Presentato l’annuario Arpat 2012. Lievi oscillazioni della qualità ambientale

Suddiviso in 6 capitoli offre una panoramica importante dello stato di salute ambientale toscano

[11 luglio 2013]

Arpat ha pubblicato l’Annuario dei dati ambientali 2012, che come lo scorso anno è organizzato in sei capitoli: aria, acqua, mare, suolo, agenti fisici e sistemi produttivi.

«Abbiamo salutato con piacere lo scorso anno la nascita di un documento in cui si forniscono i dati ambientali così come sono, in forma semplice e comprensibile – ha dichiarato l’assessore regionale all’ambiente Anna Rita Bramerini –  A distanza di un anno confermiamo la nostra soddisfazione, ritenendo che sia di fondamentale importanza che cittadini e amministratori pubblici condividano un unico quadro conoscitivo. Con una lettura semplice e veloce ognuno potrà farsi la propria idea della qualità di alcune tra le matrici più significative, rendendo quindi concretamente realizzata la previsione di accesso del pubblico all’informazione ambientale, come previsto dalla direttiva europea».

Bene quindi la chiarezza nella divulgazione dei dati ma nel merito non ci sono grandi novità per la qualità ambientale con lievi oscillazioni in miglioramento o in peggioramento a seconda dei vari parametri. Per  quanto attiene l’aria,  Polveri sottili, Biossido di azoto e Ozono fanno registrare criticità.

Per le PM10 e PM2,5, come nel 2011, i valori limite dell’indicatore relativo alla media annuale sono stati rispettati in tutta la Toscana. Invece non è stato rispettato il limite dei 35 superamenti per la media giornaliera di 50 μg/m3 in sei delle 22 stazioni di rete regionale attive nel 2012 (tre di traffico e tre di fondo), rispetto alle dieci in cui questo era avvenuto nel 2011. Sono rientrate nei limiti due stazioni di Pisa e quelle di Viareggio e Scandicci (FI).

Per il Biossido di azoto rispetto alla media annuale, quattro delle cinque stazioni di tipo traffico attive nel corso del 2012, hanno registrato il mancato rispetto del limite di 40 μg/m3, mentre il limite è stato rispettato in tutte le stazioni di tipo fondo, confermando, anche rispetto al 2011 (quando il superamento si era verificato in tutte e cinque le stazioni di traffico), la forte criticità di questo inquinante nei siti di traffico. Per l’ozono in nessuna delle stazioni è mai stato superato il limite per la soglia di allarme di 240 μg/m3, come media oraria, mentre il valore obiettivo per la protezione della salute umana di 120 μg/m3 da non superare più di 25 giorni per anno civile come media su 3 anni, risulta critico in quattro stazioni di monitoraggio su nove.

Per quanto riguarda la matrice acqua, problemi per le acque sotterranee con il  trend 2002-2012 che mostra un generale peggioramento dello stato di qualità. Al di la delle sostanze indesiderate di fondo naturale, delle variazioni idriche (siccità o forti precipitazioni) che influenzano le concentrazioni degli inquinanti, di fatto arrivano nelle acque profonde (la riserva più importante) ancora troppi inquinanti da fonte antropica. Bene invece le acque di balneazione, con oltre  il 96% dei km di costa controllati che si colloca in classe eccellente. Stabili le acque superficiali con il 29% dei punti monitorati che risulta in uno stato ecologico buono, il 27% sufficiente e il 23% scarso. Le due categorie agli estremi, elevato e cattivo, raggiungono basse percentuali (6,4% elevato e 7,7% cattivo). Riguardo allo stato chimico, nel triennio si ha il 65% dei punti monitorati che risultano buoni e il 35% non buoni, in relazione al superamento nei valori medi di alcune sostanze pericolose.

Infine meritano una attenta analisi le acque e i sedimenti marino-costieri. Per quanto riguardo lo stato chimico si registra in modo diffuso, e costante nel tempo, lungo tutta la costa una presenza sopra i limiti di mercurio nei sedimenti e/o in acqua, nichel nei sedimenti (tranne Costa Burano) e di cadmio nei sedimenti di alcune zone. Questo dato porta a classificare come “non buono” tutti i corpi idrici litoranei. «Trattandosi di metalli che possono presentare nella nostra regione “valori di fondo naturale”, superiori agli standard di qualità ambientale, la classificazione potrà essere riconsiderata a seguito di studi scientifici che possano dimostrare tale tesi» hanno precisato da Arpat.

Per quanto riguarda il suolo non ci sono dati confortanti. Rispetto all’anno precedente, il numero di siti da bonificare è aumentato di 105 unità e quasi 5.300 ettari di terreno. Il significativo incremento di superfici è relativo alle province di Grosseto e Massa Carrara ma le motivazioni sono ancora da appurare.

Da segnalare ancora i dati sui controlli degli impianti soggetti ad Autorizzazione integrata ambientale (Aia). Rispetto ai 289 impianti presenti in Toscana, nel corso del 2013 ne sono stati sottoposti a controllo 160, con 20 violazioni di tipo amministrativo e 82 di rilevanza penale. Infine la situazione della  biodiversità che risulta complessivamente abbastanza stabile nel corso degli anni. Nel rapporto viene segnalato il caso degli spiaggiamenti di cetacei che si è verificato anche nel 2013. Dal 2010 al 2012 si sono spiaggiati in Toscana mediamente 31 esemplari di cetacei ogni anno. Oltre metà degli animali spiaggiati è rappresentato da stenelle, che sono anche la popolazione di cetacei più abbondante nei mari toscani (circa 7000 individui).

Per chi vuole poi approfondire le singole tematiche, ogni sezione del rapporto rinvia alle pagine del sito Web nelle quali sono pubblicati i report ambientali specifici, con i relativi commenti metodologici e i riferimenti normativi trattati in dettaglio.