Si spaccano i Verdi: i ticinesi con la destra xenofoba, Les Verts – Grüne con gli immigrati europei

Referendum anti-immigrati in Svizzera: c’è sempre un leghista più a nord (e un arabo molto ricco più a sud)

Però passa la legge a favore delle ferrovie e resta l’aborto

[10 febbraio 2014]

La Lega Nord piange amare lacrime padane perché i frontalieri italiani saranno quotati dopo il referendum “Contro l’immigrazione di massa” che ha visto la risicata vittoria (50,3%) del fronte anti-immigrazione in Svizzera. Infatti nel referendum anti-immigrati, che ha visto opporsi alle quote i più progressisti cantoni francesi e a favore di stretta misura i cantoni tedeschi, dove è forte il partito xenofobo  dell‘Unione Democratica di Centro (Schweizerische Volkspartei – Cdu/Svp), è stato determinante il massiccio voto anti-frontalieri italiani del Canton Ticino. Qui ben 7 elettori su 10, che parlano italiano (o meglio un dialetto lombardo), hanno votato per fermare l’esodo verso la Svizzera di imprese italiane che così pagano meno tasse, ma si portano dietro i lavoratori del Belpaese pagandoli meno della metà di quelli svizzeri/ticinesi e causando un vero e proprio terremoto nella ricchissima svizzera che non vuole rinunciare nemmeno ad un franco della globalizzazione finanziaria, però non vuole neppure avere tra i piedi i fastidiosi lombardi (molti dei quali elettori leghisti) accusati dalla Lega Ticinese, che riprende uno slogan caro ai confratelli della Lega Nord lombarda, di levare il lavoro agli svizzeri.

Qualcuno ha detto e scritto, adirandosi perché gli svizzeri hanno fatto in casa loro quel che i  leghisti padani chiedono da sempre per “terroni” e “negher”, che però gli svizzeri i soldi e gli investimenti degli italiani se li prendono e se li tengono… Ma la globalizzazione finanziaria del capitalismo impazzito, che mette le quote nel piccolo Paradiso in terra del capitalismo reale e dell’iperconsumismo realizzato (e assistito e pasciuto dalle banche) dei redditi da sogno, crea strani cortocircuiti che rischiano di far apparire tutto come una gigantesca chiacchiera da bar mondiale.

Mentre accusiamo gli svizzeri di volere la libera circolazione dei capitali ma di impedire la circolazione dei lavoratori italiani, da noi costruiamo “Centri di accoglienza” che sembrano galere per impedire la libera circolazione di esseri umani che vengono dai Paesi arabi (che tra l’altro il nostro smandruppatro Paese vogliono solo attraversarlo per andare altrove, magari in Svizzera) e poi il nostro premier va nella ricchissima federazione di monarchie assolute degli Emirati Arabi Uniti  -dove lo sfruttamento degli immigrati è la norma – e torna sventolando il trofeo di investimenti per 500 milioni di euro. Non solo, siamo pronti a vendere agli arabi, che non vogliamo quando cercano lavoro e libertà, l’Alitalia, la nostra “incedibile” compagnia di bandiera svenduta da Berlusconi & company ai “capitani coraggiosi” italiani che coraggiosamente se la sono data a gambe; come del resto preghiamo e speriamo che una cordata di ricchi imprenditori giordano-tunisini si prenda e salvi le acciaierie di Piombino ed i loro lavoratori italiani… e chissà come ne saranno fieri i pescatori tunisini che per un magro salario e una vita da nomadi del mare sbarcano acciughe e sardine nel porto toscano.

Il referendum svizzero è parte di questo cortocircuito di una crisi del liberismo che non ha più nessuno (o quasi) che la spieghi, che è arrivata alla farsa finale dei ricchi leghisti ticinesi che non vogliono i “poveri” leghisti lombardi, che avevano addirittura avanzato l’idea di far diventare la Lombardia un nuovo Cantone italiano della Confederazione Elvetica. La cassaforte della ricchezza e dei segreti del capitalismo mondiale ha detto che c’è un limite al liberismo ed alla delocalizzazione e quel limite comincia a Chiasso, dove inizia la ricchezza, dove la ricchezza e il privilegio diventano intoccabili… e questo vale anche per chi ha fatto della difesa della ricchezza e del privilegio una politica che ha sconfinato nel razzismo localista e nel tribalismo, per gli entusiasti epigoni di un federalismo svizzero che ora li rifiuta con uno di quei referendum partecipativi indicati come prassi della futura Padania. Finisce così l’amara favola dei “padroni in casa nostra”, con la porta ticinese sbattuta in faccia ai lombardi che vanno a lavorare in casa altrui.

Me che quelle che una volta si chiamavano “contraddizioni in seno al popolo” non abbiano più decrittatori che indicano le vere responsabilità e propongono alternative lo si capisce meglio leggendo il comunicato (addirittura intitolato ”La storia siamo noi”)  con il quale i Verdi del Ticino esultano per la vittoria degli anti-frontalieri nel referendum: «Ora, mentre si attende l’implementazione della decisione del popolo svizzero, bisogna cambiare radicalmente passo: basta con le mezze misure e le timidezze, ascoltiamo il popolo. Il governo e il parlamento del Canton Ticino devono quanto prima ritrovare la sintonia con il proprio popolo. Il risultato cantonale, 7 cittadini su 10 a favore dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa, rappresenta un colpo enorme alla credibilità dell’azione governativa e politica dei partiti storici. E questo risultato ha contribuito in maniera determinate al risultato nazionale. I Verdi ribadiscono che occorre immediatamente cambiare atteggiamento. Il voto massiccio del canton Ticino, il più alto in svizzera, richiede misure forti, decisive e, se necessario, unilaterali. Le decine di migliaia di nostri concittadini che si sono espressi chiaramente lo richiedono. L’atteggiamento attendista e dilatorio della maggioranza parlamentare e governativa, se proseguito oltre, rappresenterebbe un tradimento di una volontà popolare mai prima espressa con tale chiarezza. I Verdi sottolineano come la grande sconfitta sia economiesuisse e le sue varie branche locali, AITI in testa, sempre opposte a qualsiasi seria misura di protezione del mercato del lavoro.  I Verdi chiedono al governo cantonale ticinese di attivarsi da subito, con la massima urgenza ed efficacia presso Berna per far finalmente sentire le nostre ragioni».

Dopo queste sparate proto-leghiste i Verdi ticinesi cercano di recuperare maldestramente “a sinistra” chiedendo anche «che l’iniziativa per i salari minimi, da mesi ferma in commissione, sia avviata quanto prima in parlamento. Che l’iniziativa sullo statuto speciale sia approvata speditamente e sostenuta lealmente dalla nostra deputazione». Peccato che ad opporsi al salario minimo siano proprio i partiti di destra, Cdu/Svp in testa, con i quali i Verdi di lingua italiana si sono alleati per fermare i frontalieri lombardi.

Fortunatamente non la pensano come loro Les Verts – Grüne  e questo referendum ha aperto una grossa frattura nell’insieme del Partito ecologista svizzero. I Verdi francofoni e germanofoni però glissano sull’incredibile svolta anti-immigrati dei verdi italofoni, ma la distanza con i loro colleghi di partito ticinesi è abissale. In un altro comunicato Les Verts – Grüne  scrivono che «Udc deve assumersi subito le  proprie responsabilità!  Il sì all’iniziativa isolazionista dell’Udc è un segnale che mostra quanto la popolazione sia preoccupata. I veri problemi, come la proliferazione urbana, i salari sottopagati, la congestione del traffico e gli affitti eccessivi hanno minato la fiducia nelle nostre relazioni con l’Ue. Il Consiglio federale deve agire con urgenza ed affrontare con determinazione questi problemi, limitando allo stesso tempo i danni che interessano le nostre relazioni con l’Europa . A questo proposito , l’Udc deve ora assumersi le proprie responsabilità».

I Verdi svizzeri dei cantoni francesi e tedeschi sono preoccupati di come l’Ue reagirà a questo referendum isolazionista e infatti da Bruxelles è arrivato subito un duro monito: «La Commissione Europea si rammarica del fatto che un’iniziativa per l’introduzione di limiti quantitativi all’immigrazione sia stata approvata da questo voto. Questo va contro il principio della libera circolazione delle persone tra l’Unione Europea e la Svizzera. L’Unione Europea esaminerà le implicazioni di questa iniziativa popolare per i rapporti Ue-Svizzera nel loro insieme. In questo contesto, anche la posizione del Consiglio Federale su questo risultato sarà presa in considerazione».

Adèle Thorens, co -presidente dei Verdi – Les Verts – Grüne, sottolinea che «Spetta al Consiglio federale di avviare negoziati con l’Ue per cercare di limitare i danni. L’Udc si assumerà le proprie responsabilità in caso di conseguenze negative per la Svizzera. La politica di crescita economica gestita male e puramente quantitativa della Svizzera ha contribuito a questo risultato. Il Consiglio federale deve risolutamente affrontare le conseguenze negative di questa politica, come la proliferazione urbana, i bassi salari inferiori, la saturazione del traffico e gli affitti eccessivi, a tutto questo la contestata iniziativa isolazionista della Cdu/Svp non fornisce alcuna soluzione».

Ai Verdi svizzeri, che hanno 2 rappresentanti nel Consiglio degli Stati e ben 20 parlamentari nel Consiglio Nazionale, spetterà invece capire se è ancora possibile convivere con la svolta a destra della loro branca ticinese, visto che Les Verts – Grüne scrivono nel loro comunicato: «Il risultato di questa votazione è un affronto a tutti i migranti e le migranti che vivono e lavorano in Svizzera. Il Consiglio federale deve garantire che gli europei che vivono qui non diventeranno vittime di azioni arbitrarie da parte della polizia dell’immigrazione e che il diritto al ricongiungimento familiare non venga limitato, in quanto è un fattore importante integrazione. Il Consiglio federale deve inoltre garantire che i settori economici che dipendono fortemente dell’immigrazione non soffrono di mancanza di personale. In questo contesto, è opportuno condurre un’offensiva sul fronte della formazione, soprattutto nei settori tecnici Mint (scienze matematiche, informatiche, naturali e tecniche, ndr) e delle professioni sanitarie». Siamo mille miglia lontani dall’isolazionismo dei Verdi Ticinesi che hanno unito le loro forze a quelle dei leghisti e della destra “anti-italiana”.

I Verdi invece esultano insieme per la vittoria di due altri referendum. E’ passato, con il 62% dei voti, il progetto per il finanziamento e l’ampliamento dell’infrastruttura ferroviaria (Faif) che fornisce finanziamenti a lungo termine per l’operatività  lo sviluppo e la manutenzione delle ferrovie svizzere. Inoltre  con il chiaro rifiuto dell’iniziativa “Il finanziamento dell’aborto è una questione privata” le donne possono continuare a decidere se interrompere una gravidanza indipendentemente dalla loro situazione finanziaria.