricchi con una crescita high-carbon ed i Paesi poveri sono stati colpiti prima e più duramente dai cambiamenti climatici. Eppure, allo stesso tempo, ha sostenuto (nell’Africa Day in occasione della conferenza Unfccc di Durban del dicembre 2011), che “Non è giusto sporcare il pianeta, perché altri lo hanno sporcato in passato”. Vide, come con tante altre cose, che l’Africa ed i Paesi in via di sviluppo dovrebbero prendere nelle loro mani lo sviluppo futuro e il loro ambiente». Una visione che stride con l’apertura all’occupazione delle terre da parte di grandi imprese straniere e con una politica di potenza regionale al servizio degli interessi statunitensi, non tralasciando un flirt economico con i cinesi.

Ma Stern sorvola su questo ed evidenzia che Zenawi «Ha proposto La Climate-Resilient Green Economic Strategy (Crge) dell’Etiopia: ha avuto ha avuto una visione dell’Etiopia che dovrebbe essere sia un Paese a medio reddito chee carbon-neutral entro la seconda metà del prossimo decennio ed veva piani concreti per arrivarci. Ha visto come arrivare ad un tasso di crescita a due cifre di Etiopia ed allo stesso tempo decarbonizzare. Ha visto come i terreni degradati potrebbero essere ripristinati con una grande produttività e di come le foreste potrebbero essere conservate e  valorizzate dal lavoro e nell’interesse delle comunità locali. Le sue idee su ambiente e sviluppo sono ancora all’interno dei piani dell’Etiopia per il futuro. In tutta l’Etiopia le persone nelle weredas e kebeles esprimono queste idee attraverso la messa a dimora di alberi e giardini. La sua eredità su come combinare la riduzione della povertà, in tutte le sue forme, con la responsabilità ambientale e climatica rappresenta una lezioni per tutti noi».

A Stern si può forse perdonare questo ritratto agiografico di un uomo che ha saputo essere spietato nel mantenere il potere per sé e per il suo clan etnico, dato che ha lavorato con Zenawi per più di un decennio come Chief Economist della Banca Mondiale ed ha scritto il rapporto della Commission for Africa al quale il premier etiope ha dato un contributo determinante; con Zenawi, poi, ha anche lavorato insieme alla fase di preparazione della Conferenza di Copenaghen del 2009, nel UN Secretary-General’s Group on Climate Financing nel 2010 e, più di recente, sulle idee per una banca per  lo sviluppo delle infrastrutture guidata dai Brics.

«Era un uomo straordinariamente dotato, intelligente e impegnato, una persona molto rara, una grande mente e un grande leader – conclude Stern facendo un ritratto senza ombre del supo problematico amnico – Era straordinario e insostituibile. Credo che dovremo e potremo continuare la sua notevole e pratica la visione di come coniugare da un lato lo sviluppo e dall’altro l’ambiente e la responsabilità climatica. In effetti, vide in modo così chiaro che se non riusciamo in una cosa, non riusciamo dall’altra e che, lungi dall’essere in competizione, si sostengono a vicenda. Le sue lezioni ed eredità su ambiente e sviluppo forniscono una guida fondamentale per l’Etiopia, l’Africa e il mondo».

Speriamo solo che siano le lezioni e l’eredità dello Zenawi “ambientalista” e non quelle dell’uomo politico che per 20 anni ha governato con il pugno di ferro l’Etiopia e che è intervenuto in tutto il Corno d’Africa impoverito dai cambiamenti climatici e dai regimi dittatoriali.