Rifugiati e smartphone, il ruolo delle tecnologie mobili nella vita di chi fugge dalle guerre

Svolgono un ruolo essenziale nell’educazione e nell’integrazione dei rifugiati

[28 marzo 2018]

In molti si scandalizzano perché i rifugiati che sbarcano sulle nostre coste per cercare salvezza in Europa hanno perso tutto ma non gli smartphone e cercano disperatamente un punto dove ricaricarli o dove c’è campo, Eppure qello smatphone è diventato per loro molto più essenziale che per noi che pure non possiamo più farne a meno.

Ora, in occasione della Mobile Learning Week che termina il 30 marzo, l’Unesco ha presentato il rapportoA lifeline to learning – Leveraging technology to support education for refugees” che analizza proprio la capacità delle tecnologie mobili di rispondere ai bisogni educativi dei rifugiati.

Il rapporto si interessa dei diversi modi di utilizzare le tecnologie mobili per rispondere ai bisogni educativi di un numero senza precedenti di rifugiati, il cui accesso all’istruzione si scontra con numerosi ostacoli, soprattutto a causa del loro status e delle barriere linguistiche.

Come ha detto la direttrice dell’Unesco Audrey Azoulay. »Le tecnologie mobili svolgono già un ruolo chiave nella vita dei rifugiati, sia che si tratti dell’accesso all’informazione, vitale in dei nuovi contesti, o del mantenimento dei legami sociali. Offrono delle soluzioni di apprendimento flessibili che possono permettere ai rifugiati di continuare ad accedere all’educazione, un diritto umano fondamentale che è anche un prerequisito per il ritorno alla stabilità e alla speranza nell’avvenire».

Come è successo per l’energia, dove intere comunità remote che utilizzavano legna e carbone per riscaldarsi e illuminare le proprie abitazioni sono passate direttamente alle rinnovabili saltando la fase degli idrocarburi, anche per le comunicazioni e l’istruzione intere popolazioni povere sono passate dalle scuole affollate e prive di mezzi – che in molti non si possono permettere – dalla mancanza di informazioni, agli smartphone (molto più economici dei nostri), saltando la fase dei telefoni fissi e dei personal computer.

Il Rapporto si basa sul lavoro della sessione della Mobile Learning Week 2017, incentrata sull’educazione in caso di emergenza e crisi. E’ un documento di 100 pagine che presenta anche una serie di storie di successo che dimostrano il ruolo benefico delle tecnologie mobili nell’educazione dei rifugiati.

L’Unesco fa notare che «Il 93% dei 22,5 milioni di rifugiati censiti dalle Nazioni Unite nel 2016 vivevano  in zone che beneficiano di una rete di telefonia mobile e il 39% delle loro famiglie dispongono di telefoni connessi a internet». Il rapporto indica che «Tra i rifugiati, la connettività è sovente percepita come un bisogno elementare, allo stesso titolo dell’educazione, dell’abbigliamento o della salute».

Gli smartphone che tanto scandalizzano in mano ai rifugiati alla ricerca di una connessioni Wi-Fi permettono loro di accedere rapidamente a un’offerta crescente di strumenti e di servizi educativi e sono spesso considerati vitali dei rifugiati in situazioni di apprendimento.

Inoltre gli smartphone consentono ai rifugiati e ai migranti di capire dove sono arrivati e di restare in contatto con le loro famiglie –  che spesso hanno investito tutto quel che avevano e si sono indebitate per permettere loro di salvarsi – con le loro comunità di origine e con i loro parenti ed amici disposti ad accoglierli nelle terre di esilio.