Piano paesaggistico, per Agrinsieme non ci sono rischi di monocoltura in Toscana

[18 settembre 2014]

Tutte assieme per dire no al Piano Paesaggistico (PIT) adottato dal Consiglio Regionale toscano: gli agricoltori di Firenze, Prato e Pistoia parlano ad una voce, quella di Agrinsieme che rappresenta il coordinamento tra Cia, Confagricoltura, e Alleanza delle Cooperative. Esprimendo una forte contrarietà alle linee di indirizzo contenute nel piano, hanno redatto un “Manifesto in 13 punti per una agricoltura moderna e sostenibile” che verrà consegnato ai rappresentanti della Regione nel corso dell’Expo Rurale in programma a Firenze nel fine settimana.

«Gli obiettivi del Piano (contrasto al consumo di suolo, riconoscimento dell’agricoltura come presidio paesaggistico essenziale, recupero produttivo agricolo di superfici abbandonate) sono condivisibili ma vengono disattesi in nome di una male interpretata difesa del paesaggio, di una Toscana da cartolina che non corrisponde alla realtà».

Secondo Agrinsieme «non esistono in nessuna area della Toscana rischi di una specializzazione selvaggia verso modelli monoculturali. L’analisi è chiara: Il tradizionale tessuto a maglia fitta di piccoli campi, pascoli e impianti promiscui ha dimostrato di non essere più sostenibile negli anni. Il primo requisito del paesaggio è di essere sostenibile, ovvero di dare da mangiare a chi ci vive. Altrimenti viene abbandonato e si genera una catastrofe sociale con lo spopolamento delle campagne e l’abbandono dei borghi rurali. I grandi impianti specializzati di vigna, oliveto e frutteto, gli ampi campi cerealicoli, i vivai, i moderni opifici di trasformazione della materia prima agricola, gli agriturismi con le loro piscine, i termalismi, l’acquacoltura e tutte le altre forme di agricoltura moderna che il PIT considera criticità cosa sono se non una moderna agricoltura sostenibile, quella che ha dato reddito agli agricoltori e fermato l’esodo dalla campagne e lo spopolamento dei borghi rurali?».

Non è un caso che i prodotti agricoli che hanno fatto grande la reputazione della Toscana nel mondo vengono solo dai territori dove l’agricoltura moderna sostenibile si è affermata. Nessuno dei territori dove è dominante il modello esaltato dal PIT produce cibi, vini o oli che si sono a loro volta affermati nel mondo, creando indotto e occupazione.

Quanto al divieto contenuto nel PIT di realizzare nuove cantine e di rinnovare le vigne o le olivete, questa scelta favorisce la rendita e penalizza l’imprenditorialità; se nessuno potrà costruire nuove cantine, quelle esistenti aumenteranno automaticamente di valore, premiando ingiustamente la rendita di posizione di chi le ha. E non è vero che il vigneto sta invadendo le campagne. Verso la fine degli anni 90, la Regione dichiarava all’Unione Europea, una superficie vitata pari a poco più di 64.000 ettari mentre ora ne abbiamo circa 59.000, vale a dire solo il 4,5% della superficie agricola utilizzabile della toscana.

E lo stesso dicasi per il floviviaismo: «Il florovivaismo, viene delineato come attività agricola pericolosa da contrastare e ridurre. Al contrario rappresenta uno dei vanti dell’agricoltura italiana: genera occupazione, crea, contribuisce a creare ed a mantenere, ovunque, paesaggi meravigliosi».

«In generale – spiega il Presidente Roberto Comparini Bardzki, portavoce del coordinamento di Agrinsieme di Firenze e Prato – il problema non riguarda soltanto i viticoltori bensì tutta l’agricoltura moderna sostenibile, e va affrontato adottando modifiche radicali all’intero concetto di piano, per rendere l’agricoltura della Regione attività sostenibile in grado di costruire e mantenere non solo il paesaggio, ma di produrre reddito e ricchezza per gli agricoltori. E quelli contenuti nel Piano non sono semplici indirizzi come vorrebbero far credere ma vere e proprie prescrizioni a cui Regione ed i vari Enti locali dovranno automaticamente adeguarsi».

di Agrinsieme

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