Oms: «Persone che possono essere trascinate in povertà in caso di malattia»

Oops, in Italia più del 15% delle spesa sanitaria ricade già sui privati cittadini

Lo stato di salute dell’Europa nel nuovo rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità

[24 settembre 2015]

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Alla caccia di risorse per finanziare la legge di Stabilità di prossima approvazione, dove l’annunciato taglio delle tasse rimane ormai una dichiarazione irrimangiabile, il governo torna a scandagliare i meandri della spesa sanitaria nazionale, un’ingente voce di costo a bilancio dello Stato (e a servizio dei cittadini). Le inefficienze nel settore sono note, ma a quanto pare difficilmente aggredibili: classico l’esempio della mancanza di reali costi standard per gli acquisti sanitari, incapacità cui tradizionalmente si sopperisce con tagli pressoché lineari alla sanità. Sulla stessa falsariga, le attenzioni dell’esecutivo si concentrano stavolta sul taglio dell’erogazione di alcune (costose) prestazioni sanitarie, giudicate come spesso fuori luogo rispetto alla reali necessità del paziente. Anche in questo caso un problema reale, ma il fondato timore è che anche stavolta dietro le forbici dell’efficienza si nasconda la scure del taglio netto. Netta contrarietà è già stata espressa dalle categorie sindacali dei medici italiani, che annunciano un possibile sciopero: «Da domani i cittadini – è il commento di Mirella Triozzi, segretaria nazionale del sindacato dei medici italiani – dovranno pagare ciò che fino ad ora hanno avuto gratuitamente. Scelte come questa producono conflitti con i pazienti, creano confusione, possibili abusi interpretativi da parte delle aziende sanitarie e delle regioni».

Indirettamente, a piombare in mezzo al dibattito è arrivato ieri anche il nuovo rapporto redatto dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sullo stato di salute dell’Europa. Nel report un intero capitolo è dedicato al tema della disuguaglianza, sentito come prioritario, e nel quale si evidenzia come in 41 paesi su 53 analizzati, più del 15% della spesa sanitaria nazionale complessiva ricade sulle spalle dei singoli cittadini,  persone che «sono vulnerabili di fronte a spese sanitarie catastrofiche, che possono trascinarle nella povertà in caso di malattia. Una categoria che non ha visto nessun miglioramento dal 2010».

Tra questi stati figura anche l’Italia, nella fascia di spesa sanitaria che ricade sui cittadini (i cosiddetti Oops, out-of-pocket payments) in percentuale tra il 15 e il 25% del totale. Tra i migliori figurano invece Norvegia, Francia e Germania o Regno unito, mentre il Bel Paese è in buona compagnia con stati come Spagna ma anche Svezia. Due paesi dove almeno, al contrario di quanto accade nei nostri confini, la consapevolezza di una spesa sanitaria ben utilizzata sembra però meglio radicata che all’interno dei nostri confini: in entrambi il tasso di vaccinazione contro malattie come il morbillo supera il 96% della popolazione (la soglia individuata come minima perché la copertura sia davvero efficacie per tutti i cittadini), mentre in Italia ci fermiamo tra l’88 e il 94%, esponendoci a rischi: disinformazione e complottismi hanno evidentemente svolto un loro ruolo.

L’Oms offre dunque una nuova testimonianza di come, al di là delle apparenze, sia ancora diseguale in Europa la distribuzione della spesa sanitaria, benché di non facile lettura. Ma dai dati dell’Organizzazione mondiale della sanità emerge nettamente anche una tendenza comune al Vecchio continente: ovunque l’aspettativa di vita è in costante aumento, con gli europei che vivono di più rispetto al passato, sebbene le condizioni socio-economiche e sanitarie siano ancora molto diversi nei 53 paesi osservati. Presto, un’inversione nel trend potrebbero però accomunare indistintamente l’Europa. È qui che, rispetto al resto del mondo, più si consumano alcool e tabacco, e la percentuale di persone obese è in continua crescita: la tendenza all’aumento dell’aspettativa di vita potrebbe presto tornare a invertire la rotta.