Se il terrorista è cristiano. L’estremismo religioso del quale non si parla

[5 dicembre 2014]

Il 28 novembre ad Austin, in Texas, la polizia ha ucciso Larry McQuilliams dopo che aveva sparato più di 100 colpi nel centro della città e tentato di bruciare il consolato messicano. McQuilliams è stata l’unica vittima, ed è stato abbattuto mentre cercava di entrare nel quartier generale della polizia, ma il bilancio delle vittime avrebbe potuto essere di gran lunga più pesante. Il capo della polizia di Austin, Art Acevedo, ha definito McQuilliams, un “terrorista”, visto che aveva diverse armi, centinaia di munizioni ed una mappa con 34 edifici segnati come possibili obiettivi, comprese diverse chiese.

Non è ancora chiaro cosa abbia scatenato la furia di McQuilliams, ma la polizia è convinta che c’entri la religione. Una tesi corroborata dal fatto che perquisendo il van di  McQuilliams i poliziotti hanno trovato una copia di “Vigilantes of Christendom”, un libro dei Phineas Priesthood, un movimento suprematista bianco americano che dice di ispirarsi al cristianesimo e si oppone ai rapporti interrazziali, all’integrazione razziale, all’omosessualità, ed all’aborto. Su ThinkProgress l’esperto di religion Jack Jenkins spiega che «I Phineas Priesthood  prendono il loro nome dalla figura biblica di Fineas del libro dei Numeri», Fineas assassina brutalmente con una lancia prima un uomo ebreo, Zimri, colpevole di aver fatto sesso con una  donna medianita, Cozbi,  poi uccise anche la donna straniera. I “Sacerdoti di Fineas”, che accettano tutti quelli che condividono il punto di vista del movimento, sono notoriamente violenti e alcuni di loro sono già stati condannati per rapine in banca, per aver messo bombe nelle cliniche abortiste e per aver tentato di far saltare uffici governativi. Anche se McQuilliams non ha lasciato nessuna spiegazione sul motivo dei suoi attacchi, una nota scritta a mano all’interno del libro “Vigilantes of Christendom” si descrive come «Un sacerdote nella lotta contro il popolo degli anti-Dio».

Gente come McQuilliams e gruppi religiosi come Phineas Priesthood  basati sull’odio  sono solo la punta dell’iceberg di un problema spesso sottovalutato e poco indagato dai media americani e occidentali: il terrorismo in nome di Cristo. Così è, mentre su Fox News si denuncia la natura intrinsecamente violenta dell’Islam e si chiede ad ogni piè sospinto ai musulmani americani di prendere distanze dal terrorismo islamista – cosa che fanno  senza grande riscontro nei media di destra – la lunga scia degli attentati dei primatisti bianchi cristiani non viene mai presentata come qualcosa che riguarda l’odio religioso.

Eppure gli Stati Uniti hanno una lunga e sanguinosa tradizione in questo campo: per oltre un secolo il  Ku Klux Klan si è macchiato di crimini orribili contro afroamericani, cattolici, ebrei e altre minoranze, spacciando questi crimini come attuazione della teologia cristiana.  Gli eredi degli incappucciati del Ku Klux Klan  sono i diversi gruppi della “Christian Identity”, organizzazioni separate ma unite da una fede basata sull’odio, gente che legge la Bibbia mentre massacra un nero o bastona un musulmano o un ebreo. Una struttura che ricorda molto quella di Al Qaeda o dei gruppi che aderiscono allo Stato Islamico/Daesh.

Jenkins fa l’esempio di The Order, un gruppo militante di mormoni che si ispira ad un versetto del Libro di Geremia (Tu mi sei stato un martello, e strumenti di guerra; e con te ho fiaccate le nazioni, e con te ho distrutti i regni), alcuni dei quali sono stati condannati per ver assassinato nel 194 Alan Berg, un opinionista ebreo: Poi c’è  l’Army of God, che giustifica le sue azioni criminali con la Bibbia e che si è reso responsabile di attentati in diverse cliniche abortiste, attacchi contro nightclubs per gay e lesbiche e soprattutto dell’attentato alle Olimpiadi di Atlante nel 1996. Nel 2009 Scott Roeder  freddò con un colpo di pistola alla tempia  a bruciapelo George Tiller mentre stava entrando in chiesa, Tiller era un noto medico abortista e Roeder disse di averlo assassinato perché ispirato dalla sua fede cristiana.

Ma questi “incidenti” sono la punta emergente di  un diffuso estremismo religioso americano che è dilagato negli ultimi dieci anni e mezzo. Secondo il rapporto “Rage on the Right –  The Year in Hate and Extremism” del Southern Poverty Law Center, tra il 2000 e il 2008, il numero di “gruppi di odio” negli Usa  è aumentato del 54% ed i  i gruppi di supremazia bianca, neonazisti ed anti-immigrati,  molti dei quali con radici cristiane, hanno visto una “esplosione” del reclutamento di adepti dopo che  Barack Obama è diventato il primo presidente afro-americano statunitense. Nonostante i media la sottovalutino  la crescita di questa e di altre minacce terroristiche nazionali è diventata così imponente da spingere a giugno  l’allora procuratore generale Eric Holder a ripristinare la Domestic Terror Task Force.

Senza risalire alle crociate o alla caccia alle streghe ed all’inquisizione, il fanatismo e l’estremismo cristiano  ha fatto vittime in altre parti del mondo, come in Irlanda del Nord e del Nord dell’India, dove i massacri e gli attentati sono addirittura tra diverse confessioni cristiane, oppure in Africa centrale, dove la Lord’s Resistance Army dice di ispirarsi al messaggio cristiano, mentre recluta a forza bambini soldato, fa delle bambine schiave sessuali e terrorizza i villaggi con attacchi e stragi. Anche nella laica Europa non mancano gli assalti armati di terroristi che dicono di seguire gli insegnamenti di Gesù, il più tristemente famoso è  Anders Behring Breivik che nel 2011 fece una strage di 77 giovani socialdemocratici norvegesi sull’isolotto di Utøya e fece esplodere delle bombe nei palazzi del governo ad Oslo. Breivik che si definisce «Salvatore del cristianesimo» ha detto che quel massacro di adolescenti di sinistra è stato un tentativo di combattere l’Islam e preservare l’Europa cristiana e il cristianesimo come «base culturale, sociale, identitaria e morale»,  una fede attraverso la quale il “mostro di Utøya” ha formato la sua identità personale.

Secondo gli esperti statunitensi una strage come quella perpetrata da Breivik potrebbe facilmente avvenire negli Usa.  Già nel 2010, in un intervista, Daryl Johnson, un ex analista del Department of Homeland Security, disse che l’Hutaree, una milizia estremista del Michigan che vanta a sua ispirazione cristiana, possedeva un deposito di armi molto più grande di tutti quelli messi insieme trovati ai musulmani accusati di terrorismo negli Usa dagli attentati dell’11 settembre.

Eppure –  a differenza della caccia ai jihadisti nazionali  scatenatasi a dopo fatti come il massacro di Fort Hood, la più grande base militare del mondo, perpetrato da Nidal Malik Hassan, un soldato statunitense reduce dall’Iraq – quasi nessuno ha indagato sui legami tra  McQuilliams ed il movimento della Christian Identity e i cristiani conservatori di solito molto loquaci, come ad esempio  la conduttrice televisiva Greta Van Susteren, non hanno chiesto ai leader cristiani come Papa Francesco, o il pastore protestante Rick Warren, fondatore della Saddleback Community Church, una delle chiese più grandi degli Usa, di prendere le distanze dal terrorismo cristiano. E nemmeno il predicatore battista Billy Graham ha parlato nel suo show televisivo delle violenze commesse in nome di Cristo, come fa invece puntualmente per quelle commesse in nome dell’Islam. L’appartenenza religiosa di McQuilliams, così come la fede cristiana esibita da molti estremisti di destra, viene sottaciuta dai media e quando un suprematista bianco cristiano  ammazza qualcuno o mette una bomba viene descritto subito come mentalmente instabile e classificato come “lupo solitario” anche se è evidente che si ispira a teologie estremiste cristiane.

«Certo – conclude Jenkins su ThinkProgres – l’estremismo di destra, come l’estremismo islamico, è uno spazio religioso complesso. Alcuni partecipanti seguono religioni che vedono come più puramente “bianche”, come l’Odinismo, ed altri agiscono più da un odio per il governo che per convinzione religiosa. Tuttavia, l’attacco de McQuilliams è un duro monito sul fatto che esistono teologie radicali ai margini della maggior parte delle religioni, e che, mentre l’estremismo islamico tende a fare notizia, il terrorismo religioso non appartiene affatto solo all’Islam».