Continua la nostra analisi-intervista a tutto campo con il presidente di Geofor Spa

Rifiuti, la raccolta differenziata porta a porta «è un mezzo e non un fine»

Marconcini: «In Germania recuperano più di noi materia ed energia, e utilizzano in gran parte sistemi di raccolta stradale. Ma loro sono tedeschi»

[15 luglio 2015]

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Si individua nel porta a porta un metodologia sempre e comunque virtuosa, ma è davvero adatta ad ogni contesto? Per raggiungere quali obiettivi?

«Il porta a porta è un mezzo, non un fine. Serve per differenziare meglio e nemmeno differenziare è un fine. Il fine è riciclare. Differenziare è un sistema logistico, riciclare presuppone un sistema produttivo: creare dalla risorsa/rifiuti materia prima seconda senza necessariamente drenare le risorse della terra che non sono infinite, e da questa materia prima seconda produrre nuovi oggetti. Non necessariamente decrescere, più o meno felicemente, ma ipotizzare per il pianeta, Occidente compreso, una crescita sostenibile. Ecco, se i binomi fossero rifiuti/risorsa e rifiuti/crescita sostenibile, si venderebbero forse meno giornali, ma avremmo un’opinione pubblica più cosciente e civile e forse più positiva.

Il porta a porta non è la panacea universale, è solo uno dei mezzi migliori che possiamo utilizzare in questo Paese per differenziare di più e meglio e per riciclare di più e meglio. Non dovunque è così: in Germania recuperano più di noi materia ed energia dai rifiuti (dunque le due cose sono tutt’altro che incompatibili) e utilizzano in gran parte sistemi di raccolta stradale. Ma loro sono tedeschi: hanno qualche difettuccio, ma anche qualche pregio. Da noi – e da noi toscani in particolare – da quanto tempo si usano cassonetti, pur differenziati? Vogliamo dire venti anni? Che risultati abbiamo conseguito? Quando va bene il 40/45 % di RD. Di più il sistema di raccolta stradale non riesce a darci. I perché sono diversi: perché siamo dei citrulli, perché buttiamo i rifiuti alla sanfasò, perché nei cassonetti finisce di tutto, anche una parte di rifiuti speciali che non dovrebbero necessariamente avere a che fare con il rifiuto urbano e relativa tassa.

Vedremo l’avvento su più larga scala dei cassonetti “intelligenti”, con apertura informatizzata e personalizzata, avvertendo che occorrerebbero soprattutto, oltre che macchine, persone intelligenti. C’è chi sostiene che, passati dal secchio dei rifiuti davanti casa, ai cassonetti stradali e tornati ai mastelli differenziati porta a porta, un volta “fidelizzati” alla raccolta differenziata, torneremo ancora ai più comodi e meno costosi cassonetti stradali. È una tesi che circola, non so quanto condivisibile. Poi è vero che la raccolta domiciliare si attua meglio nei centri medi ed è più difficile nei centri più grandi con forte attrazione turistica e/o con alta densità abitativa. A Pisa e Pontedera stiamo sperimentando con un certo successo il porta a porta di condominio, per evitare uno degli aspetti negativi di questo sistema di raccolta: l’eccessivo proliferare di mastelli e sacchini davanti agli edifici. Il piano straordinario dell’Ato descrive il quadro delle convenienze, idoneità e “vocazioni territoriali teoriche” per l’attuazione della raccolta domiciliare dei vari Comuni. E i piani industriali, oltre che votarli ed adottarli, vanno anche letti e attuati».

Pensa che una migliore comunicazione alla cittadinanza possa essere utile a creare quelle conoscenze basiche per un’efficace raccolta (perché di qualità e finalizzata al riciclo) dei rifiuti urbani sul territorio a prescindere dalle metodologie adottate?

«Sì. Occorre sviluppare una comunicazione più efficace da parte delle aziende del servizio e del sistema pubblico. Anche da parte del Conai, Corepla, Coreve e degli altri settori della filiera del riciclo che nel nostro Paese non deve essere raffigurato come un “oggetto misterioso”. E anche per fugare il comodo alibi populista “tanto mescolano tutto!”. In realtà in Italia si cominciamo a conseguire sul fronte del riciclo risultati di livello europeo, pur scontando ancora gravi arretratezze. Il passaggio a porta a porta è per Geofor l’occasione per svolgere numerosi e partecipati incontri formativi con i cittadini/utenti. Soprattutto il conferimento del multimateriale leggero e la mono raccolta del vetro hanno bisogno di essere ben spiegati. Importante è anche l’educazione scolastica, l’educazione civica. Leggo che l’educazione ambientale sarà introdotta come materia obbligatoria nelle scuole: speriamo che ciò concorra a formare una maggiore sensibilità anche in tema di corretto trattamento dei rifiuti».

.continua

Leggi qui la parte precedente dell’intervista: http://goo.gl/hGCQ9o