Non si può combattere Ebola al buio: WakaWaka, la lampada solare che aiuta i Paesi in via di sviluppo

[28 novembre 2014]

Una semplice lampada solare può salvare molte vite: WakaWaka in swahili significa “luce brillante”, una parola che porta speranza. Ed è anche il nome di un’impresa olandese nota per inviare lampade fotovoltaiche a LED, sostenibili ed efficienti, nei Paesi dove l’accesso all’elettricità è limitato o inesistente, è ora impegnata in un nuovo ambizioso progetto: fornire un kit di pronto soccorso contenente una lampada fotovoltaica e del materiale sterile, pensato per chi lotta quotidianamente per  contenere la diffusione di Ebola,  che ha già ucciso quasi 5.000 persone in Guinea, Sierra Leone e Liberia, tre Paesi nei quali più del 90% degli abitanti sono privi di energia elettrica.

Non si può combattere l’Ebola al buio, ma molti centri sanitari provvisori non hanno elettricità e cessano l’attività dopo il tramonto. »Un operatore sanitario, in una stanza piena di pazienti affetti dal virus, con una protezione inadeguata e al buio è uno scenario spaventoso da immaginare, ma è la realtà in Africa Occidentale», sottolineano a WakaWaka.

Nahid Bhadelia, direttore di controllo malattie infettive alla Boston University e infettivologo al Boston Medical Center, che ha curato le vittime di Ebola in Sierra Leone, spiega «L’elettricità salta continuamente; mentre sei nell’unità medica e stai trattando un bambino malato, la luce  si spegne e rimaniamo al buio. Devi lasciare quel bambino perché sai che non potrà sopravvivere.  Essere un medico in quel momento e rinunciare a quel paziente è la cosa più difficile che tu abbia mai fatto».

WakaWaka si è impegnata a fornire lampade fotovoltaiche  agli operatori sanitari che lottano tutti i giorni contro la diffusione dell’Ebola e le sue lampade solari sono già state incluse in 10.000 kit di prevenzione e  inviati alle cliniche ed alle famiglie che vivono nell’area interessata da Ebola in Africa Occidentale.

Una lampada LED WakaWaka Light ad energia solare è il doppio efficiente rispetto a qualunque altra lampada attualmente sul mercato e coniuga alta tecnologia e basso costo: con un solo giorno di esposizione al sole,  è in  grado di produrre da un minimo di 16 a 64 ore di luce vera. .

La tecnologia impiegata è frutto di anni di ricerca da parte di Intivation, un’azienda olandese del fotovoltaico che  ha una partnership con Maurits Groen e Camille Van Gestel, fondatori della Off-Grid Solutions B.V, azienda che produce e commercializza le WakaWaka; Groen e Van Gestel sono anche i fondatori della WakaWaka Foundation, una Ong che raccoglie donazioni da Off-Grid Solutions e dai suoi 22 distributori mondiali – oltre che da Aziende e privati-  per  regalare o vendere a costi bassissimi  lampade fotovoltaiche alle popolazioni che vivono in assenza di elettricità o si trovano a dover fronteggiare emergenze a causa di conflitti o calamità naturali. Le WakaWaka Light possono così essere acquistata anche da famiglie che vivono con solo 2 dollari al giorno e che non hanno accesso alla rete elettrica. In Italia le lampade  solari WakaWaka sono distribuite da Keenergy, azienda torinese diretta da Carlo Borgarelli. Per ogni lampada acquistata, l’Azienda destina una parte dei proventi alla WakaWaka Foundation che si sta occupando di distribuire le lampade in Africa Occidentale e  in molte altre zone del mondo in cui la luce, purtroppo, non è ancora un diritto. Keenergy distribuisce anche WakaWaka Power, un prodotto che unisce carica batterie e lampada:  concepito per  ricaricare le batterie di smartphone, tablet e tutti i dispositivi portatili e illuminare fino a 80 ore dopo un solo giorno di esposizione solare.

La Van Gestel, evidenzia che «La crisi legata al virus Ebola ha puntato i riflettori su un problema più ampio: ora più che mai dobbiamo riuscire a illuminare la Liberia e tutti gli altri Paesi in cui l’accesso all’energia elettrica ha un effetto critico in materia di salute, sicurezza, educazione, sviluppo economico, in particolare nelle regioni più remote, in quelle colpite da calamità naturali  o nelle zone di guerra».

Il modello di business è a sovvenzione incrociata: «Questo  sistema – spiegano a WakaWaka – permette di vendere il prodotto  a prezzi accessibili alle popolazioni svantaggiate del sud del mondo ( Centro e Sud America, Sud Est Asiatico, Africa) sfruttando una parte dei ricavi ottenuti dalla vendita  nei paesi occidentali (Nord America ed Europa). È una formula vincente,  sostenibile e solidale: è una soluzione alle esigenze di  un miliardo e mezzo di persone (il numero di coloro sprovvisti di energia elettrica), riduce gli incidenti derivanti dall’uso di lampade a kerosene, aumenta il rendimento scolastico dei bambini e ragazzi in età scolare che posso studiare anche nelle ore di buio e, per lo stesso motivo, amplia le capacità imprenditoriali».

Ad oggi nel Sud del mondo possiedono una WakaWaka 583.120 persone che vivono i 24 Paesi, con un risparmio di spese per l’energia di 4.640.882 dollari all’anno e 128.753 di tionnellate di CO2 in meno nell’atmosfra. I vantaggi sociali si riassumono in due cifre: 246.843 ore lavorative di studio e lavoro in più all’anno e 984 vittime di ustioni da kerosene in meno ogni anno. Le lampade fotovoltaiche consegnate gratuitamente in tutto il mondo sono più di  115.000.

Waka Waka non opera solo in Africa, grazie alla raccolta fondi della campagna “comprane una, regalane una”,  ha  aiutato anche la popolazione haitiana fornendo gratuitamente 12.000 lampade LED alle famiglie senza elettricità, ed attualmente sta facendo lo stesso con le popolazioni coinvolte nella guerra in Siria nello stesso modo. Anche Keenergy, destina una quota significativa dei proventi alla WakaWaka Foundation. Lampade e caricabatteria sono così arrivati gratuitamente ai profughi siriani, ad Haiti dopo il terremoto del 2010 e alla popolazione delle Filippine colpite dal tifone Haiyan.

A WakaWaka sono convinti che «Va sempre più diffondendosi la  consapevolezza che la nuova sfida ambientale, basata su  tecnologie improntate alla Green Energy, richieda la corretta comprensione e misurazione degli impatti economici, ambientali e sociali,  in un’ottica definita Triple Bottom Line. Questa filosofia manageriale, conosciuta anche come Modello Delle Tre P  (People, Planet, Profit) è il nucleo fondante di WakaWaka. Lo sviluppo sostenibile implica quindi un’attenzione volta in egual misura sia ai bisogni economici che a quelli sociali ed ambientali inserendosi all’interno di un “processo di civilizzazione”  che procede in direzione di un mondo più  vivibile,  su un pianeta vivibile, in una società più equa. Guardando agli studi degli ultimi decenni, è impossibile non notare come la sopravvivenza sia di macrosistemi (nazioni, pianeta Terra) che di microsistemi (organizzazioni sociali) presupponga che le “Tre P” siano in perfetto equilibrio tra loro».

WakaWaka punta ad essere un esempio brillante di come, attraverso la Corporate Social Innovation, si possa coniugare impresa profit, dimensione sociale e attenzione per l’ambiente, un ’approccio che ritiene inscindibili le tre dimensioni e  rende un’azienda competitiva e conclude: «E’ un modello replicabile (scalabile, efficace e di lunga durata) e diventa soprattutto un valore condiviso per la società, traducendo il concetto di  sostenibilità e trasformandolo in driver di business».