A Roma la manifestazione “Per i beni comuni, contro le privatizzazioni”

[16 maggio 2014]

Acqua, terra, lavoro, reddito, casa, diritti sociali e democrazia in Italia e in Europa. L’Europa che vogliamo deve combattere le disuguaglianze, sono questi i temi della  manifestazione che si tiene il 17 maggio a Roma, ad una settimana dalle elezioni europee. Lo slogan scelto da un vasto cartello di movimenti e associazioni tra cui il Forum dei movimenti dell’acqua, Arci, Attac, Fiom, Rete della conoscenza, Teatro Valle Occupato, Unione degli Studenti, Lista Tsipras e forze della Sinistra,  èPer i beni comuni Contro le privatizzazioni”

Gli oreganizzatori sottolineano: «Se la straordinaria vittoria referendaria del 2011 ha dimostrato la fine del consenso all’ideologia del “privato è bello”, e se la miriade di conflittualità aperte sulla difesa dei beni comuni e la difesa dei territori suggeriscono la possibilità e l’urgenza di un altro modello sociale, la crisi, costruita attorno alla trappola del debito pubblico, ha riproposto con forza e ferocia l’ideologia del “privato è obbligatorio e ineluttabile”. L’obiettivo è chiaro: consentire all’enorme massa di denaro accumulata sui mercati finanziari di potersi impossessare della ricchezza sociale del Paese, imponendo un modello produttivo contaminante, mercificando i beni comuni e alienando i diritti di tutti. Le conseguenze sono altrettanto chiare: un drammatico impoverimento di ampie fasce della popolazione, sottoposte a perdita del lavoro, del reddito, della possibilità di accesso ai servizi, ai danni ambientali e ai conseguenti impatti sulla salute, con preoccupanti segnali di diffusione di disperazione individuale e sociale».

Il Governo Renzi sarebbe in piena continuità con queste politiche e «in piena sudditanza con i vincoli dell’elite politico-finanziarie che governano l’Unione Europea e che, le politiche di austerità, i vincoli monetaristi imposti dalla BCE, il patto di stabilità, il fiscal compact e l’imminente trattato di libero scambio USA-UE (TTIP), cercano di imporre la fine di qualsivoglia stato sociale e la piena mercificazione dei beni comuni».

Per il cartello che promuove la manifestazione «A tutto questo è giunto il momento di dire basta. In questi anni, dentro le conflittualità aperte in questo paese, sono maturate esperienze di lotta molteplici e variegate ma tutte accomunate da un comune sentire: non vi sarà alcuna uscita dalla crisi che non passi attraverso una mobilitazione sociale diffusa per la riappropriazione sociale dei beni comuni, della gestione dei territori, della ricchezza sociale prodotta, di una nuova democrazia partecipativa. Sono esperienze che, mentre producono importantissime resistenze sui temi dell’acqua, dei beni comuni e della difesa del territorio, dell’autodeterminazione alimentare, del diritto all’istruzione, alla salute e all’abitare, del contrasto alla precarietà della vita e alla mercificazione della società, prefigurano la possibilità di una radicale inversione di rotta e la costruzione di un altro modello sociale e di democrazia».

Anche Legambiente sarà in piazza ed il suo presidente, Vittorio Cogfliati Dezza, ha detto: «Vogliamo un’Europa solidale, democratica, accogliente, rispettosa dell’ambiente. Chiediamo un cambio radicale delle politiche, europee e nazionali, che facciano perno sul superamento delle disuguaglianze e discriminazioni, sulla qualità ambientale, la tutela della salute, la partecipazione dei cittadini. In questi ultimi anni di crisi, l’austerità imposta da tecnocrati e oligarchie ha creato più precarietà e insicurezza sociale, non permette ai Comuni di fare investimenti contro il dissesto idrogeologico ma non  cancella i sussidi alle inquinanti fonti fossili, alle industrie energivore, al trasporto su gomma. Non ci rassegniamo a questo stato di cose e sabato chiederemo anche che l’Europa si faccia promotrice di pace nei tanti conflitti aperti, giocando un ruolo positivo in particolare in Ucraina, ma anche nel resto del mondo. L’Unione si deve impegnare, inoltre, a rivedere radicalmente le sue politiche migratorie e d’accoglienza per mettere fine alla strage continua di vite umane nel Mediterraneo e nel deserto».

Per Legambiente i bisogni e la felicità delle  persone – lavoro dignitoso e pulito, formazione di qualità, cibo sano, accesso alla cultura, case e territorio sicuri – devono tornare a contare più degli interessi della finanza e delle multinazionali.  Per questo, l’associazione chiede al governo italiano e all’Europa di: «Rendere subito decisioni vincolanti, per tutti i paesi europei, di contrasto ai cambiamenti climatici e di mitigazione e adattamento, a cominciare dal dissesto idrogeologico;      orientare la politica industriale verso l’innovazione dei prodotti e dei processi produttivi per diminuire fortemente l’inquinamento e le emissioni di CO2 e rispondere ai nuovi e più sostenibili stili di vita, a cominciare dal risanare i territori avvelenati;     accompagnare, invece che ostacolare, la rivoluzione energetica in atto per una produzione energetica pulita, distribuita e più democratica mettendo definitivamente al bando il nucleare civile e militare ed il carbone;   investire sul biologico, sull’agricoltura di qualità per produrre cibo sano e accessibile a tutti e contrastare ogni tentativo di introdurre gli OGM nella nostra alimentazione;   rigenerare le città per una migliore qualità della vita, recuperando e riqualificando le case, i quartieri, le periferie, dando risposta al bisogno di alloggio senza consumare altro suolo;     ampliare e rendere efficiente il trasporto pubblico per la mobilità delle persone e delle merci, rinunciando a opere faraoniche come il TAV e la moltiplicazione di strade e autostrade inutili e dannose;   riformare le istituzioni europee per far contare i cittadini».