Papa Francesco e i piatti di plastica: sulla testimonianza ambientale rimane da lavorare

A Firenze un particolare ingigantito come segno di umiltà, ma in contrasto con l’enciclica Laudato sì’

[11 novembre 2015]

papa francesco firenze

Papa Francesco è riuscito a fare breccia anche in un territorio di mangiapreti come quello toscano, dove  ha trovato ad attenderlo un’accoglienza degna delle migliori rock star. Prima a Prato, poi a Firenze: un palco nell’Artemio Franchi, lo storico stadio della Fiorentina, e 50mila persone tra prato e spalti (a fianco la foto postata dal sindaco Dario Nardella, ndr). Mai prima di ieri un Convegno ecclesiale era riuscito a suscitare un simile entusiasmo. Il Pontefice non ha deluso le aspettative, esprimendo parole forti per la dignità del lavoro e contro lo sfruttamento.

La fede risplende però nel valore delle piccole cose, e per qualche oscura ragione in molti – anche tra i media locali e nazionali – hanno ritenuto importante sottolineare il menù del pranzo papale, che ben poco aveva di scintillante: ribollita e acqua del rubinetto, consumate insieme ai poveri che ogni giorno vengono accolti (con grande merito) alla mensa Caritas di San Francesco Poverino. In tutte queste cronache non si manca di mettere in risalto un particolare: la ribollita non era adagiata in piatti di fine porcellana, bensì in semplici piatti di plastica.

Ma come? Nel capitolo sesto dell’enciclica Laudato si’, opera giustamente celebre di Papa Francesco, si legge che «l’educazione alla responsabilità ambientale può incoraggiare vari comportamenti che hanno un’incidenza diretta e importante nella cura per l’ambiente, come evitare l’uso di materiale plastico». Si potrebbe ribattere – giustamente – che problemi di sostenibilità non vengono certo posti dall’utilizzo della plastica in sé, casomai dall’uso e gestione scriteriata (non solo a fine vita) di cui il materiale in questione è sovente involontario protagonista. Eppure “il fattaccio” è l’occasione per rimarcare l’esigenza di un approccio pragmatico alla sostenibilità, anche da parte della Chiesa.

Il pontificato di Papa Francesco, con la sua carica morale associata ai temi ecologici, laicamente parlando si sta mostrando una benedizione per la difesa dell’ambiente. Non per questo i valori della testimonianza (reputato assai importante nell’ambito della prassi cattolica) e dell’analisi critica possono passare in secondo piano. Chissà se adesso quei piatti di plastica passeranno attraverso la raccolta differenziata, per poi essere avviati a riciclo. Esempi passati non fanno ben sperare: nel capitolo primo della Laudato si’ non si manca di sottolineare che «la maggior parte della carta che si produce viene gettata e non riciclata […] Affrontare tale questione sarebbe un modo di contrastare la cultura dello scarto che finisce per danneggiare il pianeta intero, ma osserviamo che i progressi in questa direzione sono ancora molto scarsi». Eppure alla conferenza stampa di presentazione dell’enciclica, al cardinale Peter Turkson i colleghi de La Nazione hanno domandato se i libretti fossero stati stampati su carta riciclata; la risposta? «Dovrei controllare ma temo di no». Il libretto l’abbiamo poi comprato e controllato: Turkson c’aveva visto giusto. Di fronte all’ambiente ci riscopriamo tutti peccatori (e qui in redazione ci mettiamo tra le prime file, per non sbagliare), l’importante è non dimenticarlo; quella di riportare gli esseri umani a vivere in armonia con il Creato è una via crucis così lastricata di buone intenzioni che a volte ci inciampa persino il Papa.