L’intervento dell’economista ecologico Joan Martinez-Alier

Ritratto di Sicco Mansholt, l’unico “presidente verde” della Commissione europea

[11 aprile 2014]

Nel 1971 Sicco Mansholt, ministro dell’Agricoltura olandese e membro del partito socialdemocratico, il quale nelle vesti di commissario europeo aveva promosso una politica a favore dello sviluppo agricolo in Europa, impegnandosi nel consolidamento delle aziende agricole e nell’aumento dei sussidi, con un conseguente surplus di burro prodotto, cambiò radicalmente mentalità dopo aver letto un’anticipazione del rapporto Meadows.

Nei suoi discorsi e scritti di quel tempo, egli non fece mai riferimento al rapporto redatto dal Club di Roma, bensì al “rapporto del MIT”, poiché lo lesse prima che fosse pubblicato dal Club di Roma. Questo rapporto conferì ai Meadows una meritata fama e rese il Club di Roma altrettanto famoso, benché notoriamente i membri di questo Club, tra cui Alexander King, non appoggiarono le riflessioni sulla crescita anti-economica contenute nel rapporto Meadows.

I membri del Club di Roma, inoltre, condannarono la conversione di Sicco Mansholt a una dottrina della non-crescita, o addirittura della “crescita sotto lo zero”, ossia una decrescita. Alexander King scrisse al presidente della Commissione europea Franco Malfatti, esponendo delle esplicite argomentazioni contro l’interpretazione fatta da Mansholt circa le conclusioni e i suggerimenti del rapporto del MIT al Club di Roma. Il Club di Roma non era favorevole alla crescita zero.

Sicco Mansholt, invece, era a favore della crescita zero. Nel 1972 egli divenne presidente della Commissione per dieci mesi. Prima di allora, scrisse una lettera al presidente Franco Malfatti proponendo un cambiamento in termini di obiettivi e politica. Secondo lui, l’Europa non doveva mirare a massimizzare la crescita economica, stimata dal Prodotto Interno Lordo, bensì piuttosto la “felicità interna lorda”.

Le politiche economiche in generale, non solo quelle ambientali nello specifico, avrebbero dovuto sfruttare una base imponibile più ampia, tassando i processi e i prodotti industriali inquinanti. I prodotti avrebbero dovuto avere delle certificazioni ambientali, mentre altri dovevano essere vietati, tra cui alcuni tipi di importazioni. La CE avrebbe dovuto sviluppare un piano economico generale in grado di spingere la propria economia verso la salvaguardia dell’ambiente. A tal proposito, egli rilasciò alcune interviste e tenne svariati discorsi sull’argomento.

Già in qualità di presidente della Commissione europea, egli rilasciò una lunga intervista a Le Nouvel Observateur e prese parte a una storica conferenza pubblica tenutasi nel giugno 1972 a Parigi, a cui partecipò un pubblico oltre 50 volte più numeroso di quello radunato qui oggi nella sala Petra Kelly. A proposito, egli conosceva bene Petra Kelly, che in seguito fu membro fondatore del partito tedesco dei Verdi insieme a Rudi Dutchke e altri sessantottini. Sicco Mansholt apparteneva alla generazione precedente. Egli, infatti, partecipò alla Resistenza olandese che si opponeva all’invasione nazista.

Alla seguitissima conferenza di Parigi organizzata da Le Nouvel Observateur sul rapporto Meadows, Sicco Mansholt era l’unico politico. Vi presero parte anche i filosofi Herbert Marcuse (che tenne un discorso contro il militarismo) e Edgar Morin, che propose una riflessione sul significato di incertezza e complessità e si scagliò contro il concetto di equilibrio ecologico.

In quell’occasione, André Gorz (presente con lo pseudonimo di Michel Bosquet) si domandò se il capitalismo fosse possibile in un’economia di non-crescita. Si definì scettico a tal proposito, benché un’ondata di nuovi processi industriali disinquinanti avrebbe potuto offrire nuove opportunità di investimento del capitale. Questo è ciò che oggi alcuni chiamano “green economy”, ossia “economia verde”, che include non solo le variazioni compensative (defensive Ausgaben), bensì anche l’appropriazione e il pagamento di servizi ambientali.

Durante questo incontro, inoltre, Gorz utilizzò la parola “decrescita” (“décroissance”), affermando che la crescita zero non fosse sufficiente. Alla riunione di Parigi parteciparono anche Edward Goldsmith, il quale pubblicò “Blueprint for Survival” (“Manifesto per la sopravvivenza”), e Edmond Maire, un sindacalista.

Sicco Mansholt non solo aderì volentieri a questa “cattiva compagnia”, bensì ribadì la propria opinione contro la crescita economica, compresa la crescita della popolazione. Questo dato è stato censurato nelle brevi biografie ufficiali dei presidenti della Commissione europea: perciò furono omesse le sue idee contrarie alla crescita economica e addirittura a favore della “crescita sotto lo zero”, una sferzante ironia contro la crescita del PIL come obiettivo politico, nuove proposte per un piano economico generale per l’Europa, l’introduzione di imposte anti-inquinamento e certificazioni di qualità ambientale per orientare i consumi, l’istituzione di barriere ambientali nei confronti di alcune materie prime e prodotti a buon mercato nel commercio internazionale.

Già a quei tempi, egli fu attaccato dal presidente francese Georges Pompidou e da Georges Marchais, segretario del Partito comunista.

Non so se avesse mai letto “La legge dell’entropia” e “ll processo economico” di Georgecu-Roegen, o “Energia, potere e società” di H.T. Odum, o “Il cerchio da chiudere” di Barry Commoner, tutte opere pubblicate nel 1971. Considerato il suo interesse per l’agricoltura, era a conoscenza de “La primavera silenziosa” di Rachel Carson del 1962? Si interessò forse all’economia di stato stazionario di Herman Daly nel 1973? Non era un economista. Conosceva “Costi sociali dell’impresa” di K.W. Kapp del 1950, in cui le esternalità non vengono interpretate come fallimenti del mercato, bensì come successi di spostamento dei costi? Mi piacerebbe saperlo, ma non lo so.

Sicuramente lesse molto attentamente il rapporto Meadows del 1971 basato sulle dinamiche dei sistemi di Forrester, un rapporto spesso erroneamente denominato “Il rapporto del Club di Roma”. Egli fu letteralmente convertito da esso. Per circa sei mesi fu il primo e finora l’unico “presidente verde” della Commissione europea, prima ancora che esistesse la politica verde. Si ritirò presto, prima di compiere 65 anni, poiché non riuscì a trasformare la socialdemocrazia europea sotto il profilo ambientale.

Allora la socialdemocrazia si incentrava sul keynesismo e sui contratti sociali. Per quanto riguarda la crescita economica, il keynesismo dopo Keynes, con i modelli di Harrod-Domar del 1950, divenne una dottrina della crescita economica a lungo termine, incurante delle questioni energetiche e dei flussi di materiali, incurante del metabolismo sociale. Dopo il keynesismo, alla fine degli anni Settanta venne l’ondata neo-liberista (in Cile a partire dal 1973), una dottrina di mercato fondamentalista che trascurò i danni ambientali a carico delle generazioni future, i danni arrecati alle persone più povere e alle altre specie incapaci di entrare nel mercato.

Alla fine degli anni Ottanta, il keynesismo socialdemocratico tentò di tingersi di verde con la relazione Brundtland sullo sviluppo sostenibile. Ciò non differiva più di tanto dalla cosiddetta “crescita verde” del giorno d’oggi.

La sua nozione di “Felicità interna lorda” (citando Tinbergen, e a tal proposito possiamo ricordare anche un altro olandese, la critica di Roefie Hueting al PIL di pochi anni dopo) è stata recentemente sviluppata da Tim Jackson nel suo modello di macroeconomia ecologica come “prosperità umana”, ossia l’obiettivo di una “prosperità senza crescita”.

Ciò è legato al concetto di Buen Vivir o Sumak Kawsay provenienti dal Sud America, alla proposta di Ashish Kothari in India a favore di una democrazia ecologica radicale, nonché ai dibattiti sulla post-crescita (post-Wachstum) o decrescita (Décroissance) in Europa (di cui discuteremo a Lipsia nel mese di settembre 2014).

L’economia post-crescita in Europa (che di fatto è già una realtà) si fonda sulla proposta di lasciare i combustibili non bruciabili nel terreno, il petrolio nel sottosuolo, il carbone nelle miniere, il gas all’interno dei giacimenti, e si ispira all’“Ogonizzazione” e alla “Yasunizzazione.

La spinta principale verso un’economia ecologica viene dal Sud del mondo, dal movimento globale per la giustizia ambientale. Guardiamo oltre l’Europa non con gli occhi rapaci dell’economia del saccheggio, attenti a come proteggere le materie prime (sappiamo che la UE importa tre volte più di quanto esporti, in tonnellate). Guardiamo al di fuori dell’Europa, cercando degli alleati per costituire un’economia ecologica mondiale che affronti il problema della povertà attraverso la solidarietà e la redistribuzione, anziché mediante la crescita economica.

di Joan Martinez-Alier,  intervento alla conferenza Austerity, Stimulus or Post-growth for Europe? Revisiting Sicco Mansholt’s Vision

Traduzione a cura di Valentina Legnani, Valentina Legnani Traduzioni