Dieci giorni fa il Jobs Act doveva trasformarsi in documento tecnico, ma al momento è solo gossip

Renzi, nel calendario delle riforme il primo appuntamento è già saltato

[18 febbraio 2014]

Il premier incaricato Matteo Renzi si è lanciato con la sua consueta energia nell’ultimo sprint che lo separa da Palazzo Chigi, annunciando di voler agganciare riforme che si inseguono da anni al tempo record di una al mese: entro fine febbraio – ossia in meno di una settimana da quando il governo sarà operativo – le riforme istituzionali (in primis la legge elettorale), per fine marzo il rilancio dell’occupazione, entro aprile la sburocratizzazione dell’amministrazione pubblica e, per finire, l’immancabile riforma fiscale prima che l’estate inizi ad affacciarsi nel Bel Paese. «Un’agenda ambiziosa per i primi 100 giorni di governo» è il commento, senza sarcasmo, dell’autorevole Financial Times.

Tra tutte le scadenze fissate la più attesa dagli italiani rimarrà certo quella di marzo. Il lavoro è l’emergenza prioritaria nel Paese, e la speranza è certo che Renzi riesca davvero a ridurla sensibilmente. Ma proprio su questo punto il premier incaricato ha fallito il suo primo annuncio. L’8 gennaio scorso, nella sua eNews, Renzi annunciava il Jobs Act, il suo piano per il lavoro. Con una scadenza precisa: «È un documento aperto, politico, che diventerà entro un mese un vero e proprio documento tecnico». Un’apertura che anche qui a greenreport abbiamo giudicato impegnativa ma sincera, assicurando grazie al nostro Eco tank  un piccolo contributo alla stesura di un programma che – lo ripetiamo da sempre – se vorrà avere successo nell’aggredire l’emergenza occupazionale italiana dovrà incentrarsi sul paradigma della sostenibilità sociale, ambientale, economica.

Un mese è già passato, ma del documento finale di Renzi non c’è traccia. Sui giornali e nei notiziari se ne parla come cosa fatta, al che sorge il dubbio che non sia giunto alla nostra piccola redazione. Più forte, però, è che si continui a parlarne senza avere in realtà idea dei suoi contenuti.

L’annuncio di scadenze nette e facilmente verificabili è senza dubbio una ventata di positiva aria fresca che il segretario Pd sta cercando di portare all’interno della macchina statale, ma l’inizio – e proprio sul tema cruciale del lavoro – non è dei migliori. Da inguaribili ottimisti vogliamo sperare che il ritardo sia già marcato solo perché i lavori all’interno dello staff renziano ancora ribollono per trovare le soluzioni migliori, non accontentandosi di semplici interventi di facciata. Nel tal caso le proposte del nostro Eco tank mantengono ancora tutta la loro freschezza. Chissà che a dargli una scorsa non maturi qualche buona idea per il Paese. Noi continuiamo a crederci: Jobs Act, ecco le nostre proposte per il lavoro sostenibile.