Per i millennials italiani «gli immigrati non ci rubano il lavoro»

[6 settembre 2018]

Si conclude oggi  a Bologna la terza edizione di Teen Parade, il festival del lavoro spiegato dagli adolescenti e che ha come tema centrale l’educazione all’orientamento. Per questo Radioimmaginaria, il network radiofonico ragazzini tra gli 11 e i 17 anni che ormai conta 50 redazioni fra Italia e Europa, ha chiesto agli adolescenti che cosa determina la scelta del loro percorso scolastico, scoprendo che gli studenti italiani si affidano sempre più ai genitori. Per un neo-maggiorenne su quattro il ruolo di mamma e papà risulta decisivo quando si deve scegliere la scuola superiore; la percentuale si abbassa al 12% per i ragazzi nella fascia dai 14 ai 16 anni. Cosa spinge soprattutto gli adolescenti a preferire un tipo di scuola rispetto a un altro? Le possibilità di lavoro future sono considerate cruciali da quasi uno studente su tre (30,1%), mentre il dialogo con i professori viene reputato importante solo dal 6,9% degli intervistati.

I Radioimmaginaria spiegano che «Da tre anni stiamo costruendo un percorso tematico costruito per invitare i nostri coetanei a superare le incertezze e insicurezze che accompagnano la fase di ingresso nel mondo del lavoro» e per questo hanno chiesto ai millennials italiani anche cosa ne pensino della “emergenza immigrazione”. Ne è venuto fuori che chi frequenta quotidianamente gli immigrati e i profughi sui banchi di scuola ne ha molto meno paura e che per i nostri ragazzi il futuro multietnico dell’Italia è già il presente.

Quasi nove millennials su dieci  hanno risposto al sondaggio di Radioimmaginaria, che «Gli immigrati non ci ”‘rubano” il lavoro e non vanno necessariamente rimpatriati»,

Secondo i più giovani «L’occupazione immigrata e quella autoctona in Italia siano prevalentemente complementari: l’88,8% ha dichiarato a Radioimmaginaria che i migranti non rappresentano un ostacolo per l’inserimento nel mercato del lavoro e l’82,5% è contrario alla misura del rimpatrio».

A non pensarla esattamente così sono gli over 26, che sembrerebbero più inclini a vedere il diverso come una minaccia e credono «sia più corretto fornire agli immigrati le condizioni più idonee nel loro Paese piuttosto che adattarli al nostro».

Alla domanda: «Tu che consiglio daresti a chi si occupa della questione migratoria?» gli adolescenti italiani rispondono auspicando l’integrazione. Per i millennials bisogna «potenziare le strutture per l’accoglienza, cercare il supporto dell’Unione Europea e invitare i cittadini a proporre soluzioni creative per l’integrazione anche a livello locale». E molti chiedono di restare umani, di mettersi nei panni dei profughi e dei  migranti: «Se fossimo noi gli immigrati, vorremmo o no essere accolti?».

Teen Parade vuole aiutare i ragazzi, a trovare una risposta precisa alla domanda “che lavoro vorresti fare da grande”? Ecco il perché di momenti specifici – con la collaborazione di ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, INPS, Guardia di Finanza e Polizia di Stato – per stimolare un confronto sulle professioni in grado di appassionare e aprire la mente di chi dovrà essere protagonista del proprio futuro. Nella serata di ieri gli incontri con Valeria Cagnina, 17enne di Alessandria che ha fondato una sua scuola per insegnare ai ragazzini a programmare i robot, e con Iacopo Melio, scrittore disabile e attivista per i diritti umani e civili. A Teen Parade anche i concerti di Lo Stato Sociale e Luca Carboni (protagonisti di un inedito featuring dal vivo in chiave acustica) e dei rapper Cris Brave e Tedua con la conduzione di Rudy Zerbi. E poi esibizioni nell’area skatepark e parkour, simulazioni di voli con droni e sfide a colpi di poesie.

Ci sono anche i “case cube” dove enti pubblici e aziende private spiegano con laboratori e contest ai ragazzi che lavoro fanno. Attraverso il cubo dell’accoglienza, un labirinto tubolare di 25 metri, i ragazzi entrano al buio e possono incrociare personaggi dei fumetti o della cinematografia che, strada facendo, li sottopongono a un breve questionario per capire “chi sei” prima di capire “cosa vuoi fare da grande”. Alla fine del percorso di circa 2 minuti un algoritmo realizzato dall’Università di Bologna elabora le risposte e “pronostica” il futuro lavorativo dei ragazzi.