Piombino saluta un altro salvatore della patria? «Debole la proposta di Jindal»

[22 luglio 2014]

Se tutto va come previsto dai piani della Costa, meteo permettendo, dopo l’ennesimo ritardo la Costa Concordia abbandonerà domani l’isola del Giglio, su cui è adagiata dal 13 gennaio del 2012, e Piombino vedrà allontanarsi definitivamente quella che era stata venduta come un’importante opportunità di rilancio per il territorio e la sua industria.

Ma per la città le promesse tradite sono ormai una routine. L’ex stabilimento Lucchini, da anni agonizzante, ha visto passare davanti ai suoi cancelli innumerevoli salvatori della patria; solo negli ultimi mesi si ricordano l’inconsistente giordano Khaled Habahbeh, che avrebbe dovuto rilanciare l’impianto all’interno di un mega progetto poi rivelatosi fuffa, per non parlare dell’imprenditore lombardo Andrea Marini. Neanche una settimana fa la stampa locale lanciò in pompa magna l’ipotesi di un’improbabile centrale a carbone (come fanno in Germania, si disse, dove secondo alcune anime belle le centrali nucleari vengono riconvertite per essere alimentate a coke…), di cui rimane solo una nuvola di fumo.

L’unico orizzonte concreto, anche se fortemente al ribasso, per la Lucchini sembrava essere quello degli indiani di Jindal. Almeno fino a oggi.

Trascorso infatti il tempo necessario per l’esame della documentazione pervenuta, comunicano dal Comune di Piombino, questa mattina il sindaco Massimo Giuliani e il commissario straordinario Piero Nardi hanno potuto analizzare con più cognizione il quadro delle offerte pervenute. «Come già anticipato anche dalla stampa – afferma Giuliani – l’offerta più significativa è quella presentata dalla Jsw di Sijan Jindal. Si tratta però di una proposta di acquisto debole sia dal punto di vista economico che progettuale, anche per quanto riguarda le possibilità di rilancio dello sviluppo industriale della città e del territorio. Nell’offerta appare infatti solo tratteggiata la possibilità di un Corex affiancato da un forno elettrico, così come l’ipotesi della costruzione di una centrale elettrica da parte della stessa Jsw è solo sfumata. A questo punto Nardi – precisa Giuliani – ha il compito di prospettare al governo questi risultati cercando di tenere ben presenti non soltanto obiettivi di tipo economico ma anche di ricaduta sociale dell’intera operazione, sia per quanto riguarda i lavoratori Lucchini che i lavoratori dell’indotto».

Alle ricadute ambientali, o meglio al contesto ambientale e di risorse naturali che afferiscono al territorio – elemento di riflessione naturale all’interno di una moderna ed efficace valutazione di tipo industriale – neanche si fa cenno, ma quello dell’ambiente sembra davvero l’ultimo dei problemi.

La crisi della città arriva da lontano, e oggi che presenta il conto è duro guardarla in faccia: ci si appiglia a tutto quello che passa il convento, che è davvero poca cosa.

«Ci auspichiamo che i prossimi passi – si augura Giuliani – che vanno nella direzione dell’apertura di una trattativa privata, offrano ulteriori margini di manovra verso un esito che consideri tutte le diverse implicazioni della questione». Sarebbe facile divertirsi a prevedere, oggi, che “la questione” non si chiuderà in modo felice; preferiamo astenerci da questo macabro gioco, ma crediamo che Piombino si meriti almeno rispetto. In mancanza di soluzioni, astenersi saltimbanchi e venditori di olio di serpente.