Sel, Vendola, i Verdi e l’incendio di Tsipras per salvare la sinistra

[27 gennaio 2014]

Sembra un filino ingeneroso e dettato da una presumibile concorrenza elettorale il giudizio che i co-portavoce dei Verdi Angelo Bonelli e Luana Zanella  danno del risultato del congresso di Sel: «Dal Congresso di Rimini emerge con assoluta evidenza che Sinistra Ecologia e Libertà ha abbandonato l’opzione ecologista posizionandosi tra l’appoggio a Tsipras e la “non contrarietà” a Shultz». Ingeneroso perché i Verdi alle ultime elezioni si posizionarono, come una sorta di foglia di fico ambientalista, con “Rivoluzione Civile” di Ingroia alla sinistra di Sel, presentata come troppo accomodante verso il centro-sinistra e perché per Sel, nella tempesta di una sinistra italiana, ridotta a brandelli dalla svolta renziana del Pd, che giudica troppo radicale persino la blanda socialdemocrazia bersaniana, ed ostaggio dei cacicchi dei piccoli partiti comunisti e dei movimenti paligenetici nella quale è frantumato il radicalismo di sinistra italiano, stava discutendo della sua stessa sopravvivenza e di quella di un possibile movimento progressista in Italia, dove la sinistra è orfana di sé stessa, con o senza l’ecologia.

Così come i Verdi italiani non possono far finta di non sapere che il Gue/Ngl, il gruppo di forze politiche che candida il capo di Syriza e Vicepresidente del Partito della Sinistra Europea  Alexis Tsipras a Presidente della Commissione europea si chiama Gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica, rispecchiando una forte tradizione ambientalista di parte della sinistra europea ed anche di quella italiana, che i verdi italiani hanno spesso sperimentato sulla loro pelle, subendo diverse concorrenze e scissioni alla loro sinistra (l’ultima proprio verso Sel) che li hanno condannati ad una presenza sempre più marginale nella vita politica italiana e nel forte movimento verde europeo.

Forse, sarebbe l’ora che si cercasse quell’unità nella diversità invocata da Tsipras  per accettare la candidatura a presidente Ue anche in Italia, visto che Bonelli e Zanella per polemizzare con Vendola e compagni usano le stesse parole echeggiate continuamente nel congresso di Sel: «I Verdi italiani insieme ai Verdi europei vogliono costruire un’altra Europa che superi il disastro prodotto dalle politiche di austerity e dove il tema della conversione ecologica dei modelli produttivi vecchi e inquinanti per il lavoro pulito e stabile, dell’integrazione sociale, dei diritti e della difesa delle identità a partire dall’agricoltura di qualità e contro gli Ogm».

L’iniziativa di  promuovere “L’Europa al Bivio – Manifesto per le elezioni europee con Alexis Tsipras” presa da Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli, Guido Viale, potrebbe essere un salutare scossone, forse l’ultimo elettroshock, per rianimare una sinistra dispersa dietro faide di antichi leaderini delle quali nessuno riesce più a ricordare le origini. Se la generosità ed il carisma di Tsipras riusciranno a far uscire la sinistra dal labirinto di nomi e generali senza esercito da “Cent’anni di solitudine” in cui ha cacciato il suo elettorato orfano, sarà un bene per la sinistra e per l’ambientalismo italiano. Ma, bisogna dirlo, i primi distinguo e la diffidenza di alcuni promotori verso Sel fanno già capire che sarà dura costruire quel che Tsipras scrive nella sua lettera al congresso di Sel: «Dobbiamo fare tutti insieme un passo indietro per muovere insieme tanti passi in avanti portando nel Parlamento Europeo la rabbia, il dolore, la resistenza e le proposte di tutti coloro che cercano di emarginare la crisi, il neoliberismo e il populismo. Dobbiamo portare il messaggio della costruzione dell’Europa dei sui vecchi e nuovi cittadini».

Chi, come noi di greenreport.it, è convinto che l’ambientalismo vive e vince solo attraverso la riconversione ecologica dell’economia, ovvero un netto cambio dell’attuale modello di sviluppo, non può non guardare con preoccupazione ad un’Europa dove l’austerità non ha significato una svolta nei modelli di produzione e consumo e nell’uso delle risorse, dove lo spreco aumenta tra chi si arricchisce con la crisi e gli altri vengono spinti verso un impoverimento che è anche culturale e ambientale e che produce una sempre più evidente subalternità sociale. Tutto questo, mentre l’attore politico che dovrebbe organizzare i “deboli”, la sinistra, nella sua versione socialdemocratica è ormai scivolata al centro (e nella versione italiana post-ideologica ci è addirittura sprofondata); e quella “radicale” prima si è rinsecchita in dispute settarie, e poi si è allontanata dal comune sentire della sua base, lasciando solo il mondo del lavoro e risvegliandosi dal suo coma ideale quando si parla di “diritti” delle minoranze, importantissimi, ma che non sono solo cosa “di sinistra” e non sono la sola ragione sociale della sinistra.

Forse per la prima volta in Itala, al congresso di “sopravvivenza” di Sel abbiamo visto la leadership di un piccolo partito della sinistra fare una cosa generosa: rinunciare ad una collocazione tra Renzi e la sinistra/sinistra che sarebbe stata soffocante ed alla fine anche a quella tra Schultz e Tsipras che sarebbe stata improbabile.

Scegliere il modello Syriza, nata dalla crisi che ha costretto ad unirsi persino la litigiosissima sinistra greca esterna al nostalgico Partito comunista Kke ed insoddisfatta del corrotto Partito socialista Pasok, dovrebbe voler dire anche rinunciare a quote di sovranità e agli steccati ideologici nei quali si sono imprigionati e ci hanno imprigionato i leader dei partiti lillipuziani di quel che rimane di quella che è stata anche la più forte, organizzata ed unitaria sinistra europea.

Tsipras propone un incendio, non l’arcobaleno effimero delle troppe finte unità delle troppe sinistre italiote, un incendio che potrebbe bruciare i traballanti castelli di carte di una sinistra italiana che di radicale e comunista ha ormai solo il nome e bandiere troppo nuove per essere vere. Ma se il fuoco greco deve essere purificatore, allora tutti devono esporsi alle sue fiamme allo stesso modo e forse ne uscirà miracolosamente l’araba fenice della sinistra italiana che molti attendono e parecchi temono.

Bisogna dare atto a Vendola, con tutte le ritrosie, errori e ritardi che ha inevitabilmente fatto mentre il Pd cambiava repentinamente pelle fino a diventare un’altra cosa, di aver accettato, anche se malvolentieri, di entrare nel fuoco, speriamo che ai soliti noti ed ai nuovi guru della sinistra del web non venga la voglia di farcelo bruciare da solo.

Se l’operazione  Tsipras riuscirà, allora un pezzo di sinistra (che anche al Pd converrebbe avere forte alla sua ormai sconfinata sinistra a presidiare ed organizzare la rabbia e la giustizia sociale) potrà ricominciare ad occuparsi davvero unitariamente di lavoro/i e di alternativa economica e culturale alla globalizzazione liberista neo-conservatrice, senza la quale l’ambiente e l’ecologia sono davvero solo una parola su un simbolo.