Riforma costituzionale e governo del territorio, quale ruolo avranno le regioni?

[19 luglio 2016]

titolo v riforma costituzionale

Il ridimensionamento del ruolo delle regioni con conseguente rilancio della supremazia del centralismo è stato indicato fin dalle prime battute dai sostenitori della legge come una delle buone ragioni del Sì alla riforma costituzionale di ottobre.

Il vecchio Titolo V alle regioni aveva assegnato competenze importanti di cui però non hanno saputo avvalersi, accrescendo solo la conflittualità costituzionale e istituzionale. Insomma ben gli sta. Luciano Violante in una recente intervista all’Unità ha detto che il nuovo Senato qualche cosa farà perché anche le regioni possano riprendere fiato. Naturalmente nulla alle viste per le regioni speciali, che il nuovo Titolo V manco rammenta.

Sull’argomento in modo meno sbrigativo sempre sull’Unità torna Pietro Ciarlo dell’università di Sassari, secondo cui ormai ‘l’avvenire delle regioni non è nel potere legislativo. Ci sono l’Europa, lo Stato, le regioni; tutti legislatori nelle stesse materie, ma alla fine chi lavora in questo Paese? Il ruolo delle regioni non può che essere minore oggi, dato che sono state pensate prima dell’Unione Europea.’ ‘Il fulcro dei poteri regionali oggi è amministrativo… la riforma si limita a prenderne atto e cercare di razionalizzarlo. Le Regioni hanno usato male molti dei loro poteri’.

Sorvoliamo sul fatto che lo Stato sembra non avere giocato alcun ruolo prima, ritardando e non certo di poco l’istituzione delle regioni, poi non coinvolgendole a dovere come previsto dalla Costituzione. Ma nel 2001 per il Titolo V non fu evocato – e non solo dalla Lega – il federalismo, che certo non ha senso senza le regioni e le autonomie. Insomma prima le regioni non andavano bene perché avrebbero messo becco nell’operato della Stato, ora non vanno bene perché c’è l’Unione europea. In Germania, Francia, etc. il ruolo delle regioni non mi pare sia stato maltrattato come da noi. Eppure anche loro sono nella Comunità. Certo colpisce che le regioni e anche le autonomie, già azzoppate peraltro dalla abrogazione delle province, abbiano così poco da dire su scelte tanto impegnative. Chi tace acconsente? Enrico Rossi presidente della Toscana in un suo recente libro fa eccezione, riconoscendo che il nuovo Senato consentirà anche alle regioni di intervenire su materie importanti ma trova assai meno convincente ‘la pasticciata articolazione dei poteri che è emersa con riferimento alla ripartizione delle competenze tra Stato e regioni’ che ha prodotto ‘tra loro due situazioni tra loro troppo diverse; quella delle regioni a statuto speciale, che mantengono tutte le loro prerogative, e quelle delle regioni ordinarie, che vengono, invece, fortemente limitate’.

Difficile dire se di queste osservazioni critiche si terrà conto. Sicuro è che queste questioni torneranno a farsi sentire quando si metterà mano concretamente a quel governo del territorio di cui il piatto attualmente piange, e nemmeno poco.

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