Renzi e il Def dei gorilla nella nebbia

[9 aprile 2014]

Il Consiglio dei ministri, dopo un’ora e mezza di riunione, si è affacciato sul resto d’Italia per il lieto annuncio: l’approvazione del Def, il Documento di economia e finanza, che ora passerà al Parlamento ma con il quale il governo spiega già quale sarà il suo orizzonte d’azione da qui al 2017. Il presidente Renzi, il sottosegretario Delrio e il ministro dell’Economia Padoan hanno illustrato i provvedimenti adottati, e Palazzo Chigi offre una dettagliata sequenza di immagini (anche su Flickr), di video (con l’immancabile Youtube) e un buon comunicato stampa. Lo spazio disponibile è stato così evidentemente esaurito, perché alla fine è proprio il testo del Def che manca. Una versione ufficiale non è stata ancora pubblicamente diffusa.

Ammettiamo così che, purtroppo, ci troviamo un po’ in difficoltà a commentare un documento che non c’è. Il premier Renzi annuncia che il Def «mantiene tutti gli impegni che ci eravamo presi, alla faccia dei gufi», ma prudenzialmente aspettiamo a cantare vittoria. Soprattutto perché i dati annunciati (quelli sì) non sono entusiasmanti. Come riporta l’Ansa, in particolare il tasso di disoccupazione salirà quest’anno al 12,8% (dal 12,2% del 2013), attestandosi poi l’anno prossimo al 12,5%. Soltanto nel 2017 – ossia troppo oltre per l’accuratezza delle attuali previsioni macroeconomiche – dovremmo poter scendere sotto il 12%, all’11,6%.

Ma non è “solo” il tasso di disoccupazione a peggiorare. Come evidenzia l’economista Gustavo Piga, dando uno sguardo alla sezione III del Def (ossia il Programma nazionale di riforma, pubblicato dal Corriere della Sera prima che venisse approvata dal Cdm, e dunque con valore di bozza), rispetto alle stime del precedente governo Letta «va tutto peggio, sembrerebbe. Alla faccia delle ipotesi di maggiore crescita che provengono da tutta l’Europa». Merito forse di maggiore onestà da parte dell’esecutivo Renzi, ma di certo non c’è da gridar vittoria.

Il provvedimento in assoluto più importante impostato dal Def – ma ancora una volta non definitivo, previsto in un decreto legge per il 18 aprile, quando cade il Venerdì santo – rimane quello riguardante un taglio Irpef per i redditi lordi entro i 25mila euro annui (si ipotizza un allargamento della platea anche agli incapienti) che garantirebbe una busta paga fino a circa 80 euro mensili. Una novità positiva, certo gradita, e che forse porterà anche una buona dose di nuovi voti al Pd, ma che – come abbiamo già scritto, e non solo noi – difficilmente potrà indirizzare il Paese verso un nuovo sviluppo, o anche soltanto sostenere la domanda interna.

La brutta notizia è che in questo intervento si concentra la prevalenza delle risorse individuate nel Def, e ancora non è chiaro da quali altre partite gli importi (6,7 miliardi di euro per il 2014) verranno drenati. «Siamo molto preoccupati per gli annunci di stampa di possibili tagli che colpirebbero la sanità attraverso il varo del Def da parte del Governo», mette le mani avanti Carlo Lusenti, assessore alla Sanità dell’Emilia-Romagna, che ha partecipato oggi agli Stati generali della Sanità in corso a Roma, mentre la Repubblica sottolinea che «il premier Renzi nelle sue prime slide aveva promesso interventi rapidi anche per l’edilizia delle scuole, le bollette delle imprese e la difesa dell’ambiente. Oggi è tutto ciò è già sparito per evidente assenza di fondi. E certo i politici si giudicano per ciò che fanno, ma neanche questo può azzerare il ricordo di ciò che dicono».

Chissà se anche l’Europa sarà in questo caso di memoria corta. Nel suo ultimo studio Environmental Fiscal Reform Potential in 12 EU Member States, pubblicato neanche un mese fa, ricordava che tra le priorità contenute nel Programma nazionale di riforma (e dunque nel Def) deve esserci una proposta che indirizzi il sistema di tassazione verso obiettivi di sviluppo sostenibile, spostando il carico fiscale dal lavoro al consumo di risorse; che incentivi l’utilizzo delle risorse naturali; che promuova il riciclo e l’efficienza energetica. Punti determinanti per dare una svolta al Paese, e che anche secondo l’ultimo rapporto dell’European environmental bureau, pubblicato ieri, potrebbero da soli (in Europa) dare lavoro a 1/6 dei giovani oggi disoccupati. Di tutto questo (e soprattutto di dettagliati, nuovi interventi per azioni in merito) però nel Def non c’è traccia, o quantomeno nelle bozze circolate fino ad oggi, ormai simili alle grida di gorilla nascosti da un’impenetrabile nebbia. Non resta da aspettare che il sole si alzi a diradarla.

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  • Renzi presenta il Def