Può un drone reporter rivoluzionare il giornalismo?

[23 settembre 2014]

Nessuna battaglia di retroguardia, ci mancherebbe, ma siamo sicuri che il futuro del giornalismo passi davvero dai drone – reporter? Se uno seguisse la logica dell’apparentemente irrefrenabile loro ascesa dall’uso militare a quello civile, la risposta sarebbe sì. Ma da chi, come il sottoscritto, nonostante abbia appena passato i quaranta ha cominciato questo mestiere in redazioni con ancora la macchina da scrivere, una riflessione più complessa è d’obbligo. Una rivoluzione è qualcosa che cambia, preferibilmente in meglio o almeno auspicalmente, la situazione data. La nascita di internet è stato il più grande cambiamento da Johann Gutenberg che si ricordo per il mondo dell’informazione, ma i tablet e gli smartphone hanno ulteriormente accelerato la trasmissione di informazioni a una velocità che l’uomo già fatica a sostenere.

La possibilità di assistere a un evento di qualsiasi genere e poterlo mandare urbi et orbi con anche fotografie praticamente in tempo reale è un qualcosa che solo chi ha conoscenza di cosa fossero i fuorisacco o i dimafoni può capire. Il fax che quando arrivò in redazione sembrava una macchina straordinaria, oppure i primi teledrind, per non parlare della stagione dei primi pc portatili sono state tutte invenzioni spazzate vie in un click. La mail ha cambiato tutto. Ma stiamo parlando di velocità, non di buono o cattivo giornalismo. Siamo sicuri che questo sia migliorato? Facciamo un esempio terra terra: la possibilità di mangiare più velocemente, fast food, ha migliorato la qualità del cibo? Perché mai, se fosse così, oggi è quasi più di moda lo slow food, o come minimo questo è considerato di qualità e l’altro buono solo per far presto in caso di necessità? Non solo, da un punto di vista nutrizionale come stanno le cose? Mangiare in fretta è anche sinonimo di obesità. Ecco a cosa ci ha portato tutta questa accelerazione: all’obesità dell’informazione. Oppure all’informazione obesa. Siamo “riempiti” di informazioni che provengo da tutte le direzione, ma non siamo assolutamente in grado di filtrarla alla stessa velocità. Così “beviamo” tutto e sono quasi sempre sbornie. Al risveglio delle quali son mal di testa.

Esempio concreto di applicazione del “turbo” all’informazione: una partita di calcio di serie A veniva “coperta” negli anni ‘80/’90 con una serie di articoli, diciamo un paio di pagine, per le quali servivano ore di lavoro. Il risultato erano articoli approfonditi, pensati, corretti grammaticalmente. Da qualche anno la partita della sera che spesso è il big match si scrive in tempo reale, e il pezzo lo si manda dopo 5/10 minuti al massimo. Risultato? Nessun miglioramento dal punto di vista del giornalismo, nessun scoop degno di nota, nessun approfondimento. Solo velocità. Ecco i droni che rivoluzione possono portare? Al massimo spettacolari immagini, oppure salvare qualche vita di qualche reporter in zona di guerra (che sarebbe forse la cosa migliore da sperare di tutta questa presunta rivoluzione). Certo, negli Usa sostituiranno magari gli elicotteri delle televisioni che vanno dietro a spettacolari inseguimenti degni dei peggiori film d’azione, ma abbiamo troppa considerazione della parola “rivoluzione” per usarla in questa fase rispetto a questo strumento.

Nessuna obiezione, ovviamente, sul fatto che alcune aziende italiane siano pronte a proporre sul mercato dei nuovi droni appositamente studiati per giornalisti, fotoreporter e troupe tv che tra l’altro saranno presentati per la prima volta durante “Roma Drone Conference”, che si svolgerà a Roma il prossimo 8 ottobre presso l’Atahotel Villa Pamphili. Interessante il fatto che sarà patrocinata dall’Ordine dei Giornalisti e dall’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC), e piacerebbe sapere soprattutto i primi che ne pensano (soprattutto in questa fase di grande crisi della carta stampata e con gli editori sempre più restii a nuovi investimenti).

Luciano Castro, presidente di Roma Drone, ha questa idea: «Il drone journalism rappresenta davvero la prossima sfida tecnologica per il giornalismo, anche per quello italiano. Nel prossimo futuro, piccoli droni portatili telecomandati, capaci di fornire riprese aeree ad alta risoluzione, entreranno in dotazione di troupe tv e anche di singoli inviati in zone calde. Naturalmente, ciò rappresenterà una nuova evoluzione tecnologica per la professione giornalistica, ma porrà anche non pochi problemi etici e giuridici per quanto riguarda la privacy. Di tutto questo, parleremo con i massimi esperti alla prossima conferenza che inaugurerà il ciclo di Roma Drone Conference”.

Il tema “Drone journalism. La nuova frontiera tecnologica del giornalismo, tra prospettive di sviluppo e timori per la privacy” è quindi di grande interesse, ma al momento – e già con tutte le sue prime difficoltà – il loro miglio utilizzo ci pare quello per l’agricoltura di precisione, l’osservazione del territorio e il monitoraggio dell’ambiente e dei beni culturali, gli impieghi per le esigenze delle Forze Armate e delle forze di polizia e anche per la ricerca scientifica. Indietro non si torna, è evidente, ma quando si parla di informazione non dimentichiamoci della qualità, altrimenti la linea tra informazione e disinformazione diventa quasi invisibile e non potrà certo trovarla la minitelecamera di un aereo telecomandato…