Lettera del sindaco Gianni Anselmi al Presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta

Piombino, una storia italiana

[19 luglio 2013]

Il polo industriale di Piombino attraversa da tempo una crisi che rischia di produrre, se non adeguatamente fronteggiata in tempi brevissimi con tutti gli strumenti di intervento disponibili, conseguenze sociali ed ambientali devastanti per un intero territorio, e la dissoluzione di un patrimonio produttivo, professionale e culturale che ha segnato la civiltà del lavoro del ‘900 italiano.

A partire dal 2009, a seguito dell’annunciato disimpegno della proprietà russa Severstal dalle vicende industriali riguardanti il gruppo Lucchini, e di fronte al contestuale acuirsi delle difficoltà dell’adiacente stabilimento della Magona d’Italia (oggi parte del gruppo ArcelorMittal) e alle implicazioni sul sistema diffuso dell’indotto, chi scrive e le istituzioni toscane, in sintonia dialogica con le organizzazioni sindacali, hanno messo in campo un’incessante attività di interlocuzione propositiva con gli Esecutivi succedutisi e di ricerca di possibili investitori, con l’obiettivo mai abbandonato di tenere insieme occupazione, risanamento ambientale e competitività territoriale.

Un risultato fondamentale di questo lavoro è stato il recente riconoscimento all’area di Piombino, con la conversione del Decreto Legge n.43 del 26 aprile 2013, dello stato di Area di Crisi Industriale Complessa ai fini dell’applicazione delle disposizioni di cui all’art.27 del DL 22 giugno 2012, n.83. Mi preme riconoscere pubblicamente l’impegno profuso a tale riguardo dal Sottosegretario allo Sviluppo Economico Prof. Claudio De Vincenti.

Tale provvedimento, unitamente alla presenza alla guida del gruppo Lucchini in Amministrazione Straordinaria di un Commissario di Governo, il dottor Piero Nardi, consegna al Governo da Lei presieduto l’opportunità di una conduzione nitidamente ispirata a logiche e finalità di interesse nazionale di una vicenda così complessa per implicazioni sociali, industriali e territoriali. Del resto, come Lei sa bene, l’intreccio unico ed emblematico fra produzione e territorio che caratterizza l’area piombinese evoca e chiama in causa il ruolo dello Stato, che ha scritto nella mia città, lungo i decenni del ‘900, una pagina rilevantissima della sua biografia industriale.

Lucchini, ArcelorMittal, Tenaris Dalmine, le imprese dell’indotto mettono insieme a Piombino (circa 35.000 abitanti) circa 5.000 addetti. Il polo energetico (ENEL, Edison, Elettra) ne annovera altri 200. Stiamo parlando di 1 milione di metri quadri, 1000 ettari di territorio occupato perimetrati nel sito di bonifica e affacciati su un porto di rilevanza nazionale.

Come lei può ben comprendere, Presidente, non si tratta dunque di un tema localistico e puntuale. La difesa della base occupazionale e produttiva e la qualificazione attiva dei presidii industriali è questione che non afferisce soltanto all’identità di lungo periodo della nostra comunità nazionale: essa concerne il profilo, il ruolo ed il peso che essa sceglierà di avere in Europa e nel mondo.

Il dilagare pervasivo degli scenari di crisi richiama l’urgenza di una nuova generazione di politiche industriali che, fuori da un approccio assistenzialista e meramente difensivo, rigenerino le ragioni della produzione manifatturiera in Italia. La mia opinione è che lo si debba fare con il peso di una visione, promuovendo meccanismi selettivi e orientati all’innovazione e al trasferimento tecnologico, affermando nuovi paradigmi ambientali nella relazione fra lavoro e territori.

Puntando sulle specificità competitive degli ambiti territoriali (come quelli portuali), favorendo celeri ed efficienti processi di adeguamento infrastrutturale, bonifica e riuso delle aree industriali disponibili per nuovi insediamenti, e dunque compattando i processi di sviluppo e proteggendo coste, colline, aree agricole da modelli di sviluppo non desiderabili.

Un’Italia che faccia bene l’Italia nelle aree industriali e nei porti può fare ancor meglio l’Italia nel campo dei beni culturali, del paesaggio e del turismo.

Ecco perché a Piombino sta andando in scena una vicenda delicatissima e simbolica. In gioco sono non solo le prospettive di un polo produttivo di rilievo internazionale (solo a Piombino si producono in Italia le rotaie senza saldatura da 108 metri), ma questioni di ordine strategico e politico che riguardano un’idea di Paese e il suo modello di sviluppo.

Noi riteniamo, Signor Presidente, che una siderurgia più moderna tecnologicamente, più competitiva commercialmente e più compatta territorialmente sia la condizione anche per l’accelerazione della diversificazione produttiva del nostro territorio: vivibilità, turismo, spazi per la piccola e media impresa. E pensiamo che Piombino possa essere, per la pluralità delle proprie vocazioni, un paradigma del buon governo delle complessità territoriali che conservi la manifattura e il lavoro come assi di riferimento.

Come abbiamo rappresentato allo staff del Vice-Presidente Tajani nelle scorse settimane a Bruxelles, alla vigilia della pubblicazione dello Steel Action Plan, siamo convinti che la partita della modernizzazione ecologica della siderurgia si possa ancora giocare, soprattutto a Piombino e sin dai prossimi giorni, per scongiurare il rischio di lavorare sulle macerie sociali e produttive di un territorio intero. Si tratta in primo luogo di impedire la paventata fermata dell’altoforno a fine settembre, verificando urgentemente (come da tempo richiesto) le possibili sinergie con altri siti siderurgici a partire da Taranto; di verificare altrettanto urgentemente la praticabilità finanziaria ed economico-aziendale di un intervento di riqualificazione del ciclo siderurgico integrale di Piombino con tecnologie già sperimentate a basso impatto ambientale; e di dare senza indugio le gambe ad una progettualità, in linea con gli obiettivi fissati per le Aree di Crisi Complessa in termini di innovazione, riqualificazione industriale, formazione del capitale umano, che intersechi ogni possibile opzione sugli assetti siderurgici futuri con lo sviluppo del nostro porto e la creazione di strumenti (anche fiscali, in un territorio gravato da oneri di bonifica) e spazi in grado di mobilitare, promuovere e valorizzare intelligenze ed investimenti, progettualità e lavoro. Bonifiche e industria del risanamento ambientale, recupero e reindustrializzazione leggera delle aree dismesse, logistica, efficientamento energetico, cantieristica, le opportunità estraibili dallo smaltimento a Piombino del relitto della Costa Concordia possono essere gli ingredienti di un nuovo paradigma manifatturiero che difenda l’industria innovandola e promuova e qualifichi l’occupazione, ridando speranza ai nostri giovani e ancorandosi alle nostre specificità territoriali più che alle incertezze dei mercati globali.

Signor Presidente, La ringrazio per l’attenzione dedicatami. So che comprenderà e perdonerà l’ambizione e la passione del mio argomentare, che tradiscono il portato di anni vissuti in trincea, e spesso in corteo, faccia a faccia con le inquietudini di migliaia di cittadini, lavoratori dipendenti e autonomi, soprattutto giovani. Gente della nostra generazione, figli di una storia che oggi rappresento con fierezza. Una storia italiana, quella di Piombino, della Val di Cornia e dei territori contermini, fatta di coesione e solidarismo, di progresso cercato e costruito per sé e per gli altri, dell’immaginarsi nel destino di un Paese. Una storia di lavoro, civiltà, senso di comunità.

Le istituzioni repubblicane hanno il compito grave di non tradire quella storia, e di aprire nel nostro territorio una stagione che sostituisca all’inquietudine la speranza, la laboriosità e l’innovazione possibile.

E’ necessario agire in fretta e con determinazione: confido nella sensibilità che Le deriva dal Suo percorso personale, politico e istituzionale.

 

La saluto cordialmente, buon lavoro

 

Gianni Anselmi, sindaco di Piombino