Ecco il personaggio ambientale dell’anno: una storia semplice ma dolorosa

[30 dicembre 2013]

La storia di Nederev Saño, in fondo, è semplice. Ha guidato la delegazione delle Filippine a COP 19, l’ultima Conferenza della Parti che hanno sottoscritto la Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, che si è tenuta appena un mese fa a Varsavia. È giunto in Polonia che il tifone Haiyan, uno dei più potenti mai registrati dall’uomo, aveva appena devastato il suo paese. Ha appreso la notizia che il fratello, disperso, era sopravvissuto quando era ormai in Europa. Sapeva dell’ultimo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, che non solo ha confermato l’impronta umana sui cambiamenti del clima, ma ha anche sottolineato come uno scenario probabile per il prossimo futuro prevede un incremento sensibile del livello dei mari e un aumento di fenomeni estremi, come la siccità e tempeste, cicloni, tifoni o comunque vogliate chiamare i fenomeni meteorologici estremi con forti venti e forti piogge.

Ed è allora che Nederev Saño ha fatto due più due: questo destino, per il mio paese e per il mondo, non è già scritto. È possibile evitarlo. O, comunque, ridimensionarlo. Sappiamo cosa fare. Occorre solo decisione e rapidità.

Ma non stiamo facendo quello che sappiamo dovremmo fare. A oltre vent’anni dalla Conferenza di Rio e dopo diciotto COP (Conferenze delle parti) siamo ancora qui a girarci i pollici, mentre la crescita in atmosfera di gas serra non rallenta. Proprio in aprile alle Hawaii hanno verificato che l’anidride carbonica ha superato la soglia delle 400 ppm (parti per milioni): non accadeva da centinaia di migliaia di anni.

Dopo il topolino del protocollo di Kyoto, l’ecodiplomazia non ha saputo produrre altro. I negoziati procedono con una lentezza che sembra molto simile all’immobilità.

Non è possibile assistere e addirittura partecipare a questa insostenibile inazione – si è detto Nederev Saño –  sapendo che nel prossimo futuro il mio e altri paesi dovranno affrontare eventi meteorologici estremi come il tifone Haiyan. Ed è allora che ha deciso di iniziare uno sciopero della fame a tempo indeterminato: sarebbe durato fino a quando i suoi colleghi, rappresentanti di quasi duecento paesi, non avrebbero assunto impegni precisi per contrastare i cambiamenti del clima.

Il suo sciopero della fame – una forma di comunicazione piuttosto rara nella storia della diplomazia e del tutto inedita nella storia dell’ecodiplomazia – è durato 14 giorni. Fino alla conclusione della Conferenza di Varsavia. In apparenza Nederev Saño ha ottenuto poco. Solo un impegno a impegnarsi. Un impegno che dovrà prendere corpo in occasione della Conferenza della Parti che si terrà a Parigi nel 2015.

Ma, a ben vedere, Nederev Saño ha ottenuto molto. È diventato una bandiera della coscienza ambientale. O, se si vuole, uno specchio della cattiva coscienza delle nazioni. Per questo la rivista scientifica Nature ha considerato la sua storia una delle dieci più rappresentative dell’anno. Nella speranza che il gesto inconsueto del diplomatico filippino spinga i governi e i popoli a prendere finalmente atto della realtà che la scienza ci pone davanti: sono in atto rapidissimi cambiamenti del clima che ci propongono un futuro indesiderabile. Possiamo e dobbiamo agire. Se non ora, quando?