Papa Francesco e il mercato divinizzato. Perché la politica tace?

[27 novembre 2013]

Con i Papi precedenti, soprattutto con Wojtyla e Ratzinger, avevamo assistito ad una spasmodica attenzione dei media e della politica italiana per ogni frase, anche la più banale, di questi due grandi conservatori che pure hanno sempre tenuta ferma la barra della dottrina sociale della chiesa. A volte l’attenzione genuflessa dei politici (a partire dagli autoproclamatisi atei devoti alla Ferrara) diventava imbarazzante e trascendeva nel comico con la sfilata di pluri-sposati e puttanieri a baciare l’anello del Papa al Family Day.

La corsa  a dar ragione al Papa di turno, qualsiasi cosa non proprio progressista dicesse, coinvolgeva anche la sinistra e diventava imbarazzante quando quello che resta il sovrano assoluto di uno Stato estero parlava al Parlamento Italiano per dare lezioni di democrazia.

Già allora alcune cose dette dal Papa polacco o quello tedesco erano molto indigeste per la destra Berlusconiana, sideralmente lontana con il suo liberismo pecoreccio e monopolista dell’Enciclica Caritas in Veritate di Benedetto XVI, uno dei documenti più intensi e lungimiranti e duri sulla crisi mondiale, dove la parola chiave non è povertà, ma sobrietà. Ma centro-destra e centro-sinistra (e la smarrita opinione pubblica cattolica) potevano allora contare sul gap tra quanto affermava il Papa con le scarpe di Prada e la politica dichiaratamente conservatrice della gerarchia vaticana, a cominciare dalla Conferenza episcopale italiana.

Ricordando quel clamore, cicaleccio e parlare a vuoto ad ogni dichiarazione papale, di quello schierarsi o sottomettersi anche quando il Papa diceva cose non condivisibili a sinistra, non si può non fare il confronto con l’assordante silenzio e l’evidente imbarazzo della politica italiana delle minime intese su quanto di finitamente e cristianamente rivoluzionario ha detto ieri Papa Francesco, mentre un altro vecchio molto meno dignitoso cercava in televisione di tenere ancora in ostaggio un Paese intero con i suoi consunti monologhi ricattatori, privi di qualsiasi etica e spiritualità.

Sembra che la politica italiana, a cominciare da quel che resta della sinistra, non sia pronta ad accogliere la sfida del Papa argentino  all’attuale sistema economico  definito «Ingiusto alla radice» nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium.

Nessuno in Italia diceva con tanta chiarezza da tempo che «Questa economia uccide» e che l’ipercapitalismo dei neoconservatori idolatrati dal centrodestra italiano è servito solo a «Far prevalere la “legge del più forte”, dove il potente mangia il più debole».

Se gli atei-devoti hanno perso la voce e i libertini familisti hanno altro a cui pensare, almeno la sinistra dovrebbe cominciare a riflettere sulle potentissime parole di Papa Francesco sulla cultura dello scarto che ha prodotto  esclusi che non sono più gli “sfruttati” della lotta emancipatrice socialista ottocentesca e novecentesca , ma «Rifiuti», «Avanzi», esseri umani a perdere che Bergoglio indica come vittime della «Nuova tirannia invisibile, a volte virtuale» e di un «Mercato divinizzato», prigioniero della speculazione finanziaria e della «Corruzione ramificata» e della «Evasione fiscale egoista».

Il Papa cristiano parla di quella dignità e della liberazione dell’uomo per le quali era nata la sinistra, ma parla anche dello spreco delle risorse ambientali ed umane del nostro Pianeta, del Creato, rapinato da chi indica per nome e cognome. Francesco I dice cose rivoluzionarie perché vere ed evidenti, invoca giustizia umana prima che divina, parla ai poveri consapevole che sono e saranno la maggioranza del mondo, li invita ad organizzarsi, a recuperare dignità e diritti, a non farsi ridurre a scarti.

Di fronte al ciclone Francesco che sta spalancando porte e finestre del Vaticano, a questo Papa non più Re, amato dalla gente disillusa perché dice cose “cristiane” e brandisce il Vangelo in difesa dei poveri e degli umili, la ciarliera politica italiana tace, ancora presa dagli umilianti cascami di un ventennio fatto di corruzione ramificata e dell’ evasione fiscale egoista esibite come bandiera ideologica.

Eppure qualcuno, a cominciare dalla tremebonda sinistra scavalcata dal Papa latinoamericano, dovrebbe cominciare a prendere sul serio questo Pontefice di Roma che parla al cuore ed alle menti della gente, di questo Papa che sembra aver chiuso l’insopportabile gap tra i comportamenti secolari della Chiesa e il Vangelo. Forse bisognerebbe prendere atto che la Chiesa non ha mai smesso di far politica e che ora ha deciso di farne un’altra e forse se un’organizzazione che da 2.000 anni vive nel mondo e governa milioni di anime ha capito la necessità di una “rivoluzione” dovrebbe ricomprenderlo anche chi a quella rivoluzione  che mette al centro la dignità dell’uomo sembra aver rinunciato.