Ritorno alla terra? A Pisa è boom di iscrizioni ad Agraria

[28 novembre 2013]

Da qualche tempo si registra un’attenzione diversa dei giovani verso l’agricoltura, settore che ha bisogno di manodopera ma anche di “cervelli” e di un nuovo approccio qualitativo multidisciplinare. In tal senso i dati del dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali (ex facoltà di Agraria) dell’Università di Pisa, sono confortanti: negli ultimi anni ha registrato un progressivo aumento di iscritti alle lauree triennali, in particolare a partire dall’anno accademico 2010-2011 quando, rispetto all’anno precedente, si è ottenuto un +30%, confermato anche l’anno seguente con un +16%. E la crescita continua anche quest’anno: al 5 novembre gli immatricolati erano 260, contro i 246 del 2012.

«Dal 2009 ad oggi, nelle ex facoltà di Agraria, ora dipartimenti, del nostro Paese, si è registrato un vero e proprio boom di iscritti, con un aumento generale pari al 45% e che, nelle università del Nord Italia, ha raggiunto il +134% – ha spiegato il professor Rossano Massai, direttore del dipartimento – Un dato in controtendenza con il calo generale delle iscrizioni all’università, che negli ultimi cinque anni si sono ridotte di circa il 13% a livello nazionale, e che dà un segnale del forte cambiamento culturale in atto, con scelte di studio più orientate all’economia reale».

Una possibile spiegazione di tale aumento di iscritti è appunto la crescita di opportunità nel settore agricolo, dovuta anche al fatto che negli ultimi anni si sono sviluppati nuovi mestieri, tant’è che circa il 70% delle imprese create da giovani opera in attività multifunzionali come l’agriturismo, le fattorie didattiche, la vendita diretta dei prodotti tipici, la trasformazione aziendale del latte in formaggio e delle olive in olio, la produzione di pane, birra, salumi, gelati e addirittura cosmetici. Per quanto riguarda il dettaglio del 2013, il 51% degli immatricolati è donna, con una forte presenza di studenti stranieri, europei, asiatici e sudamericani, e un incremento particolare di ragazzi che scelgono di iscriversi al corso di laurea in Viticoltura ed Enologia (circa il 53% in 3 anni). «In questo caso la forza trainante è data da un prodotto, il vino, fortemente caratterizzato dal territorio di produzione. In questo settore i giovani riconoscono non solo uno sbocco lavorativo ma anche uno strumento di affermazione sociale e di riconquista di un patrimonio storico-culturale legato al territorio che altrimenti andrebbe perso per sempre» ha concluso Massai.