Continua la nostra analisi-intervista a tutto campo con il presidente di Geofor Spa

Rifiuti, porta a porta? «Servizi più complessi non corrispondono a tasse più basse»

Marconcini: «La raccolta domiciliare non riduce, ma contiene aumenti di costi»

[16 luglio 2015]

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La raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta sembra scontare una distanza tra aspettative e realtà, anche sul piano dei costi: gestire i rifiuti costa – per la Valdera Geofor ha programmato 36 assunzioni in più quest’anno – e a fronte di un servizio più incisivo si attendono tasse più basse. Ci spiega come si conciliano costi più alti con tasse più basse? Non pensa che sia un po’ in ombra la motivazione di fondo per cui si raccoglie per riciclare e non per fare percentuali a prescindere dalla riciclabilità?

«Infatti non si conciliano. È bene non dire che a servizi più complessi e dunque più costosi corrispondono tasse più basse. Personalmente non lo penso e non l’ho mai detto alle centinaia e centinaia di cittadini che incontro la sera nelle riunioni per l’organizzazione del porta a porta. Lo dicono semmai alcuni amministratori pubblici, puntualmente smentiti dagli eventi. Sarebbe come dire che una scuola a tempo pieno costa meno di una scuola ad orario normale. Si può dire che una scuola a tempo pieno, se fatta bene, è migliore e offre un miglior servizio alle famiglie. Così per il porta a porta.

Il discorso semmai è più complesso. E si possono dare risposte semplici a problemi complessi, ma i casi sono due: o siamo dei geni o le risposte sono sbagliate. Il porta a porta è il sistema più efficace per differenziare di più e, di conseguenza, per avere una minore quantità di rifiuti indifferenziati. I rifiuti indifferenziati in Italia e i Toscana finiscono per il 40% circa ancora in discarica e oggi, con la circolare Orlando e la relativa delibera attuativa della Regione, non possono finire in discarica tal quali, ma devono essere pretrattati in impianti di TMB con un processo più lungo e costoso per evitare l’alta incidenza dei RUB (rifiuti urbani biodegradabili: leggi metano) nocivi per la salute umana e del pianeta.  Dunque il porta a porta è il sistema più capace di ridurre questi costi ambientali ed economici. Da un punto di vista dei costi di esercizio è corretto dire che il pap, essendo un sistema labour intensive, comporta maggiori costi di personale, ha un costo iniziale una tantum relativo alla dotazione dei mastelli e il costo annuale della distribuzione dei sacchini.

La raccolta domiciliare però, diminuendo l’indifferenziato e la produzione pro capite annuale di rifiuti, registra un minor costo di conferimento in discarica o agli impianti di trattamento e cessano i costi del nolo dei cassonetti. Inoltre se non sei iscritto alla Tari non ti consegno il Kit per la raccolta e all’atto della consegna ti registro con strumenti informatici: di conseguenza tale sistema risulta il più efficace per far emergere e contrastare elusioni ed evasioni tributarie assai diffuse con il sistema stradale, e quindi recupera un rapporto più certo con la platea fiscale per la tassa comunale sui rifiuti. Dunque è corretto dire che la raccolta domiciliare porta a porta non riduce, ma contiene aumenti di costi che complessivamente sarebbero avvenuti anche rimanendo a modalità più arretrate di raccolta. Anzi sarebbero cresciuti. A Livorno, per fare un esempio a caso, dove vige ancora la raccolta con i cassonetti e la percentuale di RD è bassa, la tassa risulta piuttosto alta, rispetto alla media regionale.

Entro due anni nel bacino di Geofor potrà essere introdotto il sistema porta a porta con “pesatura” puntuale che, prendendo a riferimento la produzione dei rifiuti e superando gli indici indiretti e poco significativi dei mq o dei componenti il nucleo familiare, determinerà una tassa non più bassa, ma più giusta secondo il principio “chi inquina paga”. Altro discorso sarebbe da fare sull’accordo quadro Anci Conai, su ciò che i Comuni ricevono dalla raccolta differenziata e su “cosa può venire in tasca alla signora Maria”…

È vero che sarebbe meglio traguardarci al riciclo effettivo più che alla differenziata. Giustissimo, sottoscrivo. Tranne ricordare che è difficile riciclare il 50 o, come ci indica per il 2020 il Piano Regionale dei Rifiuti, il 60% se non differenziamo almeno il 70%. E infatti questo è l’obiettivo di differenziazione che, sempre per il 2020, il Piano Regionale ci assegna. Le norme nazionali (d.lgs n.152/2006 e legge n.296 del 27/12/2006) prevedevano il conseguimento del 65% di RD già entro il 31/12/2012. Il non raggiungimento di questo obiettivo ha comportato anche il pagamento dell’aggravio dell’ecotassa, oltre ad un uso ancora eccessivo dello smaltimento in discarica.

Geofor gestisce 24 Comuni per 380 mila abitanti circa, 300 mila dei quali con il sistema porta a porta che coinvolge 18 Comuni e il dato è destinato a crescere. La percentuale di differenziata media del bacino servito ha raggiunto, nell’anno in corso, il 58%. Diversi Comuni sono tra il 70 e l’80% di raccolta differenziata. Ciò non garantisce un corrispondente riscontro qualitativo, ma nemmeno più basse percentuali di differenziata lo garantirebbero, anzi! Comunque se ci sono cassonetti intelligenti, ci saranno anche Governi intelligenti. Allora se un Governo intelligente cambiasse norme, modalità e parametri di rilevazione, passando dalla valutazione della differenziata (in ingresso) al quella del riciclo (in uscita) e di conseguenza, secondo i principi dell’economia circolare, destinasse adeguate risorse alla rinnovabilità della materia, come ne sono state date alla rinnovabilità dell’energia, io sarei d’accordo. Ma bisognerebbe lavorare ancora di più, non di meno. Magari si lavorerebbe meglio».

.continua

Leggi qui la parte precedente dell’intervista: http://goo.gl/rWVmMz