Raffineria di Milazzo, grande marcia per la salute e l’ambiente dopo l’incendio

[6 ottobre 2014]

Dopo l’incendio del 26 e 27 settembre del serbatoio TK513 nella Raffineria di Milazzo, il 4 ottobre c’è stato un grande corteo di protesta organizzato  dalle parrocchie e dalle associazioni ambientaliste della Valle del Mela per chiedere che  venga redatto un piano di evacuazione efficiente, e che venga attuato un controllo maggiore sullo stato dell’inquinamento nel territorio. Alla “Manifestazione per la difesa della vita, del creato, dell’ambiente e del nostro futuro” hanno partecipato anche molti sindaci del comprensorio e soprattutto cittadini con striscioni e mascherine la gente ha aderito numerosa all’iniziativa.

Legambiente del Tirreno, il circolo del Cigno Verde attivo nell’area e tra i promotori della manifestazione, ha scritto all’assessore all’ambiente della Regione Siciliana, al Prefetto di Messina, all’Azienda sanitaria provinciale (ASP) ed ai sindaci del comprensorio.

Legambiente «considerato che la Magistratura ha aperto un’inchiesta dalla quale ci si attendono risposte sulle cause dell’incidente e sul funzionamento del sistema di sicurezza, segue con attenzione l’evoluzione dei controlli successivi al grave incendio del serbatoio TK513 della Raffineria, dal quale per diversi giorni si è levata una nube densa carica di fuliggine e quindi di prodotti di una combustione violenta quanto imperfetta, i cui effetti di pericolosità e tossicità devono essere accertati».

Gli ambientalisti sottolineano  che «Come già è stato autorevolmente affermato da diversi sindaci del comprensorio, questo non è il momento delle speculazioni o dei toni polemici, che si appellano all’emotività piuttosto che alla ragione, bensì di un serio intervento di controllo e monitoraggio che accerti inequivocabilmente il rischio sanitario in atto. Concordiamo in particolare con il Sindaco di Milazzo sia sull’opportunità di recuperare le somme per attivare il progetto per il monitoraggio, e soprattutto sulla pressante richiesta all’ASP di controlli igienico-sanitari e procedure di campionamento sulle produzioni agricole in atto e sui terreni che sono stati investiti dal fumo».

Secondo l’associazione ambientalista «Questi accertamenti sono molto importanti per fornire i necessari supporti scientifici e istituzionali, al fine di poter adottare motivate misure sanitarie, in quanto la pericolosità delle sostanze rilasciate può determinare un danno persistente sui prodotti agricoli ed alimentari e tendenzialmente sul terreno e sulla falda idrica. Inoltre l’ASP deve procedere ad un programma di controllo tossicologico sulla popolazione per accertare eventuali alterazioni nel sangue delle persone esposte e monitorarne l’evoluzione in un idoneo arco di tempo. Questi atti sono dovuti, ed avvertiamo che il non procedere in tal senso, come pure la mancanza di tempestività, efficienza e ampiezza dell’intervento potrebbe configurare comportamento omissivo di rilevanza penale».

Legambiente del Tirreno accusa la Regione Siciliana di aver tarpato l’attività dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, «la quale, pur profondendo un lodevole intervento sul territorio, è stata privata delle competenze e di conseguenza dei mezzi per poter disporre direttamente gli accertamenti igienico-sanitari necessari. Di fronte ad un incidente rilevante come quello occorso nella Raffineria, infatti, la pubblicazione dei dati del normale monitoraggio statistico sulla qualità dell’aria non fornisce dati significativi. Questo ci spinge a rilevare la grave responsabilità della Regione, che, depotenziando l’ARPA, ha fatto venire meno sul territorio un presidio certamente più specifico, agile e tempestivo, rispetto alle più generali competenze dell’ASP. D’altra parte l’ASP non può restare inerte, né pensare d limitare l’impegno in misura irrisoria ed insufficiente, dovendo eseguire i controlli su un ampio territorio investito dalla ricaduta dei fumi e delle sostanze in essi contenute».

Inoltre, rispondendo indirettamente ai tentativi i minimizzare l’incendio del serbatoio TK513, Legambiente del Tirreno conclude: «Solo sulla base delle risultanze scientifiche si potrà anche valutare il danno arrecato all’ambiente e alla salute dei cittadini, che non può essere in alcun modo negato o minimizzato».