Protocollo di Kyoto, la crisi aiuta l’Italia ma per rispettarlo dovrà “pagare”

[17 aprile 2014]

Gli obiettivi di Kyoto sono alla portata dell’Italia, ma solo grazie ai meccanismi di compensazione previsti dal protocollo. Infatti, In base all’Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera dei gas serra presentato dall’ ISPRA (e disponibile sul sito www.isprambiente.gov.it), la media delle emissioni del periodo 2008-2012 si è ridotta rispetto al 1990 (anno base) solo del 4.6%, a fronte di un impegno nazionale del 6.5%. Per conseguire l’obiettivo, mancano ancora circa 17 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, ottenibili solo attraverso un ulteriore impegno attraverso l’utilizzo di ulteriori crediti consentiti dai meccanismi flessibili del Protocollo.

Secondo ISPRA si tratterà di “uno sforzo limitato”, ma sarà comunque necessario l’acquisto di crediti di emissione da quei Paesi che hanno ridotto le proprie emissioni oltre il proprio obiettivo (meccanismo dell’Emissions Trading) e la realizzazione progetti di riduzione delle emissioni di gas-serra e di sviluppo economico e sociale in altri Paesi (meccanismo del Clean Development Mechanisms).

E questo nonostante il 2012 sia stato un anno particolarmente favorevole dal punto di vista della riduzione delle emissioni: ben il 5,4% in meno rispetto all’anno precedente e l’11,4% rispetto all’anno base (1990).

Una forte riduzione dovuta sia al crollo dei consumi energetici e delle produzioni industriali a causa della crisi economica e della delocalizzazione di alcuni settori produttivi, sia della crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili e di un incremento dell’efficienza energetica.

Tra il 1990 e il 2012 le emissioni di tutti i gas serra considerati dal Protocollo di Kyoto sono passate da 519 a 460 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, variazione ottenuta principalmente grazie alla riduzione delle emissioni di CO2, che contribuiscono per l’84% del totale e risultano, nel 2012, inferiori del 4,6% rispetto al 1990.

Le emissioni di metano (CH4) e di protossido di azoto (N2O) sono rispettivamente pari a circa il 7.6% e 6.0% del totale e sono in calo sia per il metano (-20.6%) che per il protossido di azoto (-25.9%). Gli altri gas serra, gas fluorurati quali idrofluorocarburi (HFC), perfluorocarburi (PFC) e esafluoruro di zolfo (SF6), hanno un peso complessivo sul totale delle emissioni che varia tra lo 0.1% e l’2%; le emissioni degli HFC evidenziano una forte crescita, mentre le emissioni di PFC decrescono e quelle di SF6 mostrano un minore incremento.

I settori della produzione di energia e dei trasporti sono quelli più importanti, contribuendo alla

metà delle emissioni nazionali di gas climalteranti. Rispetto al 1990, le emissioni di gas serra del settore trasporti sono aumentate del 2.9%, a causa dell’incremento della mobilità di merci e passeggeri; per il trasporto su strada, ad esempio, le percorrenze complessive (veicoli x km) per le merci sono aumentate del 37%, e per il trasporto passeggeri del 18%. Per il secondo anno consecutivo, però, si riscontra una riduzione delle percorrenze di merci ed anche i consumi energetici del settore, dopo aver raggiunto un picco nel 2007, sono in riduzione.

Sempre rispetto al 1990, nel 2012 le emissioni delle industrie energetiche sono diminuite dell’8.0%, a fronte di un aumento della produzione di energia termoelettrica da 178.6 Terawattora (TWh) a 217.6 TWh, e dei consumi di energia elettrica da 218.7 TWh a 307.2 TWh. Dall’analisi dell’andamento delle emissioni di CO2 per unità energetica totale, emerge che l’andamento delle emissioni di CO2 negli anni ’90 ha seguito sostanzialmente quello dei consumi energetici; solamente negli ultimi anni si delinea un disaccoppiamento delle curve, dovuto principalmente alla sostituzione di combustibili a più alto contenuto di carbonio con il gas naturale nella produzione di energia elettrica e nell’industria e ad un incremento dell’utilizzo di fonti rinnovabili.

Nel periodo 1990-2012, le emissioni energetiche dal settore residenziale e servizi sono aumentate dell’8.2%. A questo proposito si può osservare che in Italia il consumo di metano nel settore civile era già diffuso nei primi anni ’90 e la crescita delle emissioni, in termini strutturali, è invece correlata all’aumento del numero delle abitazioni e dei relativi impianti di riscaldamento oltre che, in termini congiunturali, ai fattori climatici annuali.

Le emissioni del settore dell’industria manifatturiera sono diminuite del 36.8% rispetto al 1990 prevalentemente in considerazione dell’incremento nell’utilizzo del gas naturale in sostituzione dell’olio combustibile per produrre energia e calore e per gli ultimi anni a seguito del calo della produzione industriale.

Per quel che riguarda il settore dei processi industriali, nel 2012 le emissioni sono diminuite del 26.5% rispetto al 1990. L’andamento delle emissioni è determinato prevalentemente dalla forte riduzione delle emissioni di N2O (-96.5%) nel settore chimico, grazie all’adozione di tecnologie di abbattimento delle emissioni nella produzione dell’acido nitrico e acido adipico. D’altro lato le emissioni dei gas fluorurati, in particolare di quelli utilizzati per la refrigerazione e per l’aria condizionata, sono aumentate del 244.3% dal 1990.

Le emissioni dal settore dell’agricoltura sono diminuite del 16.0% tra il 1990 e il 2012. La riduzione principale si è ottenuta nelle emissioni dovute alla fermentazione enterica (-13.1%) e alle deiezioni animali (-26.4%) poiché sono diminuiti i capi allevati, in particolare bovini e vacche da latte, e, grazie a un minor uso di fertilizzanti azotati, anche alle emissioni dai suoli agricoli (-15.0%). Negli ultimi anni si è registrato un incremento della produzione e raccolta di biogas dalle deiezioni animali a fini energetici, evitando emissioni di metano dallo stoccaggio delle stesse.

Nella gestione e trattamento dei rifiuti, le emissioni sono diminuite del 17.5%, e sono destinate a ridursi nei prossimi anni, per la riduzione delle emissioni dallo smaltimento dei rifiuti solidi urbani in discarica, avvenuta attraverso il miglioramento dell’efficienza di captazione del biogas e la riduzione di materia organica biodegradabile in discarica grazie alla raccolta differenziata.