Al via il XIV Forum internazionale dell’informazione per la salvaguardia della natura

Perché senza buon giornalismo lo sviluppo sostenibile si allontana (e non abbiamo più tempo)

«La sfida che abbiamo davanti la giocano anche i singoli cittadini con la loro formazione culturale e le loro scelte di vita, per l’elaborazione delle quali l’informazione riveste un ruolo fondamentale»

[3 novembre 2017]

È più comodo credere in una rassicurante bugia che a una scomoda verità, si dice. Almeno finché la scomoda verità non comincia a crollarti addosso: la svolta sta nell’accorgersene per tempo. Il problema dell’Italia con i cambiamenti climatici è tutto qui. L’evidenza del riscaldamento globale è ormai nota alla scienza, e l’Ispra ci comunica che nel nostro Paese le anomalie climatiche sono già più acute rispetto al resto del mondo. Ciò che non riusciamo ancora a percepire con chiarezza sono le conseguenze.

Il XIV Forum internazionale dell’informazione per la salvaguardia della natura, organizzato dalla onlus Greenaccord e apertosi ieri a Firenze, si pone l’obiettivo di contribuire a diradare quest’illusione acuendo la vista dell’opinione pubblica sul mondo attraverso i giornalisti – circa 100 quelli arrivati in Toscana da tutto il mondo per l’occasione –, ovvero offrendo loro formazione di qualità. Un Forum itinerante che si muove tra Firenze e Larderello, facendo perno su un esempio concreto di sostenibilità: i territori della geotermia.

«La Toscana – ha spiegato l’assessore regionale all’Ambiente, Federica Fratoni, esordendo al Forum – è una regione molto fortunata dal punto di vista energetico grazie alla preziosa risorsa della geotermia, una risorsa che va governata. Confido molto nel lavoro che farete nei prossimi giorni – ha proseguito l’assessore rivolgendosi ai giornalisti presenti al Forum, di cui greenreport è media partner – perché la sfida che abbiamo davanti la giocano anche i singoli cittadini con la loro formazione culturale e le loro scelte di vita, per l’elaborazione delle quali l’informazione e il giornalismo rivestono un ruolo fondamentale».

Un “ruolo” che sta nel portare a galla una lettura della realtà funzionale alla transizione, già in corso, verso un modello di sviluppo più sostenibile. Spiegare perché sia non solo giusto ma anche conveniente lottare contro i cambiamenti climatici diventa più facile se si scopre che già oggi, ad esempio, le banche concedono più difficilmente prestiti – come ha documentato il senior economist di Bankitalia Ivan Faiella, durante il suo intervento al Forum – a quelle Pmi italiane presenti nelle aree del Paese a più alto rischio idrogeologico, e che se non invertiamo la rotta la situazione non potrà che peggiorare; lavorare per ridurre il rischio idrogeologico, al contrario, permetterebbe – tra l’altro – di fluidificare il mercato del credito. Importanti vantaggi che sarebbero a portata di mano, ma che abbiamo sempre meno tempo per cogliere. È il tempo la variabile della quale dobbiamo tornare a riappropriarci.

La strada della green economy è sempre più battuta dalle aziende come dal mondo della finanza, ma il ritmo del cambiamento è ancora drammaticamente lento. E «in Italia le due componenti più indietro sono la politica e i media, che si rinforzano a vicenda», tiene a precisare Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS e già ministro del Lavoro e presidente Istat. «In un momento storico in cui il settore privato aspetta che quello pubblico mostri una direzione chiara per sapere dove vogliamo andare, l’Italia sta dando i segnali sbagliati. Non è stata ancora approvata la Strategia energetica nazionale, quella per l’economia circolare, il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici – che toccano i tre ambiti fondamentali della transizione – e anche la legge contro il consumo di suolo giace in Parlamento. Se anche per miracolo si riuscisse ad approvare tutto in questi ultimi mesi, l’Italia sta andando ad elezioni ma la sostenibilità non è certo il tema del dibattito. Voi investireste in questo Paese?».

Per tornare a rispondere positivamente a questa domanda, la politica ha il dovere di fare da collante tra gli impulsi provenienti dalla finanza mondiale e tra le singole esperienze d’eccellenza nell’ambito della sostenibilità di cui anche il nostro Paese è ricco, mostrando con chiarezza che la collettività ha scelto di vivere un presente e un futuro migliore.

«I soldi iniziano a muoversi – ha sintetizzato Alfonso Cauteruccio, presidente di Greenaccord (nella foto, ndr) – e le stesse compagnie petrolifere stanno allargando il proprio business alle rinnovabili, rivedendo i propri modelli di business. Un trend che lascia intravedere come tutti vogliano farsi trovare pronti all’era no-carbon. Ma la politica che fa, sta a guardare, succube della finanza? E questo trend è da intendersi come speranza, o da guardarsi con sospetto? Proveremo a rispondere a queste domande». Domande che ci riguardano tutti perché «impattano anche sulla nostra vita quotidiana, dal come investire i nostri – anche se pochi – risparmi, su quali beni di consumo scegliere, come gestire l’energia di cui abbiamo bisogno».