Quando il tempo si fa duro, i duri incominciano a vogare

Il diario dei giorni 5 e 6 dell’impresa reMIVEri

[26 maggio 2015]

inviaggio

Dopo la sosta a Guastalla, la mattina rimettiamo le barche sul grande fiume Po. Inizia il quinto giorno del nostro viaggio: destinazione Revere. Partiamo da Guastalla di buon ora verso le 9.30. Per oggi sono previsti 65 km. Il tempo non è dei miglior… anzi, tutto il cielo è coperto e plumbeo.  Al momento non piove ancora. Man mano che scendiamo si percepisce già che la corrente va a diminuire. Come Armando ci aveva annunciato, durante la nostra tappa a Cremona, più si scende verso la foce e più il fiume si allarga e di conseguenza la corrente va a ridursi. A questo punto dobbiamo iniziare a contare molto di più sulle nostre forze, sulla potenza e la resistenza delle nostre gambe. Bisogna ben slanciarsi sul carrello e sfruttare al massimo la propulsione all’indietro allungandosi bene con la schiena sul finale del colpo. Al contrario di quanti molti credono, infatti, la voga all’inglese sfrutta soprattutto lo sforzo degli arti inferiore e non della parte alta del busto e delle braccia come avviene per i nostri cugini canoisti. La velocità di crociera è ancora buona e si aggira intorno ai 15-16 km orari. Siamo circondati da vegetazione tutto attorno e il grande fiume verde scorre sotto di noi.

Inizia una pioggia sottile e si alza una bava di vento. La voga ci riscalda. Superiamo l’ingresso del fiume Oglio nel Po. A metà percorso spiaggiamo le due barche su un’isola di sabbia dove facciamo una pausa per un veloce pranzo. Il nostro gentilissimo oste di Guastalla, Iames, oltre alla colazione ci ha anche preparato un ottimo pranzo al sacco: un panino, un uovo sodo e della frutta. Ripartiamo. La pioggia batte ancora, ma man mano che ci avviciniamo alla metà il tempo va migliorando. Alle 15.30 raggiungiamo la Canottieri Revere. Unica società di canottaggio lungo tutto il Po interamente galleggiante, costruita tutta su pontili e zattere. Dentro c’è profumo di legno. Aliamo le barche. Finalmente dopo le docce abbiamo un po’ di tempo per goderci la magnifica cittadina di Revere. Il presidente della Proloco, Giovanni -o meglio Eros in arte- ci mostra le bellezze di questo piccolo borgo: la torre campanaria e l’armonioso palazzo dei Gonzaga. Infine, ci illustra la storia del basso mantovano, unica parte della Lombardia sotto il Po. Geografie culinarie: zona di confine tra Grana e Parmigiano. La sera andiamo a letto tutti molto presto domani è la tappa più lunga dell’intero viaggio. Un’unica consapevolezza attraversa tutte le nostre menti: domani tenteremo qualcosa di unico…

Alle 4.45 suona la sveglia. Tutti siamo già lavati, qualcuno per dormire qualche prezioso minuto in più, si addormentato già vestito. Alle 5.00 colazione. Alle 5.30 siamo sul pontile e scrutiamo l’orizzonte, inizia il sesto giorno: il giorno dei 100 km.

Pochi credono che possiamo farcela e molti della canottieri Revere ci sconsigliano di tentare una tappa cosi lunga e di fermarci prima dopo 60-70 km. Ci rammentano che anche gli atleti più allenati faticherebbero a percorrere 100km in un giorno. La cosa non ci spaventa: non siamo atleti ma reMIVEri. Una categoria a parte: fuori dagli schemi convenzionali. Non classificabile. Sportivi e sognatori con la giusta dose di coraggio e incoscienza. Il nostro grande amico, Giuseppe, ci ha ricordato mentre ci apprestavamo a prepararci all’impresa che “Quando affronti un compito difficile, agisci come se fosse impossibile fallire. Se stai per andare a caccia di Moby Dick, portati dietro la salsa tartara (cit Jackson Brown Jr.)”. Oggi, di salsa tartara ne avremmo bisogno parecchia. Oltre ai 100 km, infatti, si aggiunge una nuova componente di difficoltà: che spiega la nostra levataccia. Il clima non è dalla nostra parte. Alle 16.00 inizierà a piovere e alle 17.00 a grandinare: partire presto è l’unica possibilità che abbiamo per percorrere tutti i 100 km. Dobbiamo raggiungere il Polesine prima del temporale. Alle 6.15 ci stacchiamo dal molo, è il mio turno a timonare. Non remando posso concertarmi di più sul panorama. Le poche nuvole in cielo sono dorate dal sole ancora basso. L’aria è fresca. L’emozione è immensa. Il sole è da poco sorto: il grande fiume è invaso da una luce magica, soffusa ma intensa. Tanti uccelli volano e cinguettano, prima che l’afa del meriggio li zittisca. Il grande fiume ci ha donato questo paesaggio come ricompensa alla nostra levataccia.

Ogni 20 km ci fermiamo su una piccola isola o una spiaggia sabbiosa per sgranchirci le gambe e alternarci al timone e rifocillarci. Poiché i primi 20 km ho timonato devo remarne 80, di questi 40 li passo come capovoga dettando il tempo al mio equipaggio. Alle 11.30 già pranziamo. Il tempo fino alle 12.00 regge. Poi all’improvviso il cielo si incupisce a monte e nuvole nere viaggiano verso di noi. Voghiamo senza sosta cercando di rimanere sempre in testa alla tempesta. Si alzano un vento e una pioggia sottile. Gli ultimo 40 km li affrontiamo sotto l’inizio della tempesta; la pioggia non è forte ma il vento è contrario e alza onde avverse alla nostra discesa. Stringiamo i denti. Siamo determinati a raggiungere la meta: e a dimostrare che siamo realmente reMIVEri. Dopo 10 ore di voga alle 16.00 raggiungiamo Ariano nel Polesine, dove il nostro oste di ci aspettano sul pontile.

L’emozione è di nuovo immensa: alcuni di noi si sciolgono in un pianto liberatorio. Di nuovo abbiamo mostrato che con la giusta preparazione e motivazione si possono raggiungere traguardi ambiziosi: come navigare da Milano a Venezia o percorrere 100 km in un giorno. Il tempo si è un poco rasserenato, questa calma è solo apparente facciamo a tempo a raggiungere il nostro agriturismo e poco dopo le 17.00 scoppia il temporale. Appena in tempo. La sera a cena ci raggiunge Cristian e gli altri amici della Canottieri Adria. Solo via mail e al telefono li avevamo conosciuto, subito gentilissimi ci avevano consigliato come affrontare le sfide dell’ultimo tratto del Po e del suo delta. A loro vanno tanta riconoscenza e gratitudine da parte di tutti noi. Conoscerli e poterli ringraziare di persona è un onore. La cena è ottima. Il vino scorre. Alle 21.30 alcuni miei compagini iniziano ad abbandonare la tavola. Alle 22 molti sono già in branda. Io resisto fino alle 22.30 saluto Eddie, Isabella Renzo e il mitico Cristian, mi congedo e anch’io salgo in camera. Ma prima una promessa tornare nel Polesine per navigare insieme sul delta del Po per perdersi nei canneti senza fretta spinto solo dal gusto della scoperta. Ora tutti a letto, domani si punta a Chioggia, alla laguna e alla Serenissima.