Greenpeace presenta un video che conferma l'attacco violento della Guardia Costiera russa

Russia: gli attivisti di Greenpeace in galera a Murmansk, ma non sono accusati di pirateria

Incredibile Putin: «La salvaguardia ecologica base di ogni sviluppo nell’Artico»

[25 settembre 2013]

Gli inquirenti russi hanno detto oggi che i 30 attivisti di Greenpeace arrestati mentre tentavano di assaltare la piattaforma petrolifera Prirazlomnaya di Gazprom nel Mar Pechora «sono stati messi in custodia cautelare durante la notte dopo l’apertura martedì di un procedimento penale per pirateria».

Ma oggi il presidente Russo Vladimir Putin, intervenendo  al forum internazionale sull’Artico a Salekhard, ha detto: «È ovvio che non sono pirati, ma hanno  cercato di impadronirsi della piattaforma  con la forza e le autorità hanno risposto con la dovuta preoccupazione per la sicurezza.  Comunque, hanno violato la legge internazionale».

Il  Comitato investigativo russo in una dichiarazione rilasciata stamattina ha spiegato che «almeno tre attivisti russi sono stati interrogati come sospetti dagli investigatori. Gli attivisti stranieri, ritenuti costituiscono la maggioranza del gruppo, saranno interrogati in seguito dato che sono in attesa di interpreti».

Le Guardie di frontiera russe hanno sequestrato l’Arctic Sunrise e il suo equipaggio multinazionale il 19 settembre, dopo aver arrestato il giorno prima  due militanti di Greenpeace, un finlandese e uno svizzero, che stavano arrampicandosi sulla piattaforma petrolifera. Geenpeace oggi ha pubblicato un video che mostra un attacco a mano armata contro attivisti disarmati e non violenti e sottolinea che «Le autorità russe hanno diffuso nuove immagini, apparentemente filmate dalla piattaforma petrolifera, in cui si vedono gli uomini della sicurezza russa confrontarsi con due climber durante la protesta di giovedì scorso. Si vede chiaramente una donna, l’attivista finlandese Sini Saarela, urlare “scendo, scendo” mentre agenti armati continuano a tirare la corda con cui lei è assicurata alla struttura. Il video mostra anche i colpi sparati in acqua dalle forze dell’ordine russe, nonostante un attivista sul gommone alzi le mani per mostrare che l’azione è pacifica».

La parole di Putin tranquillizzano, visto che gli indagati con l’accusa di pirateria rischierebbero fino a 15 anni di carcere, accusa che Greenpeace ha respinto come assurda, dicendo che la protesta è stata pacifica e che la Guardia costiera russa ha sequestrato la Arctic Sunrise a mano armata. Anche il  portavoce del Comitato investigativo, Vladimir Markin, sembra ammorbidire i toni ed oggi ha detto a Ria Novosti che «la classificazione del crimine come la pirateria non è definitiva e potrebbe cambiare nel corso delle indagini».

Dell’equipaggio detenuto fanno parte attivisti provenienti da Usa,  Gran Bretagna, Francia, Italia, Finlandia, Canada, Nuova Zelanda, Argentina, Brasile, Turchia e Polonia, nessuno di loro sembra essere stato ancora interrogato ed accusato ufficialmente. Greenpeace Russia ha detto che «gli investigatori hanno negato l’accesso ai detenuti ai diplomatici stranieri e agli avvocati  della Ong. Ora vengono tenuti in diversi centri di detenzione nella regione di Murmansk. La documentazione procedurale è stato rilasciata solo per 5 di loro».

Greenpeace ha assunto tre avvocati per tutti i suoi attivisti detenuti, ma le autorità russe hanno detto oggi che ogni attivista arrestato dovrebbe avere un proprio ed esclusivo difensore perché: «Dal momento che l’indagine penale è al suo stadio primario, gli investigatori non possono escludere che, in futuro, ci potrebbe essere un conflitto di interessi tra alcuni detenuti».

Roba da non credere in un Paese dove il diritto è spesso un’opinione e dove la commistione tra Stato, giustizia e grandi imprese è la regola. Secondo la legge russa, le autorità sono autorizzate a tenere un sospetto in detenzione per 48 ore. Ma gli investigatori possono chiedere l’autorizzazione ad un tribunale per tenerli in carcere anche per mesi. Intanto Greenpeace dice che già 450.000 persone da 190 Paesi hanno firmato una petizione on-line che chiede al governo russo di liberare l’equipaggio dell’Arctic Sunrise.

Il ministro russo delle risorse naturali Sergei Donskoi, intervenendo anche lui alla conferenza di Salekhard ha duramente criticato le azioni di Greenpeace nell’Artico dicendo che «sono state troppo aggressive. Noi non sosteniamo questo tipo di approccio, quando le organizzazioni esprimono la loro opinione in un modo così aggressivo».

Forse a Donskoi nessuno ha raccontato di come la polizia russa interviene contro le manifestazioni pacifiche degli ambientalisti russi…Ma il pezzo di equilibrismo più notevole lo ha fatto ancora una volta Putin, che dopo aver liquidato “l’incidente” della piattaforma petrolifera ha detto «che la salvaguardia ecologica deve essere la componente chiave per la valorizzazione dell’Artico, dove c’è la necessità di stabilire un equilibrio tra le attività economiche destinate ad esservi condotte e la protezione dell’ambiente».

Anche il tema scelto per il summit di Salekhard, “Artico, territorio di dialogo”,  stona parecchio mentre si mettono in galera gli ambientalisti che vogliono difendere l’Artico. Ma la cosa non ha disturbato più di tanto nemmeno il presidente finlandese Sauli Niinistö e quello islandese Olafur Ragnar Grimsson, che applaudivano Putin mentre pensavano alle lucrose commesse sull’energia russa.

Così Putin ha declamato: «Una nuova pagina si apre per l’Artico, regione che si impegna in un’era di innovazione industriale e di sviluppo economico. Un’esplorazione attiva e la valorizzazione di nuovi giacimenti di gas, di petrolio e di altre materie prime sono condotte nelle zone artiche della Russia. Abbiamo costruito nuovi siti di trasporto e di energia, la Via marittima del Nord è ristabilita. Il lavoro nelle condizioni difficili dell’Artico è estremamente complesso ed implica finanziamenti importanti e soluzioni tecnologiche uniche. Per noi, è evidente che la preservazione ecologica, la garanzia di un equilibri tra l’attività economica, la presenza dell’uomo e la protezione dell’ambiente devono essere una priorità, una componente chiave dello sviluppo dell’Artico».

Toni diversi dal Putin che solo pochi mesi fa diceva che il global warming è un bene per la Russia, perché così i russi dovranno spendere  meno in pellicce, mentre gas e petrolio saranno più facilmente accessibili nell’Artico che si scioglie a terra ed a mare. Putin ha addirittura concluso il forum artico sottolineando che «l’ecosistema artico è vulnerabile e fragile e il clima di questa regione gioca un ruolo importante nell’equilibrio climatico dell’intero pianeta». Sembrerebbe di sentir parlare quelli di Greenpeace… se Putin non li avesse messi in galera a Murmansk.

Videogallery