Venerdì e sabato 20-21 maggio, con gli intoppi della burocrazia

Remiveri, il diario della prima tappa: dal lago alla sorgente dei navigli di Milano

Alla riscoperta dell’idrovia percorsa dai barconi che portavano il marmo rosa da Candoglia per costruire il Duomo

[24 maggio 2016]

remiveri_in darsena2016

Venerdì sera raggiungere la Pallanza. Uno dei nostri obiettivi di quest’anno è riscoprire l’idrovia percorsa dai barconi che portavano il marmo rosa da Candoglia a Milano per costruire il Duomo. In una parola Auf!

Poiché il Toce, un immissario del Lago Maggiore che passa per Candoglia, non è più navigabile, partiremo da Pallanza. Andrea e Mauro, insieme a tutti i ragazzi della Canottieri Pallanza, ci aspettano per iniziare la festa. Questa sera, infatti, prima di partire per la nostra avventura, festeggiamo i 120 anni dalla fondazione della canottieri. I ragazzi si dimostrano subito gentilissimi, ci danno una mano a scaricare le barche e a montare gli scalmi. Poco dopo inizia la musica e su lunghe tavolate sistemate sull’argine davanti al pontile della canottieri iniziamo la festa. Ceniamo a un passo dall’acqua con una serata bellissima incorniciata da un tramonto senza nuvole tra le montagne gialle e azzurre  del lago maggiore.

Il giorno dopo ci alziamo presto. Alle 8.30 siamo in barca.  Lago piatto, giornata senza nuvole.

Condizioni ideali per remare. Partiamo insieme a una barca della Canottieri Pallanza che ha deciso di accompagnarsi per il primo tratto di lago. Zigzaghiamo attraverso le isole Borromee e dopo poco meno di 30 km concludiamo l’attraversamento del lago preparandoci all’imbocco del Ticino. Passata Sesto Calende, poco dopo ci aspetta la prima chiusa a Miorina. Purtroppo per un disguido non riusciamo a passare la chiusa: la conca è di competenza dell’Aipo (Agenzia interregionale fiume Po) mentre noi avevamo chiesto autorizzazione al Consorzio Est-Ticino Villorersi, ente che gestisce le successive chiuse all’interno del Parco del Ticino e tutte le acque che da questo fiume confluiscono a Milano per poi tornare in Ticino a Pavia.

Arrivati a Miorina, località Golasecca, la conca non si può aprire. Ci dobbiamo fermare. Bloccati a causa della burocrazia. Per fortuna abbiamo con noi i carrelli per le barche progettati l’anno scorro. In mezzora li montiamo e carichiamo le barche, iniziandole a portare lungo la ciclabile. A spingere le barche a mano siamo molto lenti: poco più di 2 km ogni 40 minuti. Per fortuna, su una spiaggetta, riusciamo a rimettere le barche in acqua congelandoci i piedi nei freddi flutti ticinesi.

Arriviamo poi alla centrale idroelettrica di Porto della Torre. Qua si trova un salto d’acqua di più di 1 metro, ma non è ancora stato realizzato un sistema di conche. Come prima cosa, siamo dunque costretti a tirare fuori le barche dall’acqua. Una volta alzate e issate nuovamente sui carrelli all’arrembaggio attraversiamo la statale che passa il ponte sovrastante la centrale elettrica. Subito dopo rimettiamo le barche in acqua: ancora qualche kilometro e arriviamo a Panperduto. L’alta dirigenza del Consorzio Villoresi ci attende! Incontriamo il presidente Alessandro Folli che ci racconta i suoi sogni di una nuova navigabilità fluviale. Sono certo che diventerà subito un nostro amico. Per il pernottamento ci fermiamo all’ostello di Panperuduto dentro il Parco del Ticino. Un posto da sogno in mezzo alla natura. Panperduto ideologicamente è come la sorgente dei Navigli, che in questo posto si staccano dal fiume Ticino. Da qui inoltre nascono le acque irrigue del Canal Villoresi che bagna la campagna a nord di Milano, passando fino all’area a Expo e poi Monza. Di nuovo ci accolgono con grande ospitalità. Dopo una cena da campioni e una serata a vedere la diga illuminata ci corichiamo: il prossimo giorno ci aspetta una giornata impegnativa.