Quel che non avrei mai immaginato di fare prima di Charlie Hebdo

[12 gennaio 2015]

Luc le Vaillant, una delle firme più note di Liberation, il giornale della sinistra francese che ospita nella sua redazione i superstiti di Charlie Hebdo scampati alla strage, ha pubblicato oggi questo articolo, con il titolo “Ce que je n’aurais jamais imaginé faire avant mercredi dernier” che da il senso di quanto abbia cambiato il clima politico e sociale della Francia il tragico attacco jihadisyta ad uno dei simboli (scomodi ed a volte scostanti) della libertà di stampa e di satira. Ve lo proponiamo. 

Ecco la lista di quel che non avrei mai immaginato di fare prima che Charlie si facesse sparare addosso.

  1. Mi sono sorpereso ad augurare «bonne nuit» ai CRS [Compagnies Républicaines de Sécurité, il poliziotti antisommossa francesi, ndt] che stazionano nel loro furgone e che sorvegliano sotto l’edificio di Libé. E’ non l’ho trovato assolutamente ridicolo , nella «marche» che continuo a chiamare la «manif», applaudivano le forze dell’ordine che erano sorprese di essere festeggiate con bonomia. Ormai da qualche anno, non sono andato più a gridare  «mort aux vaches, vive l’anarchie», ma guardavo da una distanza di scurezza i manganellatori di professione e non posso impedirmi di stare sul ci va là appena incrocio un’. Ho realizzato che si possono far sparare su un marciapiede del quartiere della Bastille, in un biovio di Montrouge, dando l’assalto ad una tipografia o ad un supermercato kosher e tutto questo per difendere dei giornalisti, dei giudei, dei passanti, come noi tutti. Oltre a non carezzare lascivamente i loro giubbotti anti-proiettile o a baciare le punte dei loro stivali, c’è ancora un fossato h spero di non dover mai superare con le mie ballerine libertarie.
  1. Mi sono sorpreso di non trovare ridicole queste Marseillaisescantate nel silenzio muto di una Parigi non così persa, che non posso sopportare quando ai calciatori questo obbligo viene imposto di intonare questo canto di guerra, che cantano come casseruole. Da qui a cantarla io stesso questo inno patriottico, a strombettare queste parole di vendetta, c’è un fossato che non vorrei mai oltrepassare per mancanza di mancanza di desiderio di trovarmi tra le braccia della Castafiore
  2. Mi sono sorpreso ad apprezzare la vicinanza ed anche la fraternità non falsa  tra Hollande e Merkel, Hollande e Juncker, Hollande e Renzi senza urlare immediatamente contro la logica «austéritaire» di  Bruxelles ed esigere che si faccia evolvere la missione della BCE. Da qui a non ostacolare l’ obiettiva alleanza tra la finanza assolutista ed il terrorismo religioso, c’è un fossato di acque salmastre e beffarde dove languono il mio cattivo spirito e la mia paranoia.
  3. Mi sono sorpreso ad ammirare il coraggio di cui ha dato prova Manuel Valls. Per una volta, il suo mento alto ed il suo verbo stretto, la sua rettitudine di destra e la sua rigidità ordinata non mi hanno ulcerato. Senza dubbio perché ci ha messo della convinzione repubblicana, dell’umanità costituente, dell’empatia dale spalle larghe. La sua apparizione alla porte de Vincennes per partecipare all’omaggio reso alle vittime ebree è stato piuttosto abbagliante. Da qui non volerlo veder venire con addosso un casco, pronto a fornirci un Patriot actalla francese o ad inquadrare la libertà di espressione per la quale sono morti i Charlie, c’è un fossato dove annegherei volentieri le autorità autoritarie, gli interdittori benpensanti che si nascondono sotto il giglio d’acqua del «non n’a rien sans rien».
  4. Infine, non sono stato sorpreso davanti alla compassione rilassata ed attenta di Hollande, davanti alla sua umanità felice che sa alleggerire i momenti duri, davanti alla sua eloquenza tattile che sa prendere tra le braccia chi ne ha bisogno e quando ce n’è bisogno, trovare le parole di consolazione senza cadere nella pomposità paurosa, nel ieratico angosciante. Hollande è un tipo che vorremmo avere al nostro funerale. Di qui a pensare che possa rianimare un paese col respiro mozzo, lasciandogli correre il rischio di vivere ancora, c’è un fossato c’è un fossato nel quale mi piacerebbe non cadesse, né lui né me, né lui né noi.