Poste elezioni, Green Italia: «Ecco perché c’è bisogno anche di noi»

[3 giugno 2014]

Più di una volta, in questi giorni, abbiamo dovuto rispondere a persone che hanno visto il risultato elettorale di Green Italia Verdi Europei come un risultato “deludente”da considerarsi alla stregua di un fallimento.

Consapevoli di quanto facciano sorridere coloro che tentano di mascherare da vittoria anche l’indifendibile, secondo una modalitàa cui siamo tristemente abituati in questo nostro meraviglioso Paese, abbiamo, però, la presunzione di dire ad alta voce che, per noi, questo risultato non assomiglia affatto ad un fallimento.

Dopo circa 8 anni di assenza come simbolo indipendente sugli scenari elettorali, con 35 giorni di tempo e meno di 30.000 €per costruire una campagna elettorale, con tutti i media dolosamente fossilizzati sul voto utile (e sul pensiero unico) e sistematicamente determinati ad eliminare pluralismo e questioni politiche serie dal dibattito, siamo riusciti a convincere 250.000 persone ad osare.

250.000 persone hanno messo nelle nostre mani un mandato a procedere, a costruire una casa politica per gli ecologisti; a strutturare un luogo che, semplicemente, non esiste, in uno scenario politico in cui i temi della green economy e dell’ambiente sono nel migliore dei casi relegati a meri proclami elettorali e, nel peggiore, semplicemente ignorati.

Il tema delle larghe intese non crediamo sia prescindibile da un qualsiasi ragionamento politico oggi. Questo in particolare sui temi ambientali, di economia di welfare e di lavoro, purtroppo non si puòprescindere dal fatto che le politiche attuate dai governi negli ultimi anni siano state devastanti per troppi dei punti che hanno caratterizzato la nascita di Green Italia. Ma il tema veramente preoccupante non solo le larghe intese.

E, in questo senso, stupisce che proprio operatori del settore, da sempre, ripongano ancora fiducia nel fatto che il PD abbia la benchéminima intenzione di concedere spazi reali a quel baluardo di veri ambientalisti (il cui spessore non viene messo in dubbio da nessuno dei fondatori di Green Italia) che ancora resistono nel tentativo di spostare di qualche decimo di grado la rotta della corazzata fossile che muove le scelte del PD.

Una rotta che nemmeno il brillantissimo e giovanissimo presidente del consiglio ha messo minimamente in discussione, assegnando il dicastero dello sviluppo economico in assoluta continuitàcon la strategia di Romani-Passera-Zanonato e gestendo l’assegnazione del ministero dell’Ambiente secondo la piùbieca logica di bilanciamento di poltrone, senza nessun rispetto néper il lavoro svolto dal ministro precedente, néproprio per quegli ecologisti del PD che con molta piùgrinta e competenza avrebbero affrontato l’incarico.

Green Italia, come l’importante sinergia che ha portato alla nascita della lista “Green Italia Verdi Europei”, nasce proprio dall’esigenza di costruire uno spazio politico in Italia che metta realmente al centro la questione ecologista, dimostrando quanto questa possa illuminare ogni scelta strategica e politica che abbia a che fare con il futuro di questo paese e con la risoluzioni delle 2 crisi che ci affliggono in maniera sempre più evidente: quella economica e quella ambientale.

Un’obiezione circa la sensatezza di un “nuovo movimento” nasce naturale, perché se tutte queste cose sono vere, come è possibile che Renzi e il Partito Democratico abbiano avuto un successo così schiacciante alle scorse elezioni? C’è spazio per un soggetto altro? Noi crediamo che lo spazio ci sia, e crediamo che anche in politica si debba provare a realizzare un progetto anche solo perché lo si ritiene giusto.

Annalisa Corrado e Oliviero Alotto, Portavoce di Green Italia rispondono a Luigi Bertone su www.greenreport.it