Riceviamo e pubblichiamo

Piombino, Spirito Libero apre a un tavolo di confronto sull’acciaio: guardare alla verticalizzazione del prodotto

[4 novembre 2016]

“Consapevoli dell’importanza dei problemi che si rifletteranno sul futuro di Piombino, proponiamo un tavolo di confronto fra tutti gli attori, dove le diverse posizioni possano essere ascoltate e valutate per portare un contributo ai prossimi livelli di implementazione del progetto “. Con queste parole, inserite nel documento di maggioranza, Spirito Libero ha definito la propria posizione senza venire meno al sostegno al progetto, perché spostare gli impianti siderurgici fuori dal perimetro cittadino è secondo noi importantissimo, specie guardando alla storia della siderurgia italiana che nel passato ha visto permettere gli scempi di Genova, Bagnoli e Taranto (solo per citare quelli simili a Piombino): grandi impianti inquinanti e rumorosi inglobati nelle città, che occupano vaste superfici, sul mare e nel tessuto urbano. Ma oggi si vuol fare un passo avanti verso delocalizzazioni più consone a un’organizzazione di un territorio che prevede ancora la presenza di industrie.

Questo ci trova non solo d’accordo, ma crediamo anzi che si potrebbe fare ancor di più per una ulteriore svolta produttiva che guardi alla verticalizzazione del prodotto, ossia passando dal “produrre” al “lavorare” l’acciaio. Purtroppo la “diversificazione” interna ai cicli industriali, nostro cavallo di battaglia, non viene recepita e così per “diversificazione” viene inteso soltanto il cambiare settore merceologico, mentre all’interno degli stessi ambiti produttivi esisterebbero altre opzioni più pulite, più aperte alla manodopera giovanile e femminile,  più creative e moderne riguardanti la filiera terminale e non il semi-prodotto.

Rispetto al progetto Cevital-Aferpi (che promette di assorbire gran parte dei lavoratori ora senza un futuro), sarebbe dunque opportuno capire se c’è spazio per fare meglio per la gente e per l’ambiente. Per questi motivi abbiamo chiesto un serio tavolo di confronto, che non è affatto un cedimento o un escamotage come qualcuno sobilla, bensì è la scelta di un metodo per confrontarsi e ascoltare vagliando tutte le possibili ipotesi. Purtroppo certe vie diplomatiche non hanno quella presa immediata della bassa propaganda ma,  considerando che si parla di cantieri futuri, a Noi sembrava opportuno studiare e analizzare seriamente le varie soluzioni anziché esasperare gli animi e magari chiarendo una volta per tutte, ad esempio, com’è che nel recente passato chi sosteneva la riaccensione dell’Altoforno oggi sostiene che gli interessa la salute e si erge a paladino della tutela di chi abita al Poggetto-Cotone.

Infine, ci dispiace davvero leggere frasi in cui siamo chiamati “piccoli alleati del PD”, da chi in futuro rischierebbe di ritrovarsi “piccolo alleato” del M5S: se da parte di chi è numericamente grande la presunzione non ci stupisce, da parte di chi pesa più o meno quanto noi ci saremmo invece aspettati rispetto, come noi lo portiamo, non considerando nessuno un utile idiota.

di Andrea Fanetti, Coordinatore Spirito Libero