Riceviamo e pubblichiamo

Quali benefici dall’assorbimento del Cfs nei Carabinieri?

Le osservazioni di Filippo Aldini, presidente Unione forestali d’Italia (U.F.d’I)

[8 febbraio 2016]

corpo forestale

Di tutta la riforma del Comparto Sicurezza ( cinque Corpi di polizia di cui tre altamente specializzati e due con specializzazioni generiche), all’attualità rimane solo l’assorbimento del C.F.S. da parte dell’Arma dei Carabinieri.

Le problematiche relative alla riorganizzazione e/o assorbimento del Corpo Forestale dello Stato si possono valutare a seconda che si voglia approfondire le attività svolte sul territorio e la professionalità posseduta oppure valutare il futuro del C.F.S. e l’inserimento dell’Amministrazione Forestale nei quadri dell’Arma dei Carabinieri.

Evidenziare  l’attività sul territorio, gli studi e le ricerche realizzate o ancora in essere ( Serbatoi di Carbonio, Conecofor, Meteomont, C.I.T.E.S., Biodiversità), come già fatto nelle sedi opportune, ha comportato una risposta non argomentata, molto semplicistica, senza un minimo di valutazione della reale possibilità di raffrontarsi con metodologie operative alternative.

Invece si potranno effettuare una serie di valutazioni economiche ed operative sul territorio per cercare di comprendere la decisione di dislocare il C.F.S.(Corpo ad ordinamento civile ) nell’Arma dei Carabinieri (Corpo ad ordinamento militare).

Non più una comprensibile riorganizzazione del settore Forestale, comprendendo gli altri Corpi regionali ma semplicemente  la soppressione di un Corpo articolato sul territorio che ha consegnato alla Nazione territori che all’attualità rappresentano il meglio della natura e dell’ambiente anche in campo Europeo, conservati a seguito di una lungimirante politica di protezione svolta dall’Amministrazione Forestale anche in assenza di una benché minima legislazione nazionale specifica.

Le  aree protette come Sassofratino, Valgrande, Montecristo, i territori demaniali del Bellunese, i territori demaniali che sono andati a costituire il P.N. della Calabria, il P.N del Circeo,  Montedimezzo  ed altre migliaia di ettari conservati e consegnati alle generazioni future ad opera di migliaia di Forestali di ogni ordine e grado che attraverso il costante servizio di istituto hanno fatto conoscere  alle popolazioni rurali ed alle strutture rappresentative locali, la necessità e la utilità della conservazione e della protezione della natura e dell’ambiente.

L’assorbimento è visto da tutto il  personale come una penalizzazione ovvero un mancato riconoscimento del lavoro svolto al servizio dei cittadini e dello Stato.                                                      La conoscenza del territorio, lo studio delle materie specialistiche ( botanica, zoologia, geologia, selvicoltura, dendrometria, assestamento forestale, economia montana, legislazione forestale ed ambientale ) sono conoscenze acquisite, attraverso uno studio giornaliero, nello svolgimento del servizio di istituto che il legislatore sembra non voler riconoscere, come non vuole valutare l’elevata differenziazione di materie specialistiche che si può ritrovare solamente nella professionalità forestale.

Sono stati necessari centinaia di anni per formare una cultura di base univoca su tutto il territorio nazionale, che può essere paragonata al lento e continuo accrescimento di un albero ed, all’attualità, basterà un solo tratto di penna per mandare in fumo tutta questa conoscenza, come un fiammifero che  riesce a distruggere , in pochi attimi, un soprassuolo boschivo.

La riorganizzazione del CFS, politicamente, non ha trovato la possibilità di realizzarsi e pertanto non si è trovato di meglio ovvero non si è voluto trovare di meglio che prevedere la soppressione.

La montagna ha partorito un topolino anzi in questo caso si può dire che ha partorito una formichina.

Era ipotizzato inizialmente l’inserimento nella Polizia di Stato ed organizzati come una delle varie specializzazioni ( ferroviaria, stradale, postale, etc.. ) con una propria autonomia operativa, invece è stato deciso ( Bozza di decreti delegati ) di diluire la professionalità forestale facendo confluire, in una nuova struttura operativa di Carabiniere – Forestale, sia l’organico del CFS che  il personale dei vari nuclei operativi dell’Arma rendendo, in tal modo, difficile  il controllo del territorio collinare e montano che rappresenta circa il 50% del territorio nazionale.

Certamente, nell’arco di pochi anni, quel coacervo di cognizioni e di professionalità attualmente posseduto dai forestali non troverà riscontro nella nuova struttura operativa, le attività dell’Arma saranno preminenti nelle varie realtà periferiche (Comandi di Stazione, Comandi Provinciali ) sulle attività forestali.

Ad esempio da nessuna parte viene preso in esame la problematica relativa alla linea controllo-comando, il comandante di stazione forestale (fino a quando esisterà questa figura operativa) dovrà presentare i brogliacci di servizio e farseli approvare ed autorizzare dal suo omologo ma sovraordinato comandante della stazione dei Carabinieri?

Analogo esempio si può fare per il comandante provinciale forestale oppure queste distinzioni di linee gerarchiche saranno eliminate? Perché non è dato sapere come saranno organizzate le future strutture operative?

Operativamente il servizio di istituto svolto dal forestale e dal carabiniere si svolge con modalità diverse:                                                                                                                                                     – la più visibile, riguarda l’uniforme che per il forestale si compone di scarponi da montagna e tuta mimetica oltre al normale armamento, questo è un  abbigliamento consono per svolgere il servizio in territori collinari e montani lontano da centri abitati, percorrendo, spesso a piedi, ampi territori per un puntuale controllo dell’assetto forestale ed geologico;

– invece per il carabiniere l’uniforme è adeguata allo svolgimento del controllo del territorio  finalizzato a verificare che la vita sociale delle località urbane e periurbane rientri nei normali canoni previsti dalla normativa vigente.

Il servizio Forestale è tecnico-scientifico ed amministrativo oltre che di polizia; quello dell’Arma è di stretta applicazione della giurisprudenza e delle normative vigenti per cui si può dire che sono due visioni completamente diverse di rapportarsi con le realtà locali.

Analizzando il progetto di assorbimento da un punto di vista economico si rileva facilmente che:

– I tempi tecnici necessari per il trasferimento del personale e delle competenze e delle attività sul territorio del CFS, ed i tempi organizzativi necessari affinché la nuova struttura, integrata nella organizzazione dell’Arma, possa essere operativa almeno al 70%  con la stessa operatività del CFS, rodata in circa 200 anni di storia, andranno a creare, nel territorio,  un vuoto operativo di svariati anni.

Le autorizzazioni, i controlli e la normale attività sul territorio montano, durante il periodo si assestamento burocratico, non sarà svolto o sarà svolto in maniera molto farraginosa e limitata lasciando i singoli cittadini, le strutture comunali, provinciali e regionali senza un interlocutore nel pieno possesso del mandato legislativo.

Si verrà a determinare un vuoto operativo che ogni singola Regione andrà ad occupare attraverso l’utilizzo di organizzazioni più o meno specializzate, nel settore forestale e ambientale, dipendenti dalle Regioni, in analogia ai Corpi Forestali delle Regioni a statuto speciale, con un elevato aggravio di spesa pubblica.

Per rendere operativa la suddetta pseudo-riorganizzazione/assorbimento passeranno mesi se non addirittura anni. Finchè ci saranno alberi e boschi necessariamente vi saranno i forestali statali o regionali a secondo di quanto il Parlamento legifererà.

Ogni Regione assumerà personale con qualifiche di polizia e personale amministrativo e di supporto, saranno centinaia e centinaia  assunzioni, con  aggravio di spesa pubblica.

Si può prevedere un aumento di spesa, nel bilancio dello Stato, di circa un miliardo di Euro l’anno ripartiti tra stipendi per un organico di circa 10.000 persone, ripartito tra le varie Regioni, e altrettanto per l’acquisto di mezzi e attrezzature necessarie allo svolgimento del controllo del territorio.

Ogni Regione, come è già successo in Italia  ed in Europa, ad esempio la Spagna, delibererà in modo autonomo e non coordinato venendosi così a creare una serie di criticità legate alla mancanza di una legislazione forestale univoca.

La mancanza di coordinamento nelle varie attività quali i controlli e la piena applicazione della normativa statale e comunitaria, la mancanza di una formazione comune del personale che opera sul territorio, la carenza nella conoscenza dei fenomeni e la difficoltà di analisi coordinata degli stessi, determinerà un  diversificato livello di preparazione e di professionalità, da Regione a Regione.

Il contrasto ai vari reati forestali ed ambientali non sarà univoco con aggravio di lavoro per la magistratura.

Ne conseguirà il deterioramento della figura professionale del forestale e dell’immagine degli agenti forestali regionali nell’esercizio dei compiti di istituto.

Forse si arriverà alla privatizzazione delle attività di sorveglianza e di polizia forestale.

– Ai suddetti tempi tecnici e tempi operativi, riferentesi al CFS, si devono aggiungere i tempi tecnici ed i tempi organizzativi necessari all’Arma per sincronizzare la propria attività con le attività operative ed organizzative della nuova struttura forestale.

L’Arma non potrà acquisire, in tempi brevi, una cultura di base come quella forestale così variegata ed altamente specializzata, mentre il personale del CFS avrà la necessità di un congruo periodo di tempo per omogeneizzarsi con una struttura di cui non conosce la linea controllo-comando e le normative che regolano la normale attività lavorativa delle varie strutture in cui e con cui si dovrà rapportare.

Saranno necessari una serie di corsi formativi e di informazione che dovranno essere svolti sia per il personale del disciolto Corpo Forestale sia per il personale dell’Arma per trovare un giusto equilibrio nei rapporti gerarchico-funzionali che dovranno essere instaurati nei vari Comandi centrali e periferici e soprattutto nei vari Comandi di Stazione; tutti corsi che aggraveranno il bilancio della Pubblica Amministrazione.

Si devono considerare altre tipologie di spesa con aggravio del bilancio nazionale: spese di trasferimento del personale dalle attuali sedi di servizio alle nuove; spese dirette ed indirette derivanti dalle migliaia di ricorsi che il personale ( civile ) forestale presenterà nelle sedi opportune contro l’inserimento nei nuovi organici ( militari), contro la modifica dello stato giuridico, contro le nuove regole di avanzamento di carriera, contro le nuove regole disciplinari, contro le circolari applicative esplicative delle normative vigenti,  e tante spese riguardanti il vestiario ed il casermaggio, gli automezzi, le convenzione con le Regioni, l’affitto di locali etc…

Qualcuno ha ritenuto opportuno quantificare, anche approssimativamente, l’aggravio di spesa ed i risparmi derivanti da una così complicata operazione di riforma. Il Ministero delle Finanze ha provato a quantificare il costo di una operazione che è certamente il primo ed unico caso di integrazione ed  interazione tra due Corpi istituiti con finalità diverse? Il Parlamento è a conoscenza della quantificazione della spesa? La spending review può essere una motivazione valida per disperdere una professionalità unica? Il risparmio realizzato attraverso il trasloco di 8.000 uomini da una organizzazione territoriale ad un’altra  comporterà una inversione positiva nel bilancio dello Stato?

Oppure le motivazioni sono altre? Ad esempio quella di ricondurre ad un unicun  il potere di controllo e decisione con il quale il potere legislativo potrà aprire un costruttivo dialogo propositivo di gestione del territorio avulso da qualsiasi base di professionalità altamente qualificata.

Ogni qualvolta che si verificano alluvioni, frane, dissesti idrogeologici si ricercano le cause e le responsabilità senza pensare che le cause derivano, sempre, da errori del passato che determinano danni nel presente e nel futuro.

Danni per oltre 60 miliardi, secondo il rapporto Ance Cresme (altro che spending review), sono derivati dall’elevato consumo del suolo, da una cattiva pianificazione urbanistica ma soprattutto da un non adeguato controllo del territorio collinare e montano e soprattutto per l’assenza da oltre quaranta anni di un legge forestale nazionale. Come accadrà sicuramente con la soppressione del C.F.S.

La pianura si protegge in montagna.  

Negli  anni dal 1952 ( legge della Montagna n. 991) al 1977 ( D.P.R. n.616  relativo al decentramento regionale), sono stati finanziati dallo Stato opere di sistemazione idraulico-forestale, promosse e/o realizzate dal Corpo Forestale quali oltre 50.000 briglie, 700.000 ml di difese fluviali, 300.000 ha di rimboschimenti come si può rilevare nel censimento pubblicato dal’Amministrazione Forestale nel 1992, realizzato a costo pressoché zero. Dal 1977 l’antico rapporto istituzionale, risalente alla legge Serpieri (1923), tra il Corpo Forestale e la difesa suolo si è interrotto, le nuove realtà regionali, per carenze finanziarie ed in assenza di un coordinamento a livello nazionale, hanno sempre di più ridotto gli investimenti nel campo delle sistemazioni idraulico-forestali e della difesa suolo.

Sarebbe interessante realizzare un nuovo censimento, sempre a costo molto vicino allo zero, delle opere realizzate dopo il 1977.  Perché  l’assorbimento? Quale beneficio avrà la Pa ed il bilancio dello Stato? Sono domande che qualsiasi cittadino, nonché contribuente, ha il diritto-dovere di fare e quindi di pretendere  una valida risposta. Comunque prefigurandosi un notevole danno erariali sicuramente la Procura della Repubblica e la Corte dei Conti promuoveranno” motu proprio” delle approfondite indagini conoscitive. Sarà necessaria una riflessione al fine di evitare un errore macroscopico che si ripercuoterà sulle generazioni future.

di Filippo Aldini, presidente Unione forestali d’Italia (U.F.d’I)