Nonostante le migliori intenzioni …torniamo a tassare efficienza energetica e competitività

[25 luglio 2014]

Il Decreto Legge 91/2014, in corso di approvazione al Senato,  include la parte energetica, il c.s. “taglia-bollette”, il cui scopo è quello di ridurre del 10% il costo della bolletta per le PMI. Esso prevede vari interventi, tra cui quelli sulle fonti rinnovabili, di cui si è parlato molto e spesso.

Ma c’è anche l’art. 24 che prevede un grave, assurdo ed illogico aumento dei costi energetici per gli auto-produttori.

L’intervento peraltro avviene a meno di 6 mesi dalla tanto attesa definizione del quadro regolatorio per tali sistemi che la legge aveva stabilito nel 2008.

Ma chi sono gli auto-produttori? Sono coloro che, a causa della gravità del problema del costo energia, si sono attrezzati per produrre energia in proprio, nel tentativo di ridurre la bolletta tramite la tecnologia della cogenerazione (una BAT secondo la UE!) e  investendo per migliorare le performance ambientali dell’azienda.  Si tratta di una tassa sbagliata ed illogica, con la quale si chiede di pagare oneri relativi all’uso della rete ad aziende che si sono attrezzate per non usarla e produrre in proprio.

Quello che è interessante e che tutto è derivato  dalla presa di posizione di un think thank liberale.

Peraltro, la posizione del think thank aveva l’obiettivo condivisibile e rispettabile di migliorare la competitività del Paese e di abbassarne i costi energetici, soprattutto per le PMI. E ci mancherebbe altro! I costi energetici in Italia sono i più alti in Europa.

D’altro canto lo shale gas (e quindi l’energia a basso costo ) non arriverà per molto tempo  ancora dagli USA, mentre l’energia ha in Europa costi crescenti proprio a causa delle politiche ambientali di finanziamento alle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica. L’unica soluzione è quella di tirare fuori l’energia dal processo, tramite l’autoproduzione in  cogenerazione.

Ma qui viene il bello. Infatti, partendo da una riflessione di tipo liberale  e, analizzando ciò che avviene sul mercato dell’energia, potremmo osservare che le PMI pagano un prezzo dell’energia di circa 72 euro/MWh contro un valore atteso del prezzo di borsa per il 2014 di 55 euro/MWh.

Buttando uno sguardo Oltralpe potremmo anche constatare che il regolatore francese ha stabilito d’imperio la riduzione delle tariffe di trasporto del 50% per i clienti ad alto tasso di utilizzo di energia, per contenere gli eccessivi ricavi dell’operatore di rete.

Due aspetti sui quali intervenire subito per ridurre ingiustificate rendite.

Eppure non si è pensato a questo. Partendo da un pensiero liberale, c’è un modo “innovativo” per riallocare le risorse, senza promuovere lo sviluppo né toccare le rendite: introdurre una nuova tassa!

E quanto è avvenuto nel DL Competitività con l’art. 24 che introduce una nuova tassa sull’autoproduzione e sulla cogenerazione in palese contrasto con lo spirito della direttiva efficienza energetica appena recepita  con il Dlgs n. 102/2014 e entrato in vigore il 19 luglio scorso, alcuni giorni fa

Secondo l’art. 24 citato, infatti, più aumenteranno gli impianti di cogenerazione ad alto rendimento e più aumenterà l’efficienza del Paese, più crescerà la tassazione sulla cogenerazione. Le nuove regole prevedono un limite all’incremento biennale della tassazione (max 2,5%) ma non viene posto un tetto massimo alla crescita a  questa percentuale. Si tratta di una tassa sbagliata ed illogica, con la quale si chiede di pagare peraltro di pagare gli oneri relativi all’uso della rete ad aziende che si sono attrezzate per non usarla e produrre in proprio.

Insomma, invece di dare accesso ai prezzi della borsa elettrica ad una fascia più ampia di imprese, di abbassare i costi dei servizi, si sceglie la strada che da sempre viene considerata la più semplice: cioè aumentare la tassazione sulle imprese, imponendo il costo di oneri di una rete della quale non usufruiscono.

Con buona pace delle imprese che, usando una tecnologia sostenibile  e qualificata come BAT, pensavano di unire ambiente e occupazione.

 Massimo Medugno, Assocarta