Pd e ambiente: ancora troppo poco

[23 settembre 2013]

Alla vigilia delle ultime elezioni, sotto l’incalzare delle critiche alle forze politiche per la loro sordità ai temi ambientali, Bersani richiamò il Pd a rimettere a punto  posizioni che apparivano poco chiare e incisive.

Vi fu qualche segnale positivo, ma l’agenda come sappiamo rimase di fatto sguarnita anche dopo le elezioni. Le turbolenze politiche nazionali ed anche interne al Pd sulle regole e il resto non hanno certo favorito il riemergere di questioni che pure anche sul piano non solo nazionale ma anche comunitario e internazionale  tengono banco per la loro drammaticità.

Eppure grazie ai ministri Orlando e Bray dopo una lunga latitanza governativa si è tornati finalmente  a parlarne con impegni e proposte che stanno smuovendo la morta gora. Ma ha certamente ragione Cuperlo quando dice che per rilanciare una economia sostenibile non basta ‘una spolverata di fotovoltaico’ che pone peraltro anch’esso problemi ambientali delicati sotto il profilo paesaggistico, dell’uso del territorio etc.

Sebbene il ministro Orlando abbia ad esempio  riproposto dopo lunghi silenzi questioni delicate come il suolo, i parchi e le aree protette, la biodiversità per un confronto serio con le regioni e gli enti locali così da definire impegni comuni e quella leale collaborazione istituzionale fallita con il nuovo titolo V anche al Senato si è ripreso a discutere una vecchia e brutta legge sui parchi  come se niente fosse.

Insomma mentre urge riprendere un serio confronto politico-culturale da cui possa ripartire una politica nazionale capace di coinvolgere su un piano di pari dignità tutti i soggetti istituzionali interessati al senato  si traffica per stravolgere una buona legge quadro che aspetta non di essere cambiata, ma finalmente attuata.

Senza considerare che come ha confermato il documento della Commissione dei saggi sulle riforme costituzionali  per le regioni e le autonomie locali non tira una buona aria.

Se si legge il capitolo riservato al Titolo V troviamo la conferma che una delle ipotesi -che sembra incontrare non poche simpatie- per evitare le troppe sovrapposizioni, incongruenze, incertezze e gli eccessi di conflittualità che riguardano anche e non poco l’ambiente si vorrebbe eliminare la competenza concorrente delle regioni per passare arma e bagagli allo stato. Così lo stato potrebbe intervenire anche nelle materie di competenza regionale. E questo mentre altri più correttamente ritengono che l’ambiente dovrebbe diventare competenza non solo dello stato ma appunto concorrente. Al senato di questo ne sanno qualcosa tanto è vero nel testo su cui con urgenza si è deciso di riprendere la discussione le regioni le ha fatte fuori nella gestione delle aree protette marine.

Anche per questo non bastano più le spolverate e i blablablà green che portano a parlare  grottescamente e assurdamente dei parchi come ‘volano dell’economia’ .

Le questioni ambientali non sono riconducibili unicamente all’economia è questa che va finalmente ricondotta a serie e valide politiche ambientali. Ecco una buona regola anche per il Pd.